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Battaglione Sammarco
Quando la cultura è fatta dai giovani: al cinema Valbrenta di Solagna, per la prima serata della rassegna Veneto Barbaro, riti e credenze del Veneto contadino in un film del regista padovano Michele Sammarco
Pubblicato il 28 giu 2022
Visto 8.452 volte
Caspita: per essere dei barbari, sono molto civilizzati.
Mi riferisco al gruppo di giovani che portano avanti la pazza idea di promuovere la cultura in Valbrenta e che anche quest’anno organizzano a tale scopo la rassegna estiva Veneto Barbaro, come ha già puntualmente spiegato in un suo articolo nel canale Cultura di Bassanonet la nostra brava Laura Vicenzi (www.bassanonet.it/cultura/29938-al_centro_il_paese_al_veneto_barbaro.html).
In questo mini-festival strutturato su tre appuntamenti e incentrato nella corrente edizione sul tema dei paesi e dei piccoli centri abitati quali avamposti di resilienza e di sostenibilità, la serata di apertura è stata dedicata al cinema.
Foto di gruppo finale con gli organizzatori. Il regista Michele Sammarco è il primo a destra (foto: Antonio Smaniotto)
Dimenticatevi Hollywood: sto parlando di cinema giovane, di generazioni artistiche emergenti, di nuovi talenti della macchina da presa che grazie anche a iniziative come questa si fanno conoscere al pubblico.
L’ouverture di Veneto Barbaro 2022 ha avuto luogo venerdì 24 giugno alla Sala Cinema-Teatro Valbrenta a Solagna, luogo di cineforum e per cinefili, un piccolo gioiellino con grande schermo rimasto chiuso per troppo tempo per il blocco agli eventi di spettacolo della pandemia. Entrata libera, un’installazione all’ingresso realizzata coi rifiuti recuperati in riva al Brenta (e poi capirete il perché) e soprattutto tanti giovani seduti in platea.
Un pezzetto di futuro convenuto in sala che ha emanato un’aria fresca di vitalità, come il vento che spira nella Valle.
Giovane in gran parte il pubblico, giovani gli organizzatori e giovane anche il protagonista della serata: Michele Sammarco, regista padovano, laureatosi al triennale di Arti Visive e dello Spettacolo all’Università di Venezia e quindi all’indirizzo Regia della Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano. Tutti insieme appassionatamente per assistere alla proiezione della sua opera prima: Il mondo interiore, un film cortometraggio di 40 minuti ambientato sui Colli Euganei che racconta l’atavica usanza, sospesa tra una radicata fede religiosa e una solida superstizione contadina, di affidare la guarigione degli animali a Sant’Antonio Abate.
Nell’introdurre il partecipato incontro, il sindaco di Solagna Stefano Bertoncello ha ringraziato i ragazzi di Veneto Barbaro per il loro impegno “a promuovere la cultura in Vallata e non solo” e riguardo ai piccoli paesi, come quello che ha ospitato la proiezione, ha sottolineato che “oggi rappresentano una boccata di ossigeno per la qualità della vita”.
Leonardo Scapin, uno dei frontmen del comitato organizzatore, prima di presentare il regista ha rivelato ai presenti il valore aggiunto dell’appuntamento: la presenza in sala dei componenti, giovanissimi anche loro, di Running Ecology.
Come spiegato da loro stessi al microfono, si tratta di un gruppo di ragazze e ragazzi con la passione per il plogging: un nuovo termine di origine svedese del vocabolario di questi nostri nuovi tempi affamati di sostenibilità ambientale, che indica la pratica di raccogliere i rifiuti che si incontrano sul proprio cammino mentre si fa jogging o un’altra attività sportiva all’aria aperta. Partiti con la loro avventura nel novembre 2020, i giovani di Running Ecology si sono messi già più volte all’opera per ripulire dalle immondizie le rive del Brenta a Bassano, a Cartigliano oppure a Fontaniva, ma anche le nostre spiagge adriatiche. Sacchi e sacchi di rifiuti raccolti dagli esponenti di una generazione che, come spiegato dai runners dell’ambiente, soffre di “eco ansia” per il futuro del pianeta. E con alcuni dei rifiuti strappati alla natura del fiume e bloccati nel loro percorso che sbocca al mare - lattine, scarpe, bottiglie e quant’altro - è stata appunto realizzata l’installazione all’ingresso del cinema: una sorta di Arco di Trionfo di quella che un tempo si chiamava educazione civica e che oggi dovrebbe invece chiamarsi presa di coscienza collettiva.
