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American Ice Cream
Il resoconto del vostro cronista della visita di Michelle Obama alla comunità militare americana a Vicenza. Con misure di sicurezza oltre ogni limite. E la First Lady, assieme alle due figlie Malia e Sasha, si mette a servire il gelato
Pubblicato il 20 giu 2015
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Ma guarda un po'. Cinque ore filate sotto il sole, all'interno dei recinti riservati alla stampa, invalicabili e a distanza di sicurezza, guardati a vista dalla Military Police. Con controllo all'ingresso sotto il metal detector e quindi con perquisizione personale, mentre in contemporanea le attrezzature in dotazione a cameramen e fotografi vengono scandagliate dagli addetti ai servizi segreti.
Poi tutti - cronisti, fotografi e operatori - confinati sopra un palco di pochi metri quadrati.
All'interno dell'intera area del Villaggio americano di Vicenza est, dove risiedono le famiglie dei militari USA di stanza a Vicenza, si materializza un apparato di sicurezza il cui costo secondo fonti certe ammonta a 140mila dollari.
Michelle Obama, gelataia per un giorno (foto Alessandro Tich)
All'esterno dell'area, 150 uomini delle forze di polizia italiane - questa volta a carico nostro - presidiano strade, collegamenti ed accessi. E tutto questo per vedere Michelle Obama fare la gelataia.
E' uno spiegamento eccezionale di uomini e mezzi quello che veglia sull'incolumità della First Lady, che nell'ultimo weekend del suo chiacchierato viaggio in Europa rende visita al quartiere residenziale della comunità militare americana di Vicenza, attesa da circa un migliaio di connazionali a stelle e strisce. Una visita informale, com'è nello stile dell'inquilina della Casa Bianca, accompagnata dalle due figlie Malia e Sasha - ormai delle “stelline” per conto proprio -, dalla madre Marian e anche da una nipote.
Ci arriva con quasi tre quarti d'ora di ritardo sui tempi prestabiliti, dopo essere sbarcata all'aeroporto di Venezia, proveniente da Milano. Poi via fino a Vicenza in autostrada, con scorta su strada e scorta a vista di un elicottero che ne segue gli spostamenti in andata e ritorno, e chiusura temporanea dei caselli al passaggio dell'auto con l'Obama family.
Nel frattempo, finché non scocca l'ora X dell'incontro ravvicinato, le famiglie con bambini al seguito della comunità statunitense si fanno un bel barbecue, ovviamente all'americana, sul grande prato del complesso del Villaggio della Pace. Una grigliata preparata per mille persone: e il profumo degli hamburger si aggiunge alla musica a palla, da Michael Jackson ai Queen, che viene irradiata sugli altoparlanti dai disc jockey in mimetica della AFN Radio per tenere carica l'atmosfera. E' solo quando la musica si abbassa e dagli spalti cominciano, frenetiche, le foto coi cellulari che si capisce che Lady M alla fin fine è arrivata.
Ma la First Lady non sale subito sul palco, con la scenografia di una grande bandiera americana, predisposto per lei. Prima ci sono gli inni: quello di Mameli, cantato sulla base musicale da un tenore italiano. Poi quello americano, eseguito con la sola voce di una soldatessa che non sfigurerebbe a X Factor.
Spetta all'ambasciatore statunitense in Italia John R. Philips e quindi al generale Darryl Williams, comandante del contingente US Africa, introdurre l'ospite. E quando sono ormai quasi le due del pomeriggio ecco che spunta finalmente la Michelle, che con vestito rosso fiammante e sorrisone di rito sale veloce gli scalini del palco accompagnata da un rombo di musica rock che ne preannuncia l'energico intervento. Non c'è che dire: la signora Obama, in quanto a trascinare, sa trascinare.
