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PFBA, il CoVePA accusa: “Confermati i nostri calcoli”

La Relazione Sottani certifica 4050 tonnellate di PFBA, di cui quasi la metà fuori sito. Il portavoce del comitato: “È disastro ambientale, i materiali vanno sequestrati”

Pubblicato il 10-11-2025
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Sale la tensione sul fronte della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Veneto.
Il Comitato Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA) ha diffuso una comunicazione ufficiale, basata sulla “Relazione Sottani”, che quantifica in modo allarmante la quantità di PFBA (un PFAS impiegato nei lavori) immessa nell’ambiente: 4050 tonnellate.

Confermato l’uso di 4 milioni di chili di sostanza: circa 2000 tonnellate di PFBA sono state distribuite "off-site TRC" in decine di cave.

La cifra, ritenuta inizialmente "uno sproposito" dallo stesso CoVePA, trova ora conferma in quella che viene definita una vera e propria peer review tecnica.
«Noi parlavamo di migliaia di tonnellate di PFBA, essendo arrivati a calcolare 4 milioni di chili di sostanza impiegata. Ci sembrava uno sproposito, ma avevamo fatto i calcoli giusti» ha dichiarato l’architetto Follesa del Comitato.

I dati contenuti nella Relazione Sottani, che include anche elementi dedotti da informazioni tecniche e dai report del noto “Underground Team Research” di Mapei, indicano una dispersione significativa della sostanza.
Secondo il documento, circa il 52% delle 4050 tonnellate (ovvero più di 2000 tonnellate) rimane in sito, ma il restante 48% è finito "off-site TRC", nelle terre e rocce da scavo.
Ciò significa che quasi 2000 tonnellate di PFBA sarebbero state distribuite in decine di cave e ambiti di lavorazione della ghiaia nel territorio.

Le critiche del CoVePA non si limitano ai numeri.
L’architetto Follesa ha espresso preoccupazione per i presunti "sconticini" e la mancata estensione delle aree di studio, temendo una sottovalutazione del rischio.
Ma è il portavoce per l’Ovest Vicentino del Comitato a lanciare l'accusa più pesante, inasprendo i toni sulla potenziale ricaduta penale della vicenda:
«I materiali nelle cave e ogni camion che esce da questi siti sta aggravando la situazione, sono corpi del reato e andrebbero sequestrati.
Si sta trasformando l’accusa mossa dalla procura in disastro ambientale e avvelenamento delle acque e di sostanze alimentari».

Il CoVePA sottolinea l’evidente volontà di avvelenare, dato che la scheda di sicurezza dei prodotti è chiara.
L’azione, come descritta, configura l’immissione di sostanze tossiche idonee a creare un pericolo concreto per i consumatori, con pene che, in base al Codice Penale, arrivano non inferiore a 15 anni e persino all'ergastolo in caso di decesso.

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