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Oggi vi insegno qualcosa: “mura mura”. In malgascio, e cioè nella lingua del Madagascar, significa “piano piano”.
È la prima frase, che è anche l’espressione di una filosofia di vita, che i turisti imparano nella Grande Isola, tra i lemuri che ti fanno le feste se hai un pezzetto di banana da offrire, tra i camaleonti mimetizzati sull’albero davanti alla finestra del tuo hotel e in mezzo alla gente, sempre sorridente. Che bei ricordi.
Chi però non va “mura mura” ma anzi sta premendo sull’acceleratore, nella fattispecie dal punto di vista del marketing territoriale, è la città veneta delle mura per antonomasia: Cittadella.
Fonte immagine: muradicittadella.it
Qualche giorno fa ho ricevuto via mail la newsletter dell’Ufficio IAT e Mura di Cittadella, che viene trasmessa mensilmente in redazione e che informa sugli orari delle visite ai monumenti e sugli eventi e iniziative in programma nel mese a venire.
Non ci ho mai fatto caso più di tanto perché l’Alta Padovana, per quanto confinante col Bassanese, non rientra nel territorio di riferimento dei miei articoli.
Questa volta però, spronato anche dalla penuria di notizie del mese di agosto, ho fatto clic per dare una scorsa ai contenuti.
E la prima cosa che mi è saltata all’occhio e mi ha davvero sorpreso è stata l’intestazione della newsletter: una foto delle mura di Cittadella con la scritta “Top 5 - Migliore Destinazione Turistica d’Europa 2023”.
Caspita: è una notizia che mi ero perso.
Ho quindi immediatamente fatto le opportune ricerche su internet che hanno confermato il prestigioso risultato ottenuto dai nostri vicini di casa.
L’anno scorso, come ogni anno, la piattaforma belga European Best Destinations, organizzazione con sede a Bruxelles, nata per promuovere la cultura e il turismo in Europa, ha stilato la classifica delle 20 mete più gettonate nel nostro continente.
Il “contest” annuale si basa sulle votazioni e sui giudizi di turisti e viaggiatori attraverso i canali social e sul sito dedicato europeanbestdestinations.com.
Ebbene: Cittadella si è candidata al concorso - direi anche coraggiosamente -, è stata prescelta tra i finalisti e con un totale di più di 54mila voti ottenuti ha conquistato il quinto posto assoluto tra le destinazioni più gradite in Europa, attestandosi nella Top 5 della classifica 2023, superata solamente da Varsavia, Atene, Maribor e Vienna.
Dietro alla città murata si sono classificate altre quindici località europee, tra cui Toledo e Rodi e alcuni insignificanti paesucoli come Londra, Praga e Copenaghen.
Va chiarito che la classifica di European Best Destinations non si basa sul concetto di destinazione turistica vero e proprio, vale a dire una località in cui chi arriva da fuori rimane anche a pernottare.
Gioca più che altro sulle impressioni e sulle recensioni dei visitatori, indipendentemente dal fatto che gli stessi vi prenotino o meno anche una stanza d’albergo o un B&B.
Ma poco importa: al netto della “scientificità” di questa gara tra destinazioni europee, è quanto basta per cavalcarci sopra con la promozione d’immagine, come Cittadella sta facendo giustamente da un anno a questa parte.
Degli oltre 54mila voti che hanno premiato l’offerta turistica cittadellese, il 31% è stato garantito da visitatori italiani. Per quanto riguarda invece gli arrivi dall’estero, il 26% dei voti a favore è stato espresso da viaggiatori del Regno Unito, seguiti dagli Stati Uniti (14%) e da Francia e Germania (entrambe 9%).
Con poco più di 20mila abitanti, nel 2023 Cittadella è stata inoltre la destinazione che ha raccolto il maggior numero di voti in rapporto alla popolazione residente.
Come informa l’organizzazione di European Best Destinations, la città dell’Alta Padovana era stata selezionata tra i finalisti del concorso, tra oltre 400 mete europee candidatesi in prima istanza, “per la sua qualità della vita, la sua offerta culturale e gastronomica, i suoi eventi, le sue infrastrutture, il suo patrimonio”.
