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Il colosso di Bassano

Conclusa la ricomposizione del Cavallo colossale di Antonio Canova. Prima del suo ritorno al Museo Civico di Bassano, l’imponente capolavoro restaurato sarà esposto alle Gallerie d’Italia a Milano, nell’ambito del progetto “Restituzioni”

Pubblicato il 11 nov 2025
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Il Cavallo colossale di Antonio Canova, opera simbolo delle collezioni bassanesi, risorge dalle ceneri: o per meglio dire, dai frammenti che per oltre cinquant’anni hanno atteso nei depositi dei Musei Civici di Bassano del Grappa di essere ricomposti e restituiti al pubblico nella loro straordinaria interezza.
Tra le ultime opere realizzate in vita dal genio di Possagno, il Cavallo colossale è una monumentale statua in gesso dipinto a finto bronzo nata come modello per la scultura equestre del Re di Napoli Ferdinando I di Borbone.
Per volere del fratello Giambattista Sartori Canova l’opera giunse al Museo di Bassano nel 1849 insieme all’imponente collezione di gessi, monocromi, bozzetti e documenti canoviani, e qui rimase esposta fino alla fine degli anni Sessanta quando, in occasione di importanti lavori di riallestimento, fu smontata e trasportata nei depositi al fine di trovarle una nuova e più adeguata collocazione.

Foto: JPS

Questa nuova collocazione non fu mai trovata, e per oltre cinquant’anni i suoi numerosi frammenti sono stati condannati all’oblio in grave stato di deterioramento.
A lungo la ricomposizione del grande gesso è stata ritenuta impossibile, ma la messa a punto di nuove tecnologie applicate al restauro e il fondamentale contributo di partner e sostenitori privati hanno permesso al colosso di tornare a risplendere.
A ridargli vita è stato l’innovativo progetto promosso e organizzato dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Alta Sorveglianza ai lavori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza e il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni” e il Main sponsor Venice in Peril Fund.

L’ambizioso progetto di restauro, condotto dalla ditta Passarella Restauri, è iniziato da un’attenta fase di catalogazione e di studio dei frammenti che ha permesso di scoprire informazioni inedite sull’opera e sugli interventi successivi alla sua realizzazione. Durante l’analisi è infatti emersa la presenza di materiali aggiunti in epoca ottocentesca, risalenti al primo riassemblaggio della scultura, cioè a quando questa fu trasportata dal laboratorio romano di Antonio Canova a Possagno e, da qui, al Museo di Bassano del Grappa nel 1849.
Tali aggiunte postume - composte da gesso, cocci di mattone, vasellame e fasciame metallico - avevano causato un notevole inspessimento della parte interiore del Cavallo e aumentato di oltre 400 kg il peso della scultura, rendendo necessario un delicato lavoro di rimozione: un’operazione, eseguita manualmente e con strumenti di precisione, che ha consentito di risalire alla superficie originale del gesso canoviano, come comprovato dal ritrovamento di un frammento di un libro di tardo Settecento che casualmente era capitato in mezzo all’impasto.
Una volta alleggeriti i frammenti, si è passati alla lunga e onerosa fase di riassemblaggio: la ricerca dei vari punti di contatto degli oltre duecento frammenti dell’opera, la creazione di nove macro-sezioni e infine l’accostamento graduale dei grandi e pesanti pezzi, ripetuto più volte affinché non si presentassero dislivelli.
Contestualmente, con la collaborazione dello studio R.S. Ingegneria di Padova, è stata progettata e realizzata la nuova struttura portante interna al corpo del Cavallo colossale, che permette di sostenere l’intero peso dell’opera senza gravare sulle zampe, rifacendosi all’originaria struttura canoviana. Il nuovo telaio metallico sorregge le varie parti dell’opera e ne scarica i pesi su un basamento tecnologico rinforzato, garantendone la protezione anche in caso di elevate sollecitazioni sismiche.
Le operazioni si sono concluse con il restauro estetico della superficie, ovvero la rifinitura degli stucchi e l’integrazione pittorica delle lacune, eseguita ad acquerello e a tempera in un tono leggermente più chiaro rispetto all’originale, per distinguere visivamente gli interventi di restauro pur garantendo una lettura armonica dell’opera.

L’importante traguardo raggiunto si inserisce nell’ambito del progetto “Restituzioni”, il programma biennale di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese curato e promosso da Intesa Sanpaolo.
La prima tappa in cui la scultura sarà visibile nella sua interezza è infatti la prestigiosa cornice delle Gallerie d’Italia di Milano che, dal 28 novembre 2025, ospiterà la mostra “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo” e che vedrà proprio il colosso essere l’opera simbolo attorno a cui si sviluppa idealmente il percorso di mostra.
A seguito della mostra milanese, il capolavoro restaurato potrà finalmente tornare a Bassano del Grappa e ritrovare il proprio posto tra le sale del Museo Civico.

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