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L’imbarazzo della scelta
Consiglio comunale diviso e maggioranza divisa sulla mozione di Fratelli d’Italia per l’intitolazione di un luogo pubblico di Bassano del Grappa a Sergio Ramelli. Ma alla fine, grazie al gioco delle astensioni, il provvedimento viene approvato
Pubblicato il 16 mag 2025
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Il fantasma scomodo di Sergio Ramelli, evocato dalla mozione presentata dal gruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale per l’intitolazione al suo nome di un luogo pubblico a Bassano del Grappa, divide - inevitabilmente - l’assemblea e divide anche la maggioranza ma alla fine, grazie al gioco delle astensioni, il provvedimento passa.
È l’esito di una discussione che si è protratta in aula per oltre due ore, compresa una lunga sospensione dei lavori consiliari in cui si pensava che la mozione potesse essere ritirata.
Il consiglio comunale impegna pertanto il sindaco e l’amministrazione comunale a intitolare un luogo pubblico della nostra città, con tanto di targa commemorativa (“Sergio Ramelli, studente e militante politico ucciso per i suoi ideali”), al ragazzo 18enne di destra che 50 anni fa fu massacrato a colpi di chiave inglese davanti a casa a Milano da un commando di Avanguardia Operaia per poi morire il 29 aprile 1975 dopo 47 giorni di agonia.
Fonte immagine: Cultura Identità (culturaidentita.it)
Non solo: la mozione approvata impegna l’amministrazione comunale a promuovere con un evento pubblico l’inaugurazione del luogo dedicato (una via, una piazza, un parco, una sala oppure un altro luogo liberamente accessibile al pubblico) coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini “al fine di diffondere un messaggio di pace e di rispetto”.
E ancora a collaborare con le istituzioni locali, provinciali, regionali e nazionali “per garantire che la memoria di Sergio Ramelli e di tutte le vittime di violenza degli “anni di piombo” sia preservata e valorizzata nel tempo”.
Il primo colpo di scena avviene già all’inizio, dopo la lettura del testo della mozione da parte del capogruppo di FdI Stefano Giunta che conclude con queste parole:
“Lo spirito di questa mozione è che la tragedia di Sergio Ramelli diventi un monito per le giovani generazioni e contribuisca a quella pacificazione nazionale di cui tanto si parla ma su cui pochi si esprimono.”
Replica dalle opposizioni Gianni Zen, con un riferimento al nuovo Papa:
“Disarmiamo anche la memoria perché possa essere condivisa, andando oltre certe rievocazioni sulla tragedia di Sergio Ramelli che ci ha colpito tutti.”
Zen chiede quindi una sospensione dei lavori “per andare in una direzione diversa, nel ricordo di tutte le vittime di quegli anni di piombo, perché ci sia una effettiva pacificazione della memoria.”
Il consiglio comunale viene così interrotto e l’interruzione dura a lungo.
Più tardi il consigliere Manuel Remonato rivelerà che durante la sospensione Stefano Giunta, in un incontro fra i capigruppo, era intenzionato a ritirare la mozione ma poi la maggioranza si è riunita nella sala del sindaco ed è arrivato il contrordine.
Ripresi i lavori, Riccardo Poletto contesta “l’iniziativa identitaria” della mozione, così come definita dal consigliere Gianluca Pietrosante (“È un’iniziativa identitaria che però va oltre l’identitarismo di partito”).
“Il consiglio comunale - afferma Poletto - non è il luogo in cui chiedere agli altri adesioni a iniziative identitarie. Quella di Sergio Ramelli è una tragedia immane, ingiustificata e motivo anche oggi di sofferenza, ma come la sua ce ne sono molte altre, purtroppo.”
Poletto chiede pertanto il ritiro della mozione.
Irremovibile Giunta, colui che può ritirarla:
“Insisto perché si vada al voto. Altrimenti si perpetuerebbe con le parole quello che 50 anni fa è stato fatto con le chiavi inglesi.”
Caspita: addirittura.
Dai banchi di minoranza Manuel Remonato propone un emendamento alla mozione dichiarando, fra le altre cose, quanto segue:
“Gli scopi di questa mozione possono essere due, alternativi tra loro. Il primo è quello dichiarato dal consigliere Giunta e dal Gruppo Fratelli d’Italia, ovvero restituire dignità a un ragazzo innocente e lanciare alla città un messaggio di pacificazione. Il secondo è appropriarsi della figura di Ramelli come martire di una certa parte politica, strumentalizzandone la memoria per una sorta di prova di forza identitaria.”
“Il contesto innegabile - aggiunge Remonato - è che il nome di Ramelli oggi viene usato e strumentalizzato per manifestazioni in cui si fa il saluto romano, in cui si fomenta odio e violenza politica.”
Per cui “una targa del genere è motivo di divisione, di scontro e di ulteriore aggravarsi di spaccature profonde che continuano ad esistere”.
L’emendamento propone pertanto “di estendere la platea di persone a cui dedicare il luogo cittadino che verrà prescelto, a tutte le vittime, a tutti coloro che sono stati uccisi in nome di un’ideologia”.
Si aggancia sempre dai banchi di minoranza Paola Tessarolo che ravvede nell’emendamento proposto lo stesso spirito della mozione nel punto in cui questa chiede di promuovere “una cultura di pace, tolleranza e riconciliazione”.
