Pubblicato il 17-08-2020 09:47
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A Enego, sui sentieri dell'avvenire

Operaestate Festival ha portato la seconda tappa sull'Altopiano a Enego, i Fratelli Dalla Via alle prese con Dei e panorami del presente

A Enego, sui sentieri dell'avvenire

I Fratelli Dalla Via in PanoramiX, per Operaestate a Enego

Un incontro sul Sentiero degli Dei, quello di ieri 16 agosto con i PanoramiX del presente, o per meglio dire del contemporaneo. Diego e Marta Dalla Via hanno accolto il pubblico di Operaestate Festival sul prato del Col Bartàise, a due passi dal centro di Enego, dove hanno installato un punto privilegiato di osservazione; da lì hanno restituito detti in prosa, anche in cimbro ma per lo più in mezzo-dialetto, i fotogrammi di un’attualità che connota tante comunità montane dove oggi stanno sempre più sospese le traiettorie dell’avvenire. Una sorta di cengia, quella da cui si può raccontare Enego come emblema di tante comunità-patrimonio montane ma non solo che il progetto artistico coinvolto si propone di leggere e di analizzare, al fine della loro valorizzazione.
Con la consueta simpatia, i due fratelli in maglia a strisce lanerossa dopo avere ringraziato Operaestate e la sua fiducia in loro, da sempre confermata, e poi i sostenitori e il pubblico, hanno invitato quest’ultimo a collaborare, a far amplificare la quota già altissima dei Bovis del luogo (si parla dello sviluppo quotidiano di 37.000 unità, in questa zona-portale energetico che pare sia uno dei soli tre portali al mondo conosciuti con queste caratteristiche). A ruota, hanno dato vita ad alcuni personaggi che hanno raccontato a modo loro la vita che scorre tra i panorami mozzafiato dell’Altopiano. Per caratterizzare, e quindi togliere a questi stereotipi lo spazio vitale una volta detti, sono comparsi i modelli dell’ubriacone nullafacente, del razzista infastidito dall’intraprendenza dei “China boys”, un anziano/a che non si dà pace pensando a cosa è meglio e cosa è peggio e rispetto a cosa; a questi si sono aggiunti l’albergatrice in crisi psicotica per l’arrivo o anche per il non arrivo dei villeggianti, a cui non si sa provvedere se non andando in tilt, uno tsunami a scuotere i tran tran quotidiani fatti di albe e tramonti tra le montagne, e poi lo sconsiderato irretito dalle criptomonete e perché no, l’attore in crisi da post-Covid. In scena, dunque, l’orizzonte del disorientamento.
Se è assurdo costruire nuovi alberghi in località montane dove ormai non nevica più, quale potrebbe essere il nuovo richiamo per il turismo, che è una delle attività da incrementare o comunque da mantenere viva, anche per contrastare lo spopolamento? Be’, il turismo religioso. Perché no? A guardare a cosa accade in questi giorni in quel di Pove del Grappa, un’idea non del tutto sbagliata come richiamo per le allodole, ma è già nelle carte indegna del popolo cimbro i cui discendenti abitano l’Altopiano. La cifra dello spettacolo è l’ironia, il divertimento, ma lo sguardo rivolto dai due artisti a queste comunità-patrimonio esemplari non cela il velo di tristezza. Tra i personaggi in sfilata, una donna invoca una piccola-grande tragedia ambientale che porti alla ribalta dei TG il paesino affacciato alla Valsugana, in modo da renderlo indelebile nella memoria dei più: viene in mente l’attrattiva malata del turismo catastrofico e chi ha fatto un giro prima dello spettacolo a Marcesina sente un tuffo al cuore, insieme a qualche impulso poco edificante nei confronti della signora.
Diego Dalla Via a un certo punto chiede cosa possa mai fare il teatro contemporaneo, per la valorizzazione di un territorio dove è proprio una visione chiara del qui e ora, il contemporaneo appunto, il grande assente pieno di incognite, tutto che scorre avvolto dalla nebbia, o meglio per l’altitudine dalle nuvole. Anche pontificare, lo inscena Marta, serve a poco. L’invito all’azione è rivolto al pubblico, a una comunità più allargata che si prenda carico e cura delle piccole realtà territoriali in crisi che la circondano. L’unione fa i Bovis.
Bel messaggio, unito anche a quello di "Walter - i boschi a nord del futuro", e idea efficace quella dello spettacolo in immersione ideato dai due Cimbri di Tonezza a seguito di una serie di incontri con la popolazione locale e di sopralluoghi, anche perché affermato senza retorica e prediche malriposte, appeso a siparietti simpatici e pieni di ironia.

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