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Redazione
Bassanonet.it
Special report
Campione d’Europa
“Io, Canova, Genio europeo”: dal 15 ottobre al Museo Civico di Bassano la grande mostra del Bicentenario. Esposte circa 150 opere, tra capolavori canoviani, documenti e dipinti restituiti da Canova all’Italia dopo le spoliazioni napoleoniche
Pubblicato il 29-06-2022
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“Io, Canova, Genio europeo”.
Oltre ad essere un titolo, è una biografia racchiusa in quattro parole.
C’è quell’“Io” che indica una personalità forte e prestigiosa. “Canova” è ovviamente il cognome del protagonista di questa incredibile storia. “Genio” è l’appellativo che meglio risponde alla sua grandezza artistica. “Europeo”, infine, è l’aggettivo che focalizza il ruolo di ambasciatore internazionale dell’arte e di interlocutore diretto dei potenti dell’epoca svolto dal sommo scultore neoclassico di Possagno nel contesto culturale e politico dell’Europa a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo.
Antonio Canova. Autoritratto (particolare). 1812, gesso, Bassano del Grappa, Museo Civico
Tutto qui, e scusate se è poco. “Io, Canova, Genio europeo” è il titolo della grande mostra che a Bassano del Grappa, nelle sale del Museo Civico, dal 15 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023, concluderà le celebrazioni ufficiali del Bicentenario Canoviano.
Un’esposizione che restituirà la figura di un “Canova mai visto”: non solo lo scultore, con un’ampia scelta delle sue opere, ma anche l’inedita immagine dell’Antonio Canova uomo, collezionista, diplomatico, protettore delle arti e autorità tra le più significative del suo tempo.
Curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo con il coordinamento scientifico di Barbara Guidi, organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa e da Villaggio Globale International nonché posta sotto l’egida del “Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della morte di Antonio Canova”, la rassegna intende indagare alcuni aspetti mai affrontati prima in una mostra: tra questi la formazione, la maturazione artistica e la partecipazione alla storia europea e mondiale di questo straordinario protagonista che fu capace di orientare il gusto di un’intera epoca.
Il Nostro Uomo a Possagno (1757-1822) visse in un’epoca di grandi stravolgimenti storici e politici e di rivoluzioni che cambiarono il volto dell’Europa. Basti pensare che un suo coevo, e anche suo conoscente personale, fu un certo Napoleone Bonaparte.
I grandi nobili e i regnanti europei dell’epoca si contendevano le sue opere e lui regalò al mondo la speranza nel futuro attraverso la creazione di un’arte in perfetto equilibrio tra reale e ideale, avvicinando l’uomo al mito e ispirando sentimenti di armonia e di pace.
Nel complesso, saranno esposte a Bassano circa 150 opere tra sculture, disegni e preziosi documenti, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane ed europee.
Tra queste: le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo di Castelvecchio di Verona, il Museo Correr di Venezia, la Protomoteca Capitolina, i Musei Vaticani, il British Museum di Londra, la Malmaison di Parigi, l’Albertina e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, lo Schloss Esterhazy di Eisenstadt, l’Alte Pinakothek di Monaco. Capolavori e testimonianze che accompagneranno i visitatori prima dentro l’universo creativo del Maestro e poi sulle orme del “viaggiatore” Canova dall’Italia alle grandi corti d’Europa.
Un racconto per sculture e per immagini che al ricco patrimonio artistico e documentario di Canova presente al Museo di Bassano, custode di uno dei fondi più ampi e importanti al mondo per lo studio e la conoscenza del grande artista, affianca prestiti nazionali e internazionali. Saranno ad esempio esposti capolavori canoviani come il marmo della Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein, il grande gesso della Religione dei Musei Vaticani o l’imponente Marte e Venere realizzato per Giorgio IV d’Inghilterra.
Si potranno ammirare anche molte opere di altri autori che permettono di ricostruire il contesto in cui Canova visse e operò. Tra queste, lo splendido Ritratto del Senatore Abbondio Rezzonico di Batoni, il Ritratto di Maria Cristina d’Asburgo Lorena di Lampi, i preziosi dipinti di Tiepolo, Ercole de’ Roberti e Moretto da Brescia appartenuti a Canova, fino ai capolavori di Paolo Veronese, Ludovico Carracci e Guido Reni che egli stesso ricondusse dalla Francia in Italia nel 1815 - dopo le spoliazioni napoleoniche - grazie a una coraggiosa missione diplomatica. “Tra i francesi che si incazzano”, come canta Paolo Conte in Bartali.
Ma è inutile recriminare: Antonio Canova è stato il primo trionfatore del Tour de France.
La mostra bassanese ricostruirà anche alcune importanti vicende artistiche e commissioni, come il Damosseno e Creugante (il Muhammad Ali e il Mike Tyson dell’antichità), l’Ercole e Lica, il monumento funerario per Orazio Nelson e quello per Papa Clemente XIII, il monumento equestre a Ferdinando IV di Borbone e quello per Napoleone.
