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Bye-bye Veneto
La Camera vota a favore e il Comune di Sappada lascia il Veneto per passare al Friuli. Un clamoroso precedente che potrebbe ispirare fermenti scissionisti anche tra i Comuni del Vicentino e del Bassanese prossimi al Trentino
Pubblicato il 22 nov 2017
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E così, da oggi, il Veneto perde un pezzo. Anzi, zaianamente parlando, perde un tòco.
Con il voto favorevole della Camera dei Deputati il Comune di Sappada, sulla punta a nordest della provincia di Belluno, passa al Friuli Venezia Giulia. Ovvero “ritorna” al Friuli, da cui era stato separato nel 1852.
Il disegno di legge sul distacco di Sappada dal Veneto è stato approvato con 257 “sì”, 20 “no” e con l'astensione di 74 deputati appartenenti a Forza Italia, Mdp e Direzione Italia. Contestualmente all'approvazione, la Camera ha respinto la sospensiva dell'esame della proposta di legge che era stata richiesta dai tre deputati veneti Domenico Menorello (Civici e Innovatori), Simonetta Rubinato (Pd) e Dino Secco (Gruppo Misto).
Il Ròllate, la tipica maschera del tradizionale Carnevale di Sappada (fonte immagine: sappada.info)
Un atto di separazione che parte da lontano: ancora nel 2007 il consiglio comunale di Sappada decise di indire un referendum popolare per il passaggio del paese alla confinante Regione autonoma. La consultazione si svolse nel marzo del 2008 e il 95% dei votanti si espressero a favore dell’annessione al Friuli. La questione, con i soliti tempi italiani, si è quindi trascinata per nove anni finché quest'anno le istanze scissioniste della comunità sappadina sono state accolte prima dal Senato e quindi definitivamente, questa mattina, dall'aula di Montecitorio.
La notizia entra a gamba tesa sul “magic moment” autonomista della Regione Veneto proprio nel momento in cui il governatore Zaia si appresta a confrontarsi con il sottosegretario Gianclaudio Bressa, domani a mezzogiorno al ministero degli Affari Regionali a Roma, nel primo incontro della difficile trattativa col governo sull'autonomia del Veneto. Con un comunicato diffuso oggi alle redazioni lo stesso Zaia annuncia che in quella occasione, al termine della riunione al ministero nella capitale, incontrerà la stampa non solo per comunicare gli esiti dell'incontro ma anche “per affrontare il tema del passaggio del Comune di Sappada al Friuli Venezia Giulia”.
Ma già nella giornata odierna, pressato dai media dopo che la notizia è stata battuta dalle agenzie, il governatore del Veneto non ha mancato di esternare il proprio pensiero.
“A Roma si pensa che la cura, che sarebbe l'autonomia, si possa sostituite con amputazioni ad hoc - è stato il suo primo commento a caldo -. Non è un caso se 2,4 milioni di veneti sono andati a votare per il referendum sull'autonomia.” “Ma la scelta a Roma - ribadisce Zaia - è di usare come cura l'amputazione, invece di riconoscere che quella veneta è una questione cruciale. Oggi se ne va Sappada. Domani sarà Cortina d'Ampezzo, poi chissà. Di questo passo daremo uno sbocco al mare al Trentino.”
E riemerge anche in questa occasione, inevitabilmente, la circostanza del grande potere di attrazione esercitato dalle due Regioni confinanti a statuto speciale. Quello stesso statuto speciale che Zaia chiede per il Veneto, ben sapendo che ciò comporterebbe una velleitaria, e al momento attuale impraticabile, modifica parlamentare della Costituzione.
“Bisogna prendere atto - conclude il governatore - che il Veneto è l'unico a confinare con due Regioni a statuto speciale e fare una riflessione: i Comuni che ci chiedono di andarsene lo fanno solo verso Friuli e Trentino, nessuno ci chiede di passare in Lombardia o in Emilia Romagna. Bisognerebbe spiegare il perché.”
Va tuttavia chiarito, in sede di approfondimento della notizia, che il Comune di Sappada, ovvero Plodn nel locale dialetto tedesco-sappadino, non ha fatto nulla di rivoluzionario.
Il passaggio dei Comuni da una Regione all'altra è infatti sancito e regolato dal secondo comma dell'articolo 132 della stessa Costituzione.
Recita il comma: “Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.”
Il trasloco istituzione è dunque possibile, sentito anche il parere delle due Regioni interessate. Anche se in questo caso il consiglio regionale del Veneto non ha potuto esprimersi al riguardo, come lamenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, “a causa dei tempi strettissimi concessi dal presidente della Commissione affari costituzionali di Montecitorio, Andrea Mazziotti di Celso.”
Per questo motivo Forza Italia invierà una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendogli “di non firmare la legge appena votata e di rimandare alle Camere il provvedimento, difendendo così la Costituzione e la correttezza delle procedure democratiche”.
Comunque sia, nella nostra Regione siamo di fronte a un clamoroso precedente in materia di distacco di un ente locale verso un altro territorio.
E nulla vieta che negli anni a venire - se mai la cosiddetta autonomia del Veneto potrà avere una qualche forma di realizzazione - l'effetto-Sappada possa ispirare e rinfocolare i mai sopiti fermenti scissionisti pro-Trentino che serpeggiano tra i Comuni della fascia di confine a nord della provincia di Vicenza, sofferenti della sindrome da figli di un Dio minore nei confronti dei Comuni contermini della Provincia Autonoma di Trento. Compresi anche i Comuni della Valsugana “bassanese”, ormai avviati verso il processo di fusione in un unico Comune della Valle del Brenta.
È ancora presto per dirlo, ma sulla concreta possibilità di perdere in futuro altri pezzi di Veneto non possiamo nasconderci dietro ad una maschera: come quella del Ròllate, che del tradizionale Carnevale di Sappada rappresenta il caratteristico e antichissimo simbolo.
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