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Elisabetta Gardini: “Dobbiamo rompere il pregiudizio sull'Europa”
L'intervento a Bassano dell'eurodeputata e eurocandidata padovana, sostenuta dichiaratamente da Elena Donazzan. “I parlamentari che saranno eletti col Movimento 5 Stelle saranno l'indebolimento della squadra italiana”
Pubblicato il 23 mag 2014
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Arriva a Bassano su invito di Elena Donazzan, che la sostiene apertamente e dichiaratamente, e per sostenere a sua volta la candidatura a sindaco di Federica Finco.
Elisabetta Gardini, padovana, ex conduttrice televisiva folgorata sulla via della politica, eurodeputato in scadenza, si ricandida alle europee come capolista per la circoscrizione Nord Orientale di Forza Italia e incontra la stampa bassanese affiancata dall'assessore regionale e dal candidato sindaco della coalizione di centrodestra.
“Quando mi sono candidata nel 2009 - afferma l'europarlamentare uscente - il mio motto era “Riportiamo a casa i nostri soldi”. Poi ho scoperto che è uno slogan che era stato usato anche dalla Thatcher. Ho attivato un io staff per le consulenze sui fondi europei, anche se non è il lavoro principale di un europarlamentare. I fondi diretti europei nel settennato fino al 2103 erano difficili per noi, erano fondi sovradimensionati e con requisiti che escludevano di fatto le piccole e medie imprese. Adesso i criteri per accedere ai fondi diretti sono cambiati, non c'è più l'obbligo di avere partner internazionali, la dimensione è giusta e non abbiamo più scuse per non portare a casa i soldi anche per il tessuto imprenditoriale nostro.
Elisabetta Gardini: "In Europa i deputati italiani devono fare squadra per essere ascoltati, lì si fa politica in altro modo" (foto Alessandro Tich)
Per i fondi del programma LIFE Plus l'Italia ha comunque ottenuto un risultato del 130%. Questo significa che quando la dimensione è giusta per noi, l'Italia è la migliore.”
“Dobbiamo rompere il pregiudizio sull'Europa - rimarca la Gardini -. Ho aperto un punto a Padova dove tutti si possono rivolgere per un contatto e orientamento sulle opportunità europee. Dobbiamo alfabetizzarci per andare a prendere i nostri fondi anche a livello degli enti locali. C'è voglia di organizzarsi e acquisire competenze. Questa linea è voluta perché l'Europa ha capito che la priorità è il lavoro, la crescita e l'occupazione e che i tre milioni e mezzo di posti di lavoro in Europa prima del 2009 sono stati tutti assorbiti dalle piccole e medie imprese.”
“Il lavoro fatto dal nostro commissario Tajani è stato eccellente - prosegue -. Ha incrociato gran parte dell'europarlamento e l'Europa ha aggiunto un altro target al 2020: riportare il Pil del manifatturiero a rappresentare il 20% del Pil dell'Unione Europea. I 960 miliardi di programmi vanno a incidere sulle Pmi, con un raccordo di progetti che permette di accedere sia ai findi diretti che ai fondi regionali, cosa che prima era vietata. Noi dobbiamo cambiare percezione rispetto all'Europa. C'è una Commissione, c'è un Consiglio e c'è un Parlamento che da quando ha avuto il ruolo di co-legislatore sta facendo un gran lavoro, portando all'interno delle istituzioni europee la sensibilità dei cittadini. Stiamo portando avanti il suggerimento di favorire i cofinanziamenti in modo tale che i Paesi non vadano a intaccare il Patto di Stabilità e che sia sostenuta la capacità di investire, che al momento è molto debole.”
“Il Parlamento europeo è una sentinella vera sul territorio - sottolinea la candidata -. Se non ci fosse stato il Parlamento, ad esempio, oggi mangeremmo carni da animali clonati. Sono orgogliosa della mia battaglia per proteggere i prodotti per celiaci, perché la Commissione li voleva deregolarizzare. Il Parlamento si occupa di temi vicini alla gente. Quello che non si sta capendo è che in Europarlamento ci sono 73 deputati italiani, oltre il 10% dell'assemblea, che quando fanno squadra indipendentemente dal colore politico portano a casa risultati per il Paese. Si lavora e si vince così. Non c'è in Europa la politica politicante, preconcetta. In Parlamento su ogni cosa devi trovare una maggioranza. I 73 italiani lavorano bene facendo squadra, quelli del Movimento 5 Stelle sono solitari, non vogliono fare squadra.”
“Noi abbiamo fatto squadra sul “Made in” - informa l'eurodeputata -. Oggi in Europa i manufatti devono avere la denominazione di origine. E' stato trasversale il regolamento sulle etichettature per alimenti. Non si potrà più scrivere “parmesan”, basta con l'“italian sounding” dei prodotti finti italiani, è vietato. Sono tutte battaglie che vinciamo in Parlamento quando facciamo squadra al di là dalla provenienza politica. I parlamentari che saranno eletti col Movimento 5 Stelle saranno l'indebolimento della squadra italiana. Qui in Italia ci facciamo la guerra, ed è giusto con un governo Renzi che impone più tasse, più immigrazione, più centralismo. Ma lì dobbiamo fare squadra per essere ascoltati, lì si fa politica in altro modo.”
“Noi - conclude Elisabetta Gardini - diciamo a Renzi: vai in Europa, dì la cosa giusta e noi saremo con te. Però qua gli facciamo la guerra.”
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