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Su e zo per i Pfas
L’altalenante concentrazione di Pfas rilevata nei rubinetti di alcune case di S. Croce: prima con picchi allarmanti e poi con valori scesi sotto i limiti di legge. Renzo Masolo e Paolo Retinò chiedono chiarezza: “L’amministrazione collabori con noi”
Pubblicato il 27 set 2025
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Con un argomento delicato e scabroso come quello dei Pfas, le sostanze chimiche perfluro-alchiliche che possono inquinare le acque con conseguenze nocive per la salute umana, ci vuole un niente a dare informazioni tali da generare allarme sociale.
E non è questo lo scopo di questo articolo, come non lo è quello dei promotori della conferenza stampa di cui ci occupiamo in questa sede.
Ma a Bassano del Grappa abbiamo comunque un problema che non va sottovalutato.
Il consigliere comunale Paolo Retinò e il consigliere regionale Renzo Masolo (foto Alessandro)
Si tratta della presenza di Pfas rilevata in determinate concentrazioni nelle acque potabili di alcune abitazioni e di una fontanella pubblica nel popoloso quartiere di S. Croce.
È questo l’argomento dell’incontro con i media convocato a Casa Marinali dal consigliere regionale di AVS - Alleanza Verdi e Sinistra Renzo Masolo e dal consigliere comunale di Bassano per Tutti - Europa Verde Paolo Retinò.
Prima di entrare nel merito della questione, diamo innanzitutto l’informazione di base.
Secondo la normativa vigente. il limite per la concentrazione di Pfas nell’acqua potabile è fissato a 100 ng/l (nanogrammi per litro).
Teniamolo sempre ben presente, perché nella prima parte di questo articolo dovremo dare i numeri.
La questione messa sul piatto da Masolo e Retinò riguarda una serie di analisi sui rubinetti di casa fatte effettuare da cittadini privati nelle loro abitazioni nella zona di Bassano sud e nella fattispecie nel quartiere di S. Croce.
Lo scorso 4 aprile, tramite un laboratorio di analisi accreditato, sono stati compiuti 4 rilevamenti sulle acque per consumo domestico in altrettante abitazioni, più un campionamento d’acqua sulla fontana del parco pubblico Baden Powell.
3 rilevamenti su 4 nelle case private hanno fatto registrare una concentrazione di Pfas superiore ai 100 ng/l e sull’acqua della fontana del parco è scaturito il dato di 211 ng/l, oltre il doppio della soglia di legge.
Tra l’1 e il 4 maggio è stato quindi effettuato un campionamento più esteso, sempre su iniziativa dei privati e con lo stesso laboratorio.
Sono state compiute 15 analisi su abitazioni e fontane, di cui 13 nella stessa zona di Bassano, una a Rosà e una a Cassola.
12 rilevamenti su 15, tutti di Bassano, hanno fatto registrare una concentrazione di Pfas superiore ai 100 ng/l e in una abitazione del quartiere S. Croce è stato raggiunto il picco di addirittura 351 ng/l.
Infine, il 20 giugno, i cittadini privati hanno fatto eseguire il cosiddetto “double check” e cioè “doppio controllo”, affidato a due distinti laboratori di analisi: quello che aveva già compiuto i primi due rilevamenti e un secondo laboratorio indipendente.
Il “double check” ha riguardato 4 abitazioni già interessate da valori di Pfas superiori a 100 ng/l: i risultati separati di entrambi i laboratori hanno coinciso tra loro e questa volta hanno rilevato una concentrazione ampiamente rientrata nella norma, vale a dire un valore medio di 50 nanogrammi per litro.
Dati altalenanti che non aiutano di certo a capire quale sia il reale stato delle cose e per quale motivo, laddove in primavera era stata superata la soglia di legge, poi i valori sono tornati ben sotto alla medesima.
Per questo nel mese di luglio Renzo Masolo ha presentato un esposto in Procura, tramite i Carabinieri, affinché “venga fatta chiarezza” sulla discrepanza dei risultati, a fronte anche del fatto che dal 2017 nei pozzi dell’acquedotto pubblico (Etra compie le analisi dal pozzo al contatore e non all’interno delle case private) viene regolarmente rispettato il limite di 50 ng/l.
Ma per Masolo e Retinò, proprio il fatto che i Pfas sono comunque presenti nell’acqua potabile di Bassano, anche se concentrati al di sotto della soglia di sicurezza, pone la questione della qualità dell’acqua che si beve in città.
Ricordano che i perfluoro-alchilici sono sostanze persistenti, che si protraggono nel tempo, e il rischio è quello del loro “bioaccumulo” nel nostro organismo nel corso degli anni. Masolo sottolinea inoltre che “i limiti nazionali di 100 nanogrammi per litro sono tarati su un essere adulto e non sull’organismo di un bambino”.