“Sono qui non tanto per parlare, ma per stringere mani ed abbracciarvi” - dice, strappando il primo degli applausi del fibrillante uditorio. Ricorda la strage degli scorsi giorni di Charleston e aggiunge: “Quando vengo da voi, voi mi date speranza”. Ringrazia “le famiglie degli americani che servono il nostro Paese, i paracadutisti della 173sima brigata, la Guarnigione US Army Vicenza, il contingente US Africa e tutti quanti si adoperano in questa città.” Si concentra sul ruolo delle famiglie dei militari all'estero: “E' un servizio che va difeso e che supporterò anche quando non sarò più la First Lady”. E non manca il momento super-familiare, quando rivolge in anticipo un pensiero augurale per la festa del papà, che negli USA si celebra la terza domenica del mese: “Mando un augurio a tutti i papà, e un augurio particolare a mio marito Barack da parte mia e delle mie figlie.”
Appunto, le figlie. Mentre mamma Michelle sta per terminare il suo discorso non più lungo di dieci minuti, Malia e Tasha sono già nella loro postazione, sotto una tenda al lato dell'area dell'incontro, che le vedrà co-protagoniste della parte ludica e “social” della visita. E che farà sperimentare a tutti i bambini e ragazzini delle scuole della comunità statunitense di Vicenza e ai loro genitori e insegnanti l'ebbrezza del nuovo gusto dell'estate: il gelato alla Obama.
Già: perché il piatto forte della giornata ha la forma di una coppetta, con tutte le donne presidenziali dietro al banco per servire il gelato e farcirlo, secondo richiesta, con panna o cioccolato. Michelle Obama - che arriva in “gelateria” in un secondo momento dopo l'annunciato momento delle strette di mani e degli abbracci - mentre serve l'ice cream ha una parola e una battuta per tutti.
Giusto il tempo di scattarle qualche foto, prima che l'imponente servizio d'ordine faccia sgomberare la carovana dei cronisti per trasferirla, sempre con tempi e percorsi obbligati, all'interno di una palestra. Qui passa quasi un'altra mezz'ora finché non accade l'altro annunciato momento del programma.
Sul parquet della sala sportiva sono già seduti altri ragazzini, attorniati sugli spalti dagli adulti e tenuti su di giri, per ingannare l'attesa, da un intrattenitore della Disney (“Mickey è il mio boss”, dice al giovanissimo pubblico riferendosi a Topolino). E Mickey Mouse è proprio lì, su un manifesto, in versione patriottica con la bandiera e testimonial del programma di supporto alle famiglie “Blue Star Families”.
Ma non è Topolino la star della situazione, bensì le super impegnate Malia e Sasha Obama, che dopo aver esaurito il gelato rispuntano nuovamente sul palco e leggono a due voci la fiaba dell'Unicorno. Cavandosela, tra l'altro, anche piuttosto bene. Tocca poi alla First Lady, che assieme al colonnello Robert L. Menist Jr., comandante della Guarnigione U.S. Vicenza, legge a due voci un'altra storiella: “Non giocare con il tuo cibo”. Un titolo su misura per Michelle Obama, impegnata in prima linea, come noto, in campagne sociali per l'alimentazione sana e consapevole. Finita la lettura, la celeberrima consorte del presidente degli Stati Uniti saluta e se ne va.
E se ne va - al termine di una giornata veramente campale - anche la maggior parte dei cronisti accreditati all'evento, ma non al'ultima parte del programma, riservata solo alla “stampa selezionata” (network televisivi statunitensi, testate nazionali) come disposto dall'addetto stampa della Casa Bianca, presente in loco: l'incontro della Michelle con una trentina di neo mamme o mamme in attesa, ovviamente born in the U.S.A., per parlare di sostegno alla maternità e alla natalità.
Dopodiché, poco prima delle 16.30, la Obama Family avrebbe lasciato Vicenza per il gran finale del suo tour europeo a Venezia.
Tra i giornalisti che se ne vanno in anticipo ci sono anch'io.
Ed esco dal Villaggio della Pace di Vicenza tenendomi in tasca il souvenir della giornata: il pass-stampa, in forma di badge cartaceo, con impressa la data di oggi e con l'immagine della Casa Bianca. Ma non è questo quello che mi ha colpito, bensì quello che c'è scritto, in inglese, sul retro: “Si prega di distruggere questo badge di carta il giorno successivo alla data indicata”. Mannaggia a 'sti servizi di sicurezza: non ti mollano neanche quando sei fuori dalla loro giurisdizione. Se domani mi vedete per strada tentare di ingoiare qualcosa di strano, sapete che cos'è.
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