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Dal bilancio dell'edizione del quarantennale di Operaestate Festival Veneto, un modello di resilienza alle restrizioni di quest'epoca
Pubblicato il 14 gen 2021
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Capita spesso - ed è capitato anche questa volta - che dalle situazioni sfavorevoli si ottengano dei risultati più ragguardevoli di quanto previsto. Ne sa qualcosa Operaestate Festival Veneto, che nell'annus virulentus 2020 è stato costretto a “reinventarsi” proponendo un'edizione del quarantennale riveduta e corretta in base alle norme vigenti di contrasto alla diffusione del SARS-CoV-2. Merito di uno staff organizzatore, capitanato dal riconfermato direttore generale Rosa Scapin, che alla faccia dei gufi e dei tuttologi ha saputo proporre un programma di 60 spettacoli dal vivo per un totale di 101 recite, a cui si sono aggiunti 60 appuntamenti di grande cinema a Bassano e un palinsesto online ricco di contenuti e approfondimenti. Ed è stata proprio la programmazione “virtuale” del Festival - in quella che è stata la sua edizione più complessa e inaspettata - ad allargare considerevolmente la platea degli spettatori, tanto da far considerare un ulteriore e consistente sviluppo della modalità delle rappresentazioni online anche per quando il mondo ritornerà ad incontrarsi “in presenza”.
La proposta di Operaestate 2020 è stata essenzialmente una grande scommessa.
Andare in scena al tempo del Covid-19 non era facile né scontato: ha riguardato un settore particolarmente messo in crisi come quello degli spettacoli e ha dovuto trovare il giusto compromesso tra l'esigenza, da una parte, di proporre un programma di richiamo e, dall'altra, la necessità di seguire i protocolli e di mettere in atto le indispensabili misure di sicurezza per il pubblico, per gli artisti e per l'organizzazione. Ed è stata, in questo senso, una manifestazione controcorrente: Operaestate è stato uno dei pochi festival estivi in Italia a mantenere la programmazione, con la partecipazione di artisti che per la prima volta, dopo mesi, sono risaliti su un palcoscenico. Debutti, prime nazionali, co-produzioni, studi, processi creativi: tutti i “fondamentali” del terzo festival multidisciplinare d'Italia sono stati regolarmente riproposti nei vari spazi individuati dall'organizzazione, sia Bassano che nelle altre 21 “città palcoscenico”. Resilienza allo stato puro.
Lo spettacolo di Marco Paolini, Mario Brunello, Andrea Marcon e Saba Anglana in Sala da Ponte per Operaestate 2020 (foto Giancarlo Ceccon per Operaestate Festival)
Sono stati dunque 101 gli appuntamenti live (tra Festival, Minifest e B.motion) con un cartellone che ha saputo coniugare grandi nomi del teatro e della danza insieme a giovani artisti, dando un forte segnale di sostegno ad un settore colpito al cuore dalla pandemia e incontrando allo stesso tempo il favore dei diversi pubblici che da anni frequentano il festival. Un gradimento che trova riscontro nei numeri ufficiali: gli spettatori che hanno frequentato i diversi programmi dell'Operaestate del quarantennale sono stati oltre 20.000, di cui l'85% dal vivo e il 15% online. E a proposito di fruizione virtuale: gli appuntamenti online sono stati 16 (8 per B.motion Danza e 8 per B.motion Teatro) più 15 “dance film” trasmessi in streaming, un canale con cui il Festival si è cimentato per la prima volta, sperimentando nuove vie di fruizione. In particolare per Bmotion Danza, è stato un modo per mantenere viva la relazione con gli operatori ed artisti internazionali che nel 2020 non hanno potuto essere a Bassano. Allo stesso tempo si è colta l'occasione per inventare nuovi modi di raccontare e portare la città sugli schermi del mondo.
Dal 20 al 23 agosto le visualizzazioni del programma online di B.motion Danza sono state quasi 3000 e gran parte dei contenuti sono ora disponibili a tutti sul canale YouTube di Operaestate.
Operaestate non sarebbe però Operaestate se i suoi numeri si limitassero alla sola voce spettacoli/spettatori. Nel 2020 sono stati anche attivati 10 progetti tra formazione, worskshop e processi creativi sia online che in presenza: ne sono state coinvolte 344 persone del territorio e non solo. Dal MiniB.motion (dedicato a danzatori tra gli 8 e i 13 anni) al programma LIFT per la formazione professionale di giovani artisti tra i 13 e i 20 anni, passando per il workshop “Step4Young: conoscere per riconoscere” sulla prevenzione e contrasto alla violenza di genere realizzato in collaborazione con l'associazione Spazio Donna. E poi i percorsi artistici, tra i quali: “3 Passi”, condotto da Chiara Frigo, Silvia Gribaudi e Marigia Maggipinto; “Pleasure on the chair”, condotto da sara Sguotti e dedicato alla comunità dei danzatori “Dance Well”; “Diary of a Move” di Masako Matsushita che ha coinvolto i partecipanti in un processo creativo e di archiviazione della memoria dei tempi del lockdown. E ancora “Abbecedario”, programma per gli spettatori più curiosi in collaborazione con Color Cafè-Scoprifestival; il programma di avvicinamento alle arti sceniche per i commercianti del centro storico, in collaborazione con Confcommercio oppure “Fotografi pigri”, residenza artistica fotografica legata a B.motion Danza e condotta dalla visual artist Sara Lando.
Sono questi i numeri di una stagione anomala, nella quale il Festival ha segnato anche la (temporanea) ripartenza del settore nel territorio, trasformando i limiti in nuove possibilità e favorendo la partecipazione attiva dei cittadini alla vita culturale.
L'attività del festival e del CSC-Centro per la Scena Contemporanea si è quindi spostata nel mondo digitale, in particolare per le classi di danza di “Dance Well”. Ne è sorta la messa a sistema di un palinsesto nazionale di classi in collegamento dalle diverse città italiane che offrono la pratica. È stato attivato un percorso coreografico, condotto da Sara Sguotti, che sfocerà nella realizzazione di una produzione per Dance Well. Si sta realizzando un documentario commissionato dal Ministero degli Esteri per la sua diffusione presso le sedi estere della rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, focalizzato sul processo partecipativo messo in campo dal progetto “Diary of a Move”. È in corso il progetto formativo “CAD-Comunità artistiche digitali”, finanziato dalla Regione, con l'Università Ca' Foscari di Venezia capofila e il Festival come partner di rete. Proseguono anche gli altri progetti, tra cui le pillole video per il progetto Miss D, con protagonista la danza negli spazi museali; la partecipazione a diversi webinar nazionali e internazionali per confrontarsi e condividere le pratiche artistiche e culturali; il proseguimento del programma Comunità/Cultura/Patrimonio sostenuto da Fondazione Cariverona, con capofila il Comune di Bassano e la partnership di numerosi Comuni ed enti del territorio.
È dunque incessante - e non limitata solamente ai mesi estivi, che ne rappresentano la pubblica sintesi - l'attività di Operaestate che dopo aver celebrato in maniera obbligatoriamente inedita i suoi primi 40 anni si sta ora concentrando sull'ideazione di una nuova architettura di Festival per l'edizione 2021, nella speranza che la prossima estate ci riporti a frequentare i teatri e gli spazi della cultura in presenza e in serenità.
Ossia nell'auspicio di una ritrovata nuova era in cui “Un ballo in maschera” non sarà più una metafora della nostra attuale vita quotidiana, ma ritornerà solamente ad essere il titolo di un'opera lirica.
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