Saranno inoltre raccontati i plurimi rapporti del buon Canova con i mecenati, pontefici, principi e nobili: dai Falier ai Rezzonico, da re Giorgio IV ad Alexander Baring, da Papa Pio VII a Francesco I d’Austria, da Josephine de Beauharnais a Paolina Bonaparte, fino a Napoleone. La mostra evocherà infine le relazioni che l’artista ebbe con artisti e letterati coevi, come Angelika Kauffmann, Anton Raphael Mengs, Thomas Jenkins.
Saranno tre i grandi capitoli in cui si svilupperà il percorso espositivo firmato dallo Studio Antonio Ravalli Architetti di Ferrara nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione di tutto il Museo Civico di Bassano del Grappa: “Canova uomo e artista”, “Canova e l’Europa” e “Canova e la Storia”. Emergeranno così la figura dell’Antonio Canova tutore e legislatore in difesa delle arti, il ruolo che egli ebbe nel restauro dei Marmi del Partenone - portati a Londra dal diplomatico britannico Lord Elgin -, il suo rapporto con Napoleone e il tema dei furti d’arte napoleonici.
A lui - capace di attirare la stima, l’amicizia e la benevolenza di tanti potenti - venne infatti affidato dal segretario di Stato della Santa Sede Ettore Consalvi il delicato e difficile compito del recupero delle opere d’arte trafugate dai francesi in seguito al Trattato di Tolentino del 1797. Un’impresa che troverà particolare evidenza nella mostra e che ci ricorda una volta di più l’importanza della figura di Canova per l’arte italiana, al di là del suo genio di artista. Nonostante il suo carattere notoriamente mite, il Nostro Uomo a Parigi seppe giocare d’astuzia e diplomazia, cogliendo la positiva congiuntura a livello internazionale. Seppe conquistarsi l’alleanza nientemeno che del duca di Wellington, il grande comandante inglese che aveva sconfitto Napoleone a Waterloo e del cancelliere austriaco principe di Metternich, il grande artefice della Restaurazione europea.
Quando si dice: Canova & Friends.
Alla fine le opere trafugate dai francesi e reclamate dallo Stato Pontificio furono letteralmente staccate dalle pareti del Louvre e riportate, tra il giubilo delle popolazioni locali in festa, alle varie destinazioni di origine.
In mostra a Bassano, a testimoniare questo glorioso momento della storia della cultura, ci saranno anche l’antico calco in gesso del Laocoonte prestato dai Musei Vaticani, la Deposizione di Paolo Veronese, la Fortuna con una corona di Guido Reni e la monumentale Assunzione della Vergine di Agostino Carracci. E, ancora una volta, scusate se è poco.
Un’annotazione a parte, infine, richiama l’attenzione su quella che per ragioni di attualità è l’opera canoviana più attesa di “Io, Canova, Genio europeo”.
Mi riferisco alla grande e stupenda statua di marmo della Pace conservata a Museo Nazionale Bohdan e Varvara Khanenko di Kiev e attualmente messa in sicurezza dai pericoli della guerra in un luogo segreto della capitale ucraina.
L’importante opera è stata concessa alla mostra ma ovviamente potrà raggiungere Bassano del Grappa - dove venne esposta, per la prima volta in Italia, nel 2003 - solo se le condizioni internazionali consentiranno il suo trasporto in sicurezza.
La prudenza è quindi d’obbligo e una sana dose di pessimismo è di prammatica: ma mai dire mai. Il ritorno a Bassano della Pace di Kiev sarebbe la chiusura del cerchio che tutti auspicano ma anche il segno di tempi meno bui, oltre che testimonianza della grande attualità della figura di questo immenso artista, il Nostro Uomo a Bassano.
Si pensi che la statua venne commissionata direttamente a Canova dal grande diplomatico russo Nicolaj Rumianzev, forte sostenitore della pace al tempo delle tensioni tra il suo Paese e la Francia di Napoleone. Una scultura destinata ad annunciare alla vigilia del Congresso di Vienna la fine dei conflitti tra le nazioni europee, al punto che per le iscrizioni sul marmo si decise di usare il latino: lingua franca, universale e non schierata.
Poter riproporre a Bassano la bellezza ma soprattutto il valore e il significato di quest’opera sarebbe - oggi come allora - straordinario.
Qualora la situazione internazionale non rendesse possibile il ritorno in città della Pace di Kiev, rimane comunque intatta l’importanza di una mostra senza precedenti che accenderà i riflettori sull’Antonio Canova Campione d’Europa della scultura neoclassica, della tutela dell’arte e della diplomazia culturale.
E saranno comunque “notti magiche” allo Stadio Wembley di via Museo.
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