Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 11-10-2014 17:37
in Attualità | Visto 3.102 volte
 

Di là dal fiume un Museo

Venerdì 17 ottobre si inaugura il “Museo Hemingway e della Grande Guerra” a Villa Ca' Erizzo-Luca a Bassano, dove il futuro Premio Nobel per la letteratura nel 1918 prestò servizio come volontario autista della American Red Cross

Di là dal fiume un Museo

1918: il 19enne Ernest Hemingway, volontario per la American Red Cross, convalescente dopo la ferita sulla linea del Piave

“A Bassano noi eravamo acquartierati in una vecchia villa sul Brenta, sulla sponda orientale, un po' più in su del ponte coperto. Era grande e tutta di marmo con cipressi lungo il viale e statue ai lati, e le solite altre cose.
Noi eravamo il solito gruppo di avventurieri, dai piedi piatti e con gli occhi strabici, che non potevamo arruolarci nell'esercito e avevamo ripiegato sul Servizio Ambulanze. Quando il Corpo di Spedizione Americano arrivò in Francia, fummo cacciati via di lì. Alcuni della squadra erano finiti in Mesopotamia, gli altri si sparpagliarono per i Posti o Sezioni lungo il fronte italiano. Certo, avrei potuto tornarmene a Washington, con Spurs, addetto alla propaganda. Ma hai tu mai visto il sole sorgere, almeno una volta, dal Monte Grappa, o sentito nel sangue dentro di te il crepuscolo di giugno sulle Dolomiti? O gustato il liquore Strega a Cittadella? O camminato per le vie di Vicenza, di notte, mentre la luna ti bombardava? Sai, in guerra, oltre al combattere, ci sono mille altre cose.”
E lo sapeva bene Ernest Hemingway, futuro Premio Nobel per la letteratura. Quello riportato sopra è un emozionante brano di uno scritto giovanile del grande autore, “La scomparsa di Pickles McCarty”, ripescato dall'oblio della memoria e tradotto in italiano alcuni anni fa dal compianto professor Giovanni Cecchin e inserito tra le documentazioni dell'epocale libro di Cecchin “Hemingway Americani e Volontariato in Italia nella Grande Guerra”.
Rimasto sconosciuto al pubblico per decenni, il breve racconto - scritto da Hemingway nel 1919, a 20 anni di età - comparve per la prima volta in versione italiana in una raccolta letteraria del 1976, tradotto dallo storico e ricercatore bassanese a cui va riconosciuto il merito della sua riscoperta, effettuata tra gli archivi della biblioteca di Boston.
Lo scritto - che già fa trasparire l'embrione del futuro sommo romanziere - narra la vicenda di “Pickles”, un pugile italo-americano della California che sparisce dalla circolazione e che un giornalista ritrova arruolato tra gli Arditi a Bassano, e racconta con lo stile di un incalzante reportage un'avanzata degli Arditi sul fronte del Grappa, facendo dire al protagonista del racconto: “dubito fortemente che in altri eserciti esistano migliori truppe d'urto”.
Solamente un anno prima, nel 1918, in questi posti Hemingway c'era stato veramente. La “vecchia villa sul Brenta, sulla sponda orientale” con “cipressi lungo il viale e statue ai lati” è Villa Ca' Erizzo, che nel '18 fu la residenza della Sezione Uno delle ambulanze della Croce Rossa Americana e dove nello stesso anno il giovane Ernest, giornalista alle prime armi per lo “Star” di Kansas City e già ferito a Fossalta sulla linea del Basso Piave, prestò servizio come volontario autista, destinato in particolare ai trasporti di soccorso sul fronte del Pasubio a Schio. Senza mai dimenticare la sua passione per il lavoro di cronista: sempre al prof. Cecchin si deve la scoperta di un suo resoconto giornalistico inedito proprio al seguito degli Arditi sul Grappa.
E l'esperienza del primo conflitto mondiale, seppur vissuta in gran parte sulle retrovie, lo avrebbe segnato per sempre, maturata e rielaborata nei suoi due grandi romanzi ispirati alla Grande Guerra: “Addio alle armi” e “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Insomma: parla anche bassanese, e alla grande, l'avvincente biografia del celebre scrittore e in occasione del Centenario della Grande Guerra la memoria della sua presenza in città viene definitivamente celebrata in quella stessa Villa Ca' Erizzo-Luca, dal nome dell'attuale proprietà, che lo ospitò da giovane assieme ai colleghi “poeti di Harvard”, tra cui l'altro scrittore della serie Saranno Famosi John Dos Passos, arruolati nella American Red Cross.