Nell’ultimo consiglio comunale Retinò ed altri colleghi di minoranza hanno sollevato la questione della qualità dell’acqua bassanese con un’interrogazione alla quale l’assessore all’Ambiente Andrea Viero ha risposto che i primi esiti delle analisi private, coi picchi già citati prima, sono risultati “incoerenti” coi campionamenti sulla rete idrica nella stessa zona di Etra e Ulss 7 che hanno confermato i valori medi di 50 ng/l.
Ma per i relatori della conferenza stampa tutto questo non basta.
Viene ricordata la mozione, promossa dalle Mamme No Pfas e proposta dalle minoranze, approvata all’unanimità lo scorso maggio dal consiglio comunale di Bassano a favore di “provvedimenti di messa al bando dei Pfas che deve per forza rientrare in una legge nazionale”.
“Noi sollecitiamo gli amministratori - spiegano Retinò e Masolo - a capire che la mozione deve essere un punto di partenza per attivare un percorso partecipativo tra amministrazione, associazioni, cittadini ed enti preposti per fare in modo di combattere questa battaglia contro l’inquinamento.”
“Il nostro non è un approccio di allarme - precisano -. Chiediamo che questa vicenda delle analisi private venga approfondita e vogliamo sapere cosa bevono i cittadini a Bassano. L’amministrazione si impegni in questo e invitiamo l’amministrazione a collaborare con noi.”
Sull’argomento, si segnalano inoltre altri tre interventi.
Il primo è quello dell’europarlamentare di Europa Verde Cristina Guarda, che in merito alla presenza di Pfas nelle acque potabili di Bassano ha trasmesso da Bruxelles un videomessaggio mostrato in conferenza stampa.
“Siamo di fronte ancora una volta ad una situazione che desta una particolare preoccupazione e dovrebbe essere presa in prima linea in mano da parte della Regione e delle autorità competenti”, dichiara Guarda.
“Per questo - continua - ho presentato un accesso agli atti all’Azienda Ulss 7, al Comune di Bassano, a Etra e ad Arpav, chiedendo tutti i rapporti di prova e le analisi delle acque potabili degli ultimi due anni, la corrispondenza tra enti e gestori sulla qualità delle acque, i piani di sicurezza delle acque e le relazioni tecniche sui sistemi di trattamento, la documentazione sui pozzi e le fonti di approvvigionamento, i controlli esterni svolti dall’Ulss begli ultimi tre anni ed eventuali deroghe e autorizzazioni rilasciate per specifici parametri chimici.”
“Questo l’ho fatto - è un altro passaggio del video-intervento dell’eurodeputata - perché voglio avere contezza della situazione e perché i cittadini hanno il diritto di sapere la verità: da dove arriva questa contaminazione e se l’acqua che beviamo è davvero sicura.”
Il secondo è quello della consigliera regionale del PD Chiara Luisetto che ha presentato un’interrogazione alla giunta veneta sulle tracce di inquinamento da Pfas “rilevato in alcuni pozzi di Bassano e di Creazzo”.
“Questo è un tema prioritario per la salute dei cittadini - commenta -. Non si tratta di fare facile allarmismo, ma di non sottovalutare potenziali rischi per la salute di fronte ai quali il principio di prudenza deve essere sempre prioritario.”
“È necessario - conclude Luisetto - che la Regione dia risposte immediate e fare chiarezza.”
Infine, con un comunicato stampa trasmesso ieri, l’Azienda Ulss 7 Pedemontana conferma “la piena potabilità dell’acquedotto di Bassano del Grappa”.
È quanto emerge dai test fatti dal Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Ulss 7 “con ripetuti prelievi che hanno sempre evidenziato il pieno rispetto dei parametri di legge sia per quanto riguarda i valori chimici, sia quelli microbiologici”.
“Le verifiche vengono effettuate con cadenza periodica sulla base delle normative di legge - spiega il dott. Antonio Stano, Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 7 Pedemontana - e non hanno mai rilevato anomalie, nemmeno per quanto riguarda i pozzi nell’area di Santa Croce che è stata posta recentemente all’attenzione dell’opinione pubblica.”
“È vero infatti che è stata rilevata la presenza di Pfas, ma sempre ampiamente al di sotto dei limiti di legge, che prevede una concentrazione massima di 100 nanogrammi per litro. Vorrei ricordare inoltre che ulteriori controlli vengono fatti in modo indipendente anche da Etra e da Arpav. Vi è dunque un sistema di monitoraggio costante, capillare e svolto da più Enti”, conclude Stano.
E con questo, almeno per oggi, concludiamo anche noi.
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