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Diego Abatantuono: “Vi dico io chi è Golfetto”
Il protagonista di “Cose dell'altro mondo” ci parla del film, del suo personaggio e del Veneto. “E' una storia surreale, si usa una città per raccontare un Paese”
Pubblicato il 27 ott 2010
Visto 8.310 volte
Per uno come lui - nato a Milano, padre pugliese di Vieste, già residente a Verona e a Roma, con una prima famiglia di Lucca, frequentazioni in tutte le regioni d'Italia e tutto il mondo girato per lavoro - ambientarsi in una città che ospita un set che lo vede impegnato come attore o come regista è un gioco da ragazzi.
E, per Diego Abatantuono, Bassano del Grappa non ha fatto eccezione.
Ci è rimasto solamente tre giorni e domani a mezzogiorno riparte, per ritrovare di nuovo il regista Francesco Patierno e il cast di “Cose dell'altro mondo” fra una decina di giorni a Treviso, dove saranno girate alcune scene di interni.
Diego Abatantuono: "Non è un film offensivo per i veneti"
Nella sua infinita galleria di personaggi si aggiunge la figura di Mariso Golfetto, il protagonista del film, che affronta con irriverente sarcasmo la questione della convivenza con gli stranieri fino al momento in cui, a seguito di una tempesta, tutti gli immigrati spariscono all'improvviso.
Un personaggio trapiantato nella nostra regione che l'attore milanese impersonifica a modo suo, e con un'inflessione veneta “alla Abatantuono”.
“Conosco il Veneto da tanti anni - ci dice -, e in particolare Verona, da quando avevo contatti con i Gatti di Vicolo Miracoli e dove ho avuto anche una fidanzata. Ho recuperato l'accento.”
“In questo film - continua Abatantuono - io faccio l'attore, il personaggio di Mariso Golfetto non l'ho scritto io. Secondo me lui è uno dalla doppia anima, non è ben chiaro quale sia la sua radice, potrebbe essere anche meridionale. Del resto già ai tempi di “Eccezzziunale” venivano affrontate tematiche di questo tipo, e cioè la storia di un meridionale che tentava di integrarsi a Milano facendosi largo tra i suoi simili, con tutte le contraddizioni e gli atteggiamenti di circostanza. La realtà è contraddittoria, e Golfetto è contraddittorio come molti personaggi che ho fatto. Ha un'amante di colore, fa e dice cose che fanno molti personaggi in molte città d'Italia. I problemi sono gli stessi, affrontati in un'ottica diversa.”
L'attore protagonista ci dice di non essere toccato dalle discussioni e dagli attacchi politici che hanno preceduto i primi ciak a Bassano.
“Non è una storia specifica sul Veneto - afferma - ma è una storia che è una farsa, una storia surreale. La discussione che è sorta dà smalto all'intuizione di chi l'ha scritta. Questo film mi era stato proposto un anno e mezzo fa, ma io ero impegnato con altri due film come attore e come regista, e temevo di perderlo. Non è un film offensivo per i veneti, la gente io non la divido tra veneti e non veneti, ma in categorie di persone che fanno parte di una società. Il Veneto è uno dei luoghi dove si sta meglio in Italia, venivo spesso a trovare Rodolfo Sonego a Soligo, dove Mastroianni mi raccontava che portava a cena la Deneuve... Se si girava in Piemonte si faceva lo stesso film, con l'accento piemontese, ma non cambiava il senso della storia.”
“Benvenuti al Sud, che è il film che adesso va per la maggiore - prosegue Abatantuono - racconta delle differenze tra il Sud e il Nord con alcune esasperazioni. Le differenze e i contrasti sono inevitabili in nazioni, come la nostra, che hanno un allungamento geografico. Qui si parla degli stranieri, ma senza prendere una posizione.
Venendo a mancare queste persone, se qualcuno la pensa in un altro modo, vuol dire che la vita va avanti lo stesso. I punti di vista sono tanti, il film lascia aperto il tema. Nel momento in cui gli immigrati spariscono, lì c'è il punto di vista: o si crea il vuoto, oppure il mondo va avanti lo stesso.”
“E' un film grottesco - afferma ancora il protagonista - e non parla di Bassano, ma si usa una città per raccontare un Paese. Non c'è nessuna affinità specifica, si poteva girare la storia, che so, anche a Brescia o in qualsiasi altro posto. “Signore e signori”, che fu girato a Treviso, ha dato molto fastidio. Ma la borghesia descritta in quel film era la stessa borghesia che si poteva trovare a Roma. Se si è già parlato tanto di questo film vuol dire che è un tema a fior di pelle e che c'è voglia di parlare di qualcosa. Se io fossi il produttore del film sarei ben contento di tutta questa pubblicità preventiva.”
L'invito finale è quello di giudicare il film una volta uscito nelle sale cinematografiche.
“E' un film che parla di immigrazione - conclude Diego Abatantuono - ma che non parla male di nessuno. Presenta degli stereotipi, ma il cinema esaspera sempre determinate situazioni. L'immigrazione non è un problema, ma è una condizione di vita inevitabile. E' impossibile fermare il tempo solo in un posto. E' una questione che va analizzata, regolarizzata, ma non si può evitare che avvenga. Puoi arginarla per qualche anno, ma mi sembra una battaglia inutile.”
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