Ma il capogruppo FdI Giunta respinge la proposta e fa l’irremovibile bis:
“L’emendamento toglie i nomi, rende acefala questa mozione. A 50 anni di distanza, i nomi di alcune persone che rappresentano una certa parte politica creano disagio.”
Nella discussione che segue emerge innanzitutto il disagio in minoranza di Paola Teosini che propone che sia la giunta comunale a intitolare il luogo pubblico a Ramelli, come è nelle sue competenze, evitando così al consiglio di prendere una decisione così controversa.
Il sindaco Nicola Finco annuncia che voterà a favore “perché è la storia di un ragazzo che per il suo credo politico ha perso la vita” e sostiene che non vede “nulla di male se si decide oggi di ricordare una figura importante come la sua”.
Ma aggiunge: “Lascio alla mia maggioranza la completa libertà di voto su questo argomento.”
“Finché uno celebra i suoi morti disdegnando quelli degli altri non ci sarà mai pacificazione”, dichiara sempre dai banchi di minoranza Paolo Retinò che poi stila un elenco di nomi di giovani vittime della violenza politica nell’Italia degli anni ’70, sia di destra che di sinistra.
Un omaggio “bipartisan” ai morti ammazzati negli anni di piombo, più o meno coetanei di Sergio Ramelli, che riceverà poi il plauso nientemeno che di Federica Finco sul fronte opposto della sala consiliare.
Ed è proprio sul fronte di maggioranza che si manifesta la nuova sorpresa.
Gianni Castellan, l’enclave di centrosinistra nella maggioranza di centrodestra, sposa la proposta della Teosini e chiede il ritiro della mozione “per fare in modo che il sindaco vada nella direzione della mozione stessa, trasferendo la responsabilità della scelta alla giunta e per far sì che il consiglio venga messo in protezione da quello che inevitabilmente per la seconda volta accadrà.”
Accidenti: e qual è stata la prima volta? Probabilmente il voto sulla Polizia Locale che, come è noto, ha spaccato la maggioranza
“Sulla mozione - afferma Castellan - non sono d’accordo né sul metodo né sul merito.”
Giunta fa l’irremovibile 3, la vendetta:
“La mozione dà già mandato alla giunta comunale e insisto nella mozione.”
Chiude le danze il presidente del consiglio comunale in quota Fratelli d’Italia Stefano Monegato che legge un suo discorso scritto che termina così:
“Abbiamo l’occasione anche a Bassano di dare un segnale chiaro e forte. Eravamo, siamo e saremo contro la violenza, sempre. Invito tutti a comprendere il vero spirito dell’iniziativa, senza pensare a nessun altro secondo scopo politico. Un Paese maturo ha il dovere di condannare tutta la violenza e in questo caso la memoria di Sergio Ramelli dovrebbe essere condivisa da tutte le persone di buona volontà in grado di riconoscere un simile orrore.”
“Perché se ancora oggi ci si divide su un ragazzo così brutalmente assassinato - conclude Monegato -, il problema non è Sergio Ramelli, il problema siamo noi.”
Amen.
Si passa dunque a votare l’emendamento proposto da Remonato e cioè allargare l’intitolazione del luogo pubblico a tutte le vittime della violenza politica degli anni di piombo.
L’emendamento viene respinto con 5 voti favorevoli (Poletto, Zen, Remonato, Retinò, Tessarolo), 10 voti contrari (Pavan, Pietrosante, Faccio, Finco Nicola, Fietta, Giunta, Monegato, Caron, Schirato, Piccolotto) e 5 astenuti, di cui 4 di maggioranza (Castellan, Finco Federica, Teosini, Tessarollo, Bindella).
Federica Finco, stuzzicata da Remonato che parla di “atteggiamento pilatesco” di chi si è astenuto dal voto, oltre a ribattere al collega di minoranza di “moderare i termini” replica di astenersi “per il metodo” di una “mozione divisiva”.
“Se ne è voluto fare un caso che ci è costato due ore per arrivare a nulla”, dichiara la Finco.
Poi si passa finalmente alla votazione sulla mozione, dopo una discussione che ha generato in più di qualche consigliere l’imbarazzo della scelta.
L’esito è uguale alla votazione precedente, in termini numerici rovesciati e con gli stessi identici nomi: 10 favorevoli (ovvero i 10 consiglieri contrari all’emendamento), 5 contrari e 5 astenuti.
Bassano del Grappa avrà il suo luogo pubblico intitolato a Sergio Ramelli.
Ma la vera notizia politica della serata è una affermazione che Gianni Castellan tira fuori all’improvviso in sede di dichiarazione di voto, dopo aver spiegato i motivi della sua astensione:
“Io sono a pieno titolo dentro questa maggioranza. Registro solo che all’interno di questa maggioranza, visto che siamo in una fase identitaria, i problemi non li sta ponendo Italia Viva, non li sta ponendo il gruppo politico a cui io appartengo, ma ben altre sono le questioni all’interno della maggioranza che prima o dopo dovremo risolvere. Perché da questo punto di vista diventa davvero difficile, di questo passo, arrivare a fine legislatura.”
Grande Castellan The Legend: anche se i retroscena che gli hanno fatto pronunciare simili parole mi sono ancora ignoti, alla fine chi riesce a sorprendermi è sempre lui.
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