Il monte interiore, il corto di Michele Sammarco per vedere il quale è stato concepito l’evento di apertura di Veneto Barbaro, narra la profonda amicizia tra un anziano contadino che vive da solo nella sua fattoria nella campagna padovana e il suo asino malato di nome Giorgio.
Il pretesto narrativo che sviluppa la storia del film è il rifiuto del prete del paese alla richiesta di dare la sua benedizione al “musso”, bollandola come una “credenza di altri tempi”.
Ma l’anziana perpetua del parroco consegna di nascosto al contadino un involto di sale affinché lo porti al santuario di Sant’Antonio Abate per chiedere al santo protettore la sua intercessione e far poi bere all’asino l’acqua col sale benedetto per farlo guarire.
Ne scaturisce un racconto per immagini - con pochissimi dialoghi e zero musica, fatta eccezione per l’autoradio accesa mentre il fattore si sposta in macchina verso il monte del santuario - dai ritmi volutamente lenti, adatti a rappresentare la ritualità dei gesti, la forza dei simboli e la spiritualità primordiale di quest’uomo devoto a Dio e devoto al suo asino.
La vera colonna sonora de Il monte interiore è il suono in presa diretta: delle nuvole che portano la pioggia, del musso che scalcia nella stalla, del motore dell’auto che parte, di un gregge di pecore (incrociato per caso e inserito nel film) che blocca la macchina, dell’acqua di fonte raccolta in bottiglia per farvi sciogliere il sale benedetto.
Il suono, reso col sistema Dolby Surround 7.1, è anzi un elemento fondamentale dell’opera.
“È un film fatto di paesaggi sonori - ha poi confermato Sammarco parlando col pubblico -. Voglio dare al suono lo stesso spazio delle immagini, in un rapporto alla pari.”
L’ambiente prima rurale e poi montano in cui si svolge la vicenda viene rappresentato nel corto con estremo realismo, ma la vena poetica e alla fine anche onirica del racconto - che assume progressivamente contorni da fiaba, genera la sensazione di un finale aperto e stimola interessanti domande - lo differenzia nettamente dal docufilm.
Un omaggio a un piccolo mondo antico, lontano anni luce dalla generazione del regista eppure rievocato con sorprendente efficacia.
Girato nel 2019, agli ultimi respiri dell’era pre Covid, Il monte interiore è approdato nel 2020 al concorso internazionale “Visions du Réel” di Nyon in Svizzera e alla storica manifestazione di cinema del reale “Laceno d’oro” di Avellino, e tuttavia sottoposto alla poco esaltante modalità pandemica della partecipazione a distanza.
Ora che al cinema si può nuovamente andare Sammarco continua a portarlo in giro, accompagnato da alcuni componenti della troupe, tutti suoi compagni degli altri indirizzi di specializzazione (come fotografia, suono o montaggio) della Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” di Milano, che hanno preso una settimana di ferie per partecipare alle riprese. E in un film di tanti suoni ma di poche parole il vero protagonista non può essere che muto, ragli a parte: l’asino Giorgio, normalmente utilizzato nelle attività di pet therapy e quindi abituato a interagire con gli umani, che non ha impiegato molto a entrare in empatia anche con la macchina da presa. “Si lavora - ha spiegato il regista - con una creatura che è sincera.”
Da questa frase potremmo allargare il tiro sul concetto della sincerità applicata invece agli esseri umani, ma - e sono sincero - è meglio lasciar stare.
Il gran finale della prima serata di Veneto Barbaro al mitico cinema Valbrenta di Solagna è stato dedicato alle immancabili foto-ricordo di gruppo - con tanto di maglietta ufficiale della rassegna - degli organizzatori prima con le ragazze del gruppo Running Ecology e poi col giovane regista padovano. Altro che barbari: è il battaglione Sammarco.
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