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Annus mediocris
Come è andato il 2021 per la cosa pubblica bassanese? Un anno senza infamia e senza lode
Pubblicato il 27 dic 2021
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“Quale è stata la notizia, l’avvenimento o l’articolo che ha caratterizzato questo 2021?”.
È stata la domanda postami a bruciapelo da un noto personaggio bassanese all’antivigilia di Natale, durante un breve ed informale incontro per lo scambio di auguri nella redazione di Bassanonet. Di solito alle domande a bruciapelo io riesco raramente a dare risposte sensate con altrettanta immediatezza. Soffro infatti della sindrome dello specchio, nel senso che devo riflettere. E anche questa volta, pur riflettendoci un attimo, non ho dato al mio interlocutore la risposta che si aspettava. Bisognerebbe rileggere almeno i titoli delle centinaia di articoli scritti nel 2021, fare sintesi e tirare fuori dal cappello a cilindro il fatto o la notizia più significativa.
E per quanto riguarda la città di Bassano, fulcro del nostro interesse di attualità e di cronaca, questa notizia più significativa io non riesco davvero a trovarla.
Foto Alessandro Tich
È stato certamente l’anno 2 dell’era del Covid, con tutto ciò che ne è conseguito e che abbiamo raccontato: vaccini, green pass, manifestazioni di piazza, “sì” di qua, “no” di là, eccetera.
Ma non può essere considerato un argomento di attualità specificamente “bassanese”, fatta eccezione per la nota performance social della consigliera comunale Ilaria Brunelli che ha scatenato l’inferno come nel film Il Gladiatore: dentro la pandemia ci siamo tutti, indistintamente, dagli Appennini alle Ande.
Per il resto, tutti i principali filoni di notizie dell’attualità cittadina si sono proposti con lo spirito del work in progress, delle cose da fare e non ancora concluse: dal Teatro Astra e dal Caffè Italia alla Scuola Mazzini, fino ad arrivare allo studio di fattibilità del maxi progetto per il Polo Poco Chiara, ci siamo trovati di fronte a questioni ancora e sempre coniugate al futuro.
Tutto rimandato, almeno in parte, al 2022 se non agli anni successivi.
Il 2021, per la cosa pubblica a Bassano del Grappa, è stato un anno senza infamia e senza lode, prettamente all’insegna dell’ordinaria amministrazione. Nulla di veramente clamoroso, sotto il profilo delle novità notiziabili. Annus mediocris.
“Si Cambia”, sì: ma per il momento solo il vecchio calendario con quello nuovo.
Ma se proprio proprio, lavorando di badile, devo rivangare qualcosa di significativo a livello locale in quest’anno che sta per terminare, devo rivolgere la mia attenzione al magico mondo della viabilità. Sicuramente l’apertura del casello di Bassano Est e del nuovo tratto Bassano Ovest - Montebelluna della Superstrada Pedemontana Veneta, risalente allo scorso maggio, ci ha reso ancora meno distaccati dal resto del mondo. Già: la cara Pedemontana, cara in tutti i sensi, con il costo del pedaggio a chilometro tra i più alti d’Italia. Non sarà un caso se il traffico lungo la strada parallela-a-zig-zag Nuova Gasparona è ancora bello intenso, raggiungendo congestioni da girone dantesco alla rotatoria del Crocerone tra Bassano e Rosà.
Il 2021 è stato anche l’anno della nomina del Monte Grappa a Riserva della Biosfera MAB UNESCO, progetto che coinvolge 25 Comuni di tre Province tra cui lo stesso Comune di Bassano del Grappa. La cosa fa certamente “figo”, perché appena si nomina l’UNESCO ci si illumina d’immenso a prescindere. Meno chiara è invece, sempre al momento, la consapevolezza di quali benefici questa nomina porterà al territorio. Nel frattempo per la gestione delle future attività della Riserva della Biosfera è stato predisposto un nuovo tavolificio, di quelli che tanto ricordano i pluriennali tentativi di esistere del Marchio d’Area Territori del Brenta. Tavoli di lavoro tematici che a loro volta devono rapportarsi a una “cabina di regia”, che a sua volta si relaziona a una “governance” sovracomunale. Aggiungiamoci pure i mitici stakeholders, e cioè i portatori di interesse, ed ecco che lo scenario già visto e già sentito è completo. Per tutti i tavoli dei tavoli, amen.
Continuando a riflettere grazie all’effetto-specchio, c’è indubbiamente un aspetto della vita pubblica bassanese che ha funzionato meglio di altri: il risveglio della cultura, nonostante il Covid. L’assessore Giovannella Cabion è definitivamente rientrata dalla Luna (per chi non se lo ricorda: www.bassanonet.it/news/28702-la_prima_giovannella_sulla_luna.html) e mette in pratica un presenzialismo che fa ormai impallidire quello del suo predecessore Giovanni Cunico (il sindaco Pavan, nel suo anno di gestione dell’assessorato alla Cultura, non fa testo).
La vera fortuna dell’amministrazione comunale, in questo settore, è però il fatto di poter disporre di un direttore dei Musei Civici del calibro di Barbara Guidi: entrata in punta di piedi nel novembre 2020, nel giro di pochi mesi e fino ad oggi ha saputo riaccendere i riflettori del Museo con grande visione e riconosciuta professionalità.
Con lei la cultura sta riprendendo a muoversi con le manovre giuste. Scuola Guidi.
Si tratta tuttavia della classica eccezione che conferma la regola: quella di un 2021 che per la gestione pubblica della città è stato assai poco memorabile e ancor meno emozionante, per usare un aggettivo caro alla Elena Pavan della prima ora.
E allora - andando per esclusione e in stile highlander - tra gli avvenimenti che si candidano al titolo di “notizia dell’anno” alla fine ne resta soltanto uno: l’inaugurazione del Ponte restaurato e restituito alla città. Una notizia prolungata, nel senso che il fatidico taglio del nastro dello scorso 3 ottobre con la stampa assembrata come in una scatola di sardine è stato preceduto da quattro mesi di eventi di ogni tipo, coordinati dall’iperattivo assessore al Tutto Mariano Scotton.
Possiamo ben dire, anzi, che il programma delle celebrazioni per il Ponte ha saputo concentrare l’attenzione pubblica e la comunicazione del Palazzo in maniera esemplare, facendoci dimenticare per un’intera stagione tutto il resto.
Ed è quel “tutto il resto”, in realtà, che è rimasto e rimane ancora in sospeso nell’agenda dei buoni propositi dell’anno che verrà. Del resto, lo cantava anche il sommo Lucio Dalla: “L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va.”
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