A seguito del titolo conquistato sul podio dei Top 5, l’anno scorso l’Ufficio Turistico di Cittadella ha ricevuto il logo “European Best Destination 2023” che sta utilizzando da allora, gestito per conto del Comune da un’agenzia locale di servizi per il turismo (Historia Travel), pubblicato online nei canali web della città murata e stampato su tutto il materiale cartaceo per le fiere nazionali e internazionali di settore a cominciare dal Bit di Milano, nonché elemento centrale di un’immagine coordinata di Cittadella completamente rinnovata.
Grazie inoltre a questo colpo di fortuna, il nome di Cittadella ha ricevuto visibilità in riviste e portali come National Geographic, Condé Nast, Corriere Viaggi, Yahoo, Forbes USA.
Concorso a parte, il 2023 è stato comunque un anno da incorniciare per l’“attrattività d’area” cittadellese.
I dati ufficiali dell’Ufficio IAT hanno registrato quasi 100mila visitatori sopra le mura (91.450 per l’esattezza), più di 8.400 ingressi al Teatro Sociale eccetera, oltre alla vendita di ben 5.674 Cittadella Card, il biglietto cumulativo che consente di visitare i cinque principali monumenti e musei della città, tutti con una tariffa scontata.
Tutto questo sta accadendo in un territorio confinante con il nostro.
Per cui non può che sorgere spontanea la domanda comparativa e conclusiva: riguardo al tema dell’attrattività turistica, che cosa sta facendo nel frattempo Bassano del Grappa, la bella addormentata sul Brenta?
Per rispondere alla domanda di cui sopra non basta il paragrafo conclusivo di un articolo.
Ne scrivo oltretutto da lunghi anni e tuttavia, in merito al decollo definitivo e territorialmente condiviso di Bassano e del Bassanese come “destinazione” turistica riconosciuta e non solo come terra di conquista dei gitanti del weekend, continuiamo sempre a rimanere all’anno zero.
In campagna elettorale il sindaco Nicola Finco si è dichiaratamente esposto sull’argomento con la promessa di istituire finalmente il Marchio d’Area.
Di Marchio d’Area, sul modello dei felici e geograficamente non lontani esempi del Trentino e dell’Alto Adige, si parla già dal 2014, l’anno del primo vagito del progetto del tavolo di marketing territoriale dei Territori del Brenta.
Il progetto in quanto tale è ormai da tempo scomparso dai radar, affossato dalla mai raggiunta comunanza di intenti tra le amministrazioni pubbliche, che legittimamente cercano consensi, e gli operatori turistici privati, che legittimamente cercano clienti: le due facce della medaglia della promozione territoriale, una delle quali non può fare a meno dell’altra.
Restano però valide le buone pratiche messe in campo da quella esperienza, che possono costituire una prima base di confronto per il sindaco Finco nel suo annunciato obiettivo di istituire il Marchio una volta per tutte.
Ma avere un Marchio d’Area, che in quanto tale non riguarda solo la città ma anche il comprensorio, sarebbe inutile senza un sistema di “governance” pubblico-privato che ne gestisca gli onerosi impegni e gli attesi benefici.
Si può ambire a diventare “destinazione” anche in altro modo e l’esempio della vicina Cittadella è lampante: nessun Marchio d’Area ma un solo elemento identitario (le mura, come per noi il Ponte), azione promozionale concentrata sulla città e non sul territorio comprensoriale, sinergia tra ente pubblico e componente privata per l’offerta dei pacchetti di visita, strumenti di agevolazione economica per turisti e visitatori. E i risultati, come abbiamo visto, arrivano.
Ma Bassano non è Cittadella: è una città che continua a stare ferma e a guardarsi allo specchio, credendosi la più bella del reame, senza accorgersi che l’immagine dello specchio riflette l’esatto opposto della realtà.
Mi piacerebbe essere smentito, ma ho la netta sensazione che la reale presa di coscienza sulle potenzialità di destinazione turistica della bella addormentata sul Brenta continuerà ad andare avanti così: “mura mura”.
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