Dopo alcuni weekend di apertura in anteprima, venerdì 17 ottobre si inaugura infatti ufficialmente, nei locali della quattrocentesca Villa sul lungobrenta del Margnan, il “Museo Hemingway e della Grande Guerra”, promosso e allestito dalla Fondazione Luca.
Il Museo occupa cinque grandi sale dell'edificio situate a livello strada con accesso diretto da via Ca' Erizzo ed espone 58 grandi pannelli - ricchi di spiegazioni storiche, fotografie e documenti inediti - sui momenti cruciali del conflitto, con una peculiare testimonianza sulla partecipazione degli Stati Uniti alla Prima Guerra Mondiale, non solo con le ambulanze ma anche, ad esempio, con l'aviazione che annoverava tra i suoi piloti anche il futuro sindaco di New York Fiorello La Guardia.
Ernest Hemingway - che accoglie idealmente i visitatori in una fotografia a grandezza naturale - occupa di diritto la sala d'ingresso dell'allestimento dedicata al suo soggiorno in zona come volontario della Croce Rossa statunitense, ai suoi romanzi ispirati dal conflitto e alla documentazione sul “gioiellino” del racconto di “Pickles”. Le altre sale, sempre con documentazioni non riscontrabili in musei analoghi, ripercorrono infine le tappe salienti di questa tragica pagina di storia del '900 - dalle battaglie dell'Isonzo alla Strafexpedition e dal Monte Grappa dopo Caporetto alla battaglia del Solstizio - ma raccontano anche gli aspetti più quotidiani della vita in epoca bellica: il ruolo della American Red Cross, il servizio ambulanze a Ca' Erizzo, il servizio in prima linea dal Pasubio all'Altopiano; i giornaletti di guerra degli americani “Ciao” e “Come sta”; Bassano bombardata nell'album fotografico di Henry Serrano Villard; gli “americani della cicolata” e i rapporti con la popolazione italiana: le “Case del soldato” dietro le prime linee. E c'è anche una sezione con la documentazione fotografica di Hemingway dei suoi incontri di guerra. Il Museo rimarrà aperto al pubblico tutti i fine settimana dalle 9.30 alle 13 e alle 15 alle 18.30 e su prenotazione nei giorni feriali per gruppi e scuole.
All'evento inaugurale, che sarà animato da una rievocazione storica dei figuranti della Pro Bassano, è annunciata anche la presenza e la testimonianza di John Hemingway, nipote del celebre scrittore e scrittore lui stesso.
“Vorrei essere seppellito lassù, lungo il Brenta, dove sorgevano le grandi ville coi prati, giardini, platani, cipressi”, fa dire al protagonista del romanzo, con un chiaro accenno autobiografico, Ernest Hemingway nel 1950 in “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Di là dal fiume ora sorge un Museo, dedicato alla sua memoria, e queste parole non sono state scritte invano.
Pubblicato da dinocipr il 11 ott 2014 19:13 | Segnala abuso
bravo Tich, sempre sul pezzo....questo riferimento al Museo ci voleva assolutamente!!! Dino Cipriani
Pubblicato da ponsligneus il 11 ott 2014 20:02 | Segnala abuso
Bel pezzo Direttore ! Questo nuovo museo, realizzato da una benemerita fondazione privata, mostra per l'ennesima volta quanto i Bassanesi siano legati alla propria Città ed alla sua storia. Episodi di questo tipo danno speranza nel futuro !
Pubblicato da xijingshi il 11 nov 2014 22:16 | Segnala abuso
“Vorrei essere seppellito lassù, lungo il Brenta, dove sorgevano le grandi ville coi prati, giardini, platani, cipressi”, fa dire al protagonista del romanzo, con un chiaro accenno autobiografico, Ernest Hemingway nel 1950 in “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Di là dal fiume ora sorge un Museo, dedicato alla sua memoria, e queste parole non sono state scritte invano. In realtà Hemingway scrive "They passed the long line of boats in the slow canal that carried water from the Brenta, and he thought about the long stretch of the Brenta where the great villas were, with their lawns and their gardens and the plane trees and the cypresses. I'd like to be buried out there, he thought." Hemingway non si riferiva a Bassano, "lassù", ma alla Riviera del Brenta, "là fuori" parlando da Venezia. Si tratta di uno dei tantissimi errori di traduzione della Pivano. E il fiume di "Di là dal fiume e tra gli alberi" non è il Brenta, non è il Piave, ma il Tagliamento. Cordialità. P.A. Pozzi

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