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Quando si spegne un talento è sempre una doppia perdita.
Per la persona che se ne va e per l’eccellenza che la persona ha rappresentato.
Elena Xausa, illustratrice e graphic designer di fama internazionale, originaria di Marostica, è morta ieri a soli 38 anni di età a seguito di malattia.
Elena Xausa (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Lo ha comunicato su Instagram il marito Lorenzo, con cui si era sposata da pochi mesi, videomaker che con lei aveva condiviso gli inizi delle rispettive carriere a New York e che ha postato un bellissimo messaggio in inglese dedicato a lei e carico di teneri appellativi contraddistinti dalla parola “My”, “Mio”. Non un messaggio di sconforto, ma di invincibile amore che vuole illuminare l’oscurità del lutto.
Quella di Elena Xausa è la storia di un talento ricomparso all’improvviso nella sua terra di origine, dopo anni trascorsi all’estero a farsi un nome e a mietere successi nel campo dell’illustrazione. Una matita in fuga, ma senza mai dimenticare il luogo da dove era partita.
L’occasione della sua riapparizione nella terra natia è stata la mostra dal significativo titolo “Coming Home”, “Tornando a Casa”, allestita al Museo Civico di Bassano da luglio a settembre dello scorso anno. A favorire il concretizzarsi dell’esposizione era stato l’assessore comunale alla Cultura Giovannella Cabion, marosticense come lei, che più volte e in tempi non sospetti ha espresso a chi vi scrive i suoi sentiti apprezzamenti nei confronti di questa ragazza che ha continuato a produrre i suoi lavori nonostante i problemi di salute riacutizzatisi nell’ultimo periodo.
Quella mostra del 2021 rendeva omaggio al talento di Elena, con la selezione di oltre una settantina di opere firmate dall’autrice e rappresentative del suo stile fatto di grafica pulita, di forme essenziali, di colori pieni e di un taglio espressivo spiccatamente metropolitano.
E altrimenti non poteva essere, visto il contesto cosmopolita in cui la sua carriera si era sviluppata negli ultimi dieci anni.
Laureatasi nel 2007 in design del prodotto allo IAUV di Venezia, l’intraprendente Xausa si era fatta le ossa al Cibic Workshop, fondato dall’architetto Aldo Cibic, per poi fondare, assieme al collettivo Tankboys, la casa editrice indipendente Automatic Books.
Il 2012 era stato l’anno in cui ha spiccato il volo con il suo trasferimento a Berlino, dove è rimasta per cinque anni portando avanti collaborazioni internazionali con prestigiose aziende, sempre nel settore del design di prodotto e del design di vetrinistica.
Fino a che, nel 2017, ha iniziato a collaborare nientemeno che con Apple, che l’aveva coinvolta nell’apertura di alcuni store in Italia e all’estero.
La vera svolta per la sua carriera porta però il nome del New York Times, che nello stesso anno le aveva affidato una impegnativa campagna di promozione, attraverso le sue illustrazioni, della sezione enigmistica del quotidiano.
Era stata questa la pista di decollo dell’attività di Elena Xausa come illustratrice nell’ambito dell’editoria internazionale, accanto alla quale l’autrice aveva sempre continuato a portare avanti negli anni una propria ricerca artistica personale nel disegno e nelle creazioni “site specific”, dai capi di abbigliamento agli oggetti di design.
Con il suo segno d’autore che sembrava richiamarsi ai linguaggi della street art metropolitana, l’artista di Marostica ha così progressivamente conquistato spazio e notorietà nel mondo della produzione di immagini per la grande editoria, collaborando con testate internazionali di massima rilevanza: The New Yorker, The New York Times, New York Magazine, The Washington Post, Die Zeit, Le Monde, Monocle, Rolling Stone, Vanity Fair e molte altre.
Poi però anche per lei, come per tutti noi, è arrivata un’altra svolta. Che si chiama pandemia e che ha limitato la libertà di movimento anche a chi, per lavoro, deve muoversi in giro per il mondo. Nel 2020 l’illustratrice e graphic designer è ritornata quindi a vivere a Marostica e da lì alla mostra bassanese a lei dedicata il passo è stato breve, celebrandone l’immagine - come ebbi modo di scrivere all’epoca - di profeta finalmente in patria.
Ne ho scritto perché alla vernice per la stampa della mostra di Elena Xausa al Museo Civico, altro fiore all’occhiello della direzione di Barbara Guidi, ho ovviamente partecipato anch’io. Come molti altri suoi “conterranei” non conoscevo ancora l’artista - un’anomalia che accade spesso per i nostri talenti che si affermano all’estero - e mi aveva positivamente colpito la semplicità e l’atteggiamento “easy” di questa giovane creativa dai capelli corti e dal look sbarazzino, intenta a presentare le sue illustrazioni al pubblico intervenuto.
In quella occasione le avevo scattato alcune fotografie - una delle quali la vedete pubblicata sopra - e la cosa che avevo notato era il fatto che ad ogni inquadratura lo sguardo di Elena sfuggiva sempre di lato, senza mai fissare direttamente l’obiettivo.
Era come se volesse comunicare con gli occhi di sentirsi un po’ a disagio nel trovarsi al centro dell’attenzione, forse segno di una riservatezza che poi, davanti a una tavola da illustrare, lasciava spazio al grintoso estro del suo mondo immaginario e all’energia creativa delle sue invenzioni grafiche.
L’ho poi incontrata una seconda volta, nel mese di maggio di quest’anno, alla conferenza stampa di presentazione del Minifest di Operaestate Festival ai Giardini Parolini.
Una presenza non casuale, dal momento che proprio Elena Xausa aveva disegnato il manifesto della 42^ edizione di Operaestate, con un ispirato pot-pourri di elementi grafici - sempre col suo linguaggio espressivo molto “global” e molto “newyorkese” - che richiamavano i quattro punti cardinali della manifestazione: danza, teatro, musica e cinema. Un nuovo incarico dell’amministrazione comunale, dopo che la stessa artista aveva disegnato i piatti per le premiazioni dell’ultima edizione della festa di San Bassiano.
Tuttavia a quell’affollato incontro con la stampa nel giardino cittadino era già un’Elena diversa da quella conosciuta l’anno prima alla vernice della mostra. Diversa nell’aspetto, minato dai segni della lotta contro la malattia, ma non nello spirito, semplice, cordiale e leggero come sempre.
“Coming Home”: un titolo che sembra anche richiamarsi al destino.
Perché Elena Xausa se ne è andata - troppo presto - nella grande casa che attende tutti noi al termine della nostra esistenza terrena. Ma lasciando qui tra noi un ricordo pieno di colori come le sue opere.
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