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Rossano Veneto, acqua bollente

Esplode a Rossano la questione del “rischio inquinamento” dell'acqua: uno dei pozzi della rete idrica è troppo vicino al sito del previsto impianto di trattamento rifiuti a Cassola. E sabato 27 ottobre sarà mobilitazione in consiglio comunale

Pubblicato il 25 ott 2012
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La questione é stata segnalata nel forum del nostro portale, e sull'argomento si preannuncia ora una nuova azione di mobilitazione che chiama a raccolta la cittadinanza e che riporta in prima linea il Comitato spontaneo di Cassola e Rossano, altresì noto come “No Gassificatore”.
Parliamo di acqua a Rossano Veneto: ovvero del timore - espresso dal Comitato e da diversi cittadini di Rossano residenti nelle zone limitrofe al Comune di Cassola - che l'acqua per uso domestico sia a rischio inquinamento, a seguito del progetto di un impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti anche pericolosi previsto nella zona di via dell'Industria a Cassola, al confine con Rossano, in un sito ubicato a soli 200 metri da uno dei pozzi della rete idrica rossanese.
La questione sarà al centro di un'attesa seduta del consiglio comunale di Rossano, fissata per sabato prossimo 27 ottobre e alla quale il Comitato di Cassola e Rossano - come conferma una comunicazione trasmessa in redazione dal suo portavoce, prof. Egidio Bizzotto - invita i cittadini “a essere tutti presenti, con trombette e fischietti, per difendere la nostra acqua”.

Uno dei numerosi striscioni apparsi in questi giorni tra le case di Rossano Veneto (foto Alessandro Tich)

“Da circa un mese - spiega Bizzotto nella nota - il Comitato "No gassificatore..." sta chiedendo all'Amministrazione di Rossano una delibera di modifica di un punto delle norme di attuazione del P.A.T. (2.5.8.3 Pozzi ad uso idropotabile, idrotermale e idroproduttivo) per mettere in sicurezza i pozzi del Comune di Rossano da attività potenzialmente inquinanti, in particolare il pozzo di via San Paolo, che è riconosciuto dalla A.T.O. BRENTA e dalla Regione Veneto stessa di importanza strategica, perché vi si estraggono annualmente circa 440.000 mc. d'acqua, cioè una quantità d'acqua sufficiente al fabbisogno familiare di almeno 10.000 persone.”
“Purtroppo - continua il referente del Comitato - il pozzo è a soli 200 mt. da una vasta zona produttiva del comune di Cassola in cui possono essere insediate anche attività della 1° classe di pericolosità. Per essere più precisi già è stato approvato dalla Regione Veneto, con delibera 2399 del 29/12/2011, un progetto di stoccaggio e trattamento di rifiuti anche pericolosi con possibilità d'esercizio di 22.000 ton/anno, i cui impianti sono progettati solamente a 220 mt. dal pozzo in questione.”
“Ora, per legge - prosegue Bizzotto - tali impianti non devono interferire con l'area di rispetto del pozzo che la legge ha fissato genericamente dentro un raggio di 200 metri, ma che, data la particolare configurazione geomorfologica del nostro sottosuolo, risulta assolutamente inidonea a proteggerlo da eventuali inquinanti di sversamento. La A.T.O. BRENTA stessa sta provvedendo (anzi la ha già quasi pronta) ad una riperimetrazione delle aree di rispetto dei vari pozzi, che per il pozzo di via San Paolo ha già dichiarato essere notevolmente più estesa verso Nord-ovest dei 200 metri minimi di legge.”
“L'Amministrazione - afferma ancora il portavoce del Comitato di Cassola e Rossano - ci ha sollevato obiezioni di fattibilità perché, a suo parere, arresterebbe l'iter del PAT, di cui ora sono in escussione le osservazioni presentate da cittadini ed Enti e, nonostante le assicurazioni avute dalla Regione, il sindaco Trevisan non vuole accogliere la richiesta dei cittadini, fingendo di accontentarli attraverso una delibera all'interno del P.R.G. vigente.”
Da qui la decisione “di prendere posizione” e “di informare la popolazione di quanto sta accadendo, invitandola a presenziare al Consiglio comunale di Rossano Veneto, sabato 27 c.m. alle ore 9.”
In un volantino che si sta distribuendo a Rossano nelle zone limitrofe a via dell'Industria a Cassola, i promotori della mobilitazione lanciano la loro proposta di soluzione al problema: “l'adozione di una delibera di modifica di un punto delle Norme di Attuazione del P.A.T., in modo che vengano immediatamente recepite le nuove perimetrazioni delle aree di rispetto attorno ai pozzi, non appena l'A.T.O. Brenta le avrà trasmesse alla Regione Veneto.”
Spiegato in parole povere: una modifica che metta al sicuro le acque potabili rossanesi da sostanze pericolose.
La delibera proposta, secondo il Comitato, “è legittima, non rallenta l'iter di approvazione del P.A.T. e diventa immediatamente operante e vincolante per tutti.”
Sempre il volantino afferma “che il sindaco Trevisan non ne vuole sapere, e inventando fantomatici pareri degli avvocati e costi supplementari inesistenti finge di voler risolvere il problema della protezione dei pozzi con una variante sul P.R.G. attualmente in vigore.”
L'acqua, a Rossano Veneto, sta quindi raggiungendo la temperatura di ebollizione e sabato si preannuncia un consiglio comunale molto caldo.
Ma cosa dichiara, al riguardo, il sindaco di Rossano Gilberto Trevisan?
Proprio questo pomeriggio - dopo aver scattato in mattinata alcune foto sui nuovi striscioni di protesta sul tema dell'acqua apparsi sulle case rossanesi, e prima di ricevere in redazione il comunicato del Comitato “No Gassificatore...” - lo abbiamo contattato telefonicamente chiedendo, e ottenendo un appuntamento a domani per un'intervista sulla questione.
Intervista che - dopo la diffusione di quanto sopra pubblicato - si rende ora quanto mai opportuna e necessaria: per quella completezza della notizia, rispetto del diritto di replica e apertura a tutte le voci, nessuna esclusa, che abbiamo sempre posto quali punti fermi del modo di fare informazione di Bassanonet.

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