Attualità

T'amo, o pio bove

Cronaca sentimentale della Fiera Franca del Bestiame di Bassano. Tra mucche in vetrina, personaggi coloriti, affari sempre più in ribasso e bancarelle che vendono articoli necessariamente inutili

Pubblicato il 06 ott 2011
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Quest'anno i fuochi non si faranno, ma per fortuna che ci sono le mie mucchine.
Sono affezionato a questi animali forti e generosi già dai tempi della Mucca Carolina (chi è sopra gli “anta” sa di cosa parlo).
Insomma: toglietemi tutto, ma non la Fiera Franca del Bestiame di Bassano del Grappa. Il tradizionale appuntamento che precede l'invasione delle bancarelle nel fine settimana in centro storico (si veda anche la ricca photogallery a cura di Roberto Bosca) si è presentato puntuale anche quest'anno sul rettilineo di viale de Gasperi, trasformato in un vivacissimo ranch: con i suoi eterni riti e i suoi immutabili ritmi.

Foto Alessandro Tich

I mediatori col bastone ci sono ancora, come i tanti coloriti personaggi - chi con un cartello appeso al collo, chi con il cappello da cow-boy - che fanno da contorno all'affollato evento.
Ci sono, ovviamente, anche le bestie: bovini, equini e ovini. Ma, come ogni anno da qualche edizione a questa parte, sono sempre di meno: e gli spazi vuoti tra un settore e l'altro dell'esposizione zootecnica risaltano tristemente all'occhio.
La novità 2011 - sicuramente apprezzabile - la troviamo nell'area del concorso del “bue grasso”, con i migliori capi selezionati dagli allevatori in lizza per l'ambito riconoscimento: gli animali in concorso non sono più legati al guard-rail del viale, ma collocati in più decenti e soprattutto dignitosi box preposti allo scopo.
La maggior parte dei presenti, come sempre, non è qui per comprare un capo di bestiame. Chi passeggia per la Fiera lo fa per curiosare, per scoprire un mondo mai visto dal vivo - è il caso dei bambini - o per tramandare le sane abitudini previste dall'occasione. Come mangiare un panino onto accompagnato da una birra o da un goto di rosso: un “must” che, di prima mattina, è una passeggiata di salute.
Ci sono poi gli incontri casuali, e soprattutto “senza censura”.
Scatto una foto a una mucca, per pubblicarla su questo articolo, e un visitatore della Fiera mi dice: “Tich, questa qui a chi ghe someja?”. Lì per lì non capisco la domanda. La mucca assomiglia a che cosa? Al che il mio interlocutore mi fa il nome di due esponenti politici. Non c'è più religione: con tutti i discorsi sulla casta e dintorni, e il crollo d'immagine della politica agli occhi dell'uomo della strada, è il classico caso di caduta dalle stelle alle stalle.
Ma nel sincero, schietto e ormai antico mondo contadino che si presenta ai nostri occhi, sono cose che ci stanno. Con un sentimento di affettuoso rispetto per questi placidi bovini esposti per strada, il cui futuro - per molti di loro - è fatto di bistecche.
Della serie: t'amo, o pio bove. Ebbene sì: per la Fiera Franca scomodiamo anche e persino Giosuè Carducci.
Ma un allevatore presente alla rassegna, meno propenso alle visioni poetiche, ci mette subito con i piedi per terra. “Gli affari vanno male, vanno sempre peggio - ci dice -. La Fiera di Bassano dovrebbe chiudere, non serve più a niente. L'unico mercato del bestiame che è rimasto è quello di Oderzo. Una volta c'erano mercati tutti i giorni, più le fiere.”
Già: una volta. Vuoi vedere che stiamo assistendo a uno spettacolo veramente in via di estinzione?
All'ingresso della Fiera, per chi proviene dal centro, staziona l'immancabile doppia fila di bancarelle, prima avanguardia della grande invasione di commercianti ambulanti di sabato e domenica.
C'è il classico chiosco con la porchetta che espone l'altrettanto onnipresente trofeo di cinghiale. Poco più in là, una venditrice prova sulla scarpa di un passante una magica cera pulitutto. Il fascino della Fiera Franca sta proprio nel fatto che queste bancarelle vendono articoli necessariamente inutili: nel senso che il più delle volte non ti servono e non ti ricordi nemmeno di averli, ma intanto ce li hai. E a ogni edizione della manifestazione, non resisto al loro richiamo.
Due anni fa ho comprato la padella per le crêpes con il fondo antiaderente. L'anno scorso mi sono portato a casa il cuscino a pile con massaggio vibrante incorporato.
Questa mattina invece mi sono preso la “super penna” che ripara i graffi sulla carrozzeria dell'automobile. Scusate, ma è più forte di me.

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