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Questo articolo non parla della partenza di un viaggio dalla città emiliana di Modena. Parla invece dell'inizio di un viaggio di cantiere destinato a togliersi di dosso il principale ostacolo del progetto strutturale del restauro del Ponte Vecchio, firmato dal prof. ing. Claudio Modena, relativo alla fattibilità del progetto stesso.
Sì, sì: state leggendo bene. L'intoccabile e prestigioso progetto esecutivo Modena - difeso da sempre a spada tratta dall'Amministrazione e dagli uffici comunali, da più di tre anni al centro di discussioni e per due anni all'origine del contrastato rapporto tra il Comune e il primo appaltatore Vardanega che ne chiedeva e anche proponeva modifiche migliorative - sarà oggetto di “varianti” tali da snaturarne l'impianto strutturale e da modificare la concezione stessa del restauro.
Non mi riferisco alle dichiarazioni, pubblicate oggi dal Giornale di Vicenza, del vicesindaco Roberto Campagnolo che meritano sicuramente una trattazione a parte, che mi riservo di scrivere. L'oggetto della mia attenzione è invece un documento ufficiale del Comune di Bassano del Grappa che annuncia l'intenzione di riscrivere, dopo quattro anni, l'intera storia progettuale del restauro.
Foto Alessandro Tich
Il documento a cui mi riferisco è una comunicazione del dirigente Area Lavori Pubblici ing. Walter Stocco alla Ditta Bortolo Nardini Spa, protocollata in Comune il 2 gennaio 2019 con numero di protocollo 0000203. Nella lettera il dirigente comunale informa la proprietà della spalla sinistra del Ponte che “la nuova impresa appaltatrice delle opere di ripristino e consolidamento del ponte ci ha inviato in questi giorni, ai sensi dell'art. 162 D.P.R. n.207/2010, una proposta di variante alle opere appaltate che prevede l'eliminazione degli elementi strutturali di progetto, aggiuntivi alla vecchia struttura del ponte, costituiti dall'ammorsamento di una nuova travatura in legno e acciaio, posata sul piano dell'impalcato, alle spalle del ponte, e da una precompressione verticale con tiranti da inserire nelle spalle, previa perforazione delle stesse.” Detto in altre parole: la Inco Srl, prima ancora di iniziare coi lavori nel mese di gennaio, ha trasmesso al Comune una proposta di variante che prevede l'eliminazione della famosa trave reticolare di impalcato, elemento centrale dell'impianto strutturale del progetto esecutivo Modena.
“In tal modo, venendo meno il vincolo sulla spalla per fissare ad essa la nuova travatura - prosegue la comunicazione del dirigente Lavori Pubblici -, gli interventi di restauro sulla spalla si sostanzierebbero in opere di mera conservazione e ripristino dell'esistente (quali interventi di scuci-cuci, sostituzioni di conci degradati, ristilatura di giunti, riempimenti, perni e consolidamento della parte sommitale), con la ricostituzione della solidità muraria che è andata perduta, senza aggiunte e senza alcun “aggravio di servitù”.”
“In queste condizioni - conclude Stocco - verrebbe, all'evidenza, a cadere il presupposto stesso della convenzione che è stata stipulata nel marzo 2016 con le SS.LL. ed anche per tale ragione, dunque, risulta quanto meno opportuno sospendere le valutazioni e le iniziative per la prosecuzione dell'incarico di analisi strutturale conferito all'ing. Rizzo, in attesa che il Comune si determini in merito alla proposta dell'Impresa.”
Che cosa dunque ha spinto l'Amministrazione comunale di Bassano del Grappa a cambiare improvvisamente direzione prendendo in carico la proposta della ditta di eliminare la maxi trave agganciata alle due spalle - col conseguente venir meno del “presupposto” della convenzione siglata il 3 marzo 2016 con la Ditta Bortolo Nardini Spa e con l'annunciata sospensione della verifica strutturale affidata all'ing. Rizzo -, riferendola alla proprietà Nardini senza battere ciglio? Elementare, Watson: gli sviluppi della perizia Rizzo medesima.
La seconda notizia del giorno è infatti questa: la verifica strutturale sulla spalla e sui fabbricati in sponda sinistra di proprietà Nardini “prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra”, imposta dall'articolo 16 della convenzione e affidata dal Comune all'ing. Giorgio Rizzo di Oderzo, si è arenata in un vicolo cieco.
Lo si capisce dalle prime righe della lettera di Stocco alla Bortolo Nardini Spa: “Abbiamo ricevuto la Vostra del 27/11/2018 con le allegate negative osservazioni dello Studio Sarti in merito alle analisi condotte dall'ing. Rizzo sul comportamento strutturale di ponte-spalla sinistra-fabbricati Nardini, che vi erano state trasmesse dal Comune il precedente 12/10/2018.” Ricapitolando: ancora nel mese di novembre, in pieno conto alla rovescia per la ripartenza dei lavori in gennaio, l'Amministrazione comunale era venuta a conoscenza del fatto che l'ing. Gilberto Sarti, consulente dei Nardini per la questione Ponte, aveva bocciato l'ipotesi di aggancio della maxi trave. Il dirigente Stocco comunica inoltre di aver chiesto all'ing. Rizzo “un riscontro sul contenuto della relazione Sarti ed egli ci ha trasmesso in data 18/12/2018 le sue controdeduzioni che qui alleghiamo per completezza”. La lettera del Comune rileva che l'ing. Rizzo “conferma la correttezza tecnica delle attività svolte” ma segnala anche che “gli interventi modificativi sulle strutture apportati ai fabbricati negli ultimi decenni ne hanno modificato il comportamento sismico in modo peggiorativo rispetto alla storicità del costruito, con effetti di incremento del rischio di peggioramenti sullo storico ponte, dovuto al probabile crollo sopra di esso dell'edificio soprastante l'accesso in caso di sisma, evidenziando la necessità di approfondimenti in merito”. Ecco dunque il secondo documento che fa emergere alla luce del sole il vero stato della situazione: le controdeduzioni dell'ing. Rizzo alle osservazioni negative dell'ing. Sarti, consulente della famiglia Nardini.
Non serve in questa sede scendere in dettagli troppo tecnici. Basterà dire che leggendo la relazione si apprende che lo Studio Sarti “rigetta categoricamente l'asserzione (...) per cui le reazioni trasversali del Ponte sulle spalle siano invarianti dallo stato di fatto allo stato di progetto, a seguito dell'introduzione della trave reticolare d'impalcato, in quanto del tutto contraria alla logica (...)”. Tradotto per il lettore: per l'ing. Sarti non è vero che la reazione del Ponte in caso di sollecitazioni esterne (brentane e terremoti) non cambia a seguito dell'aggancio alle spalle delle maxi trave orizzontale d'impalcato.
“L'azione peggiorativa sulle spalle, azione nuova, attualmente non presente né prevista, dovuta alla nuova reticolare trasversale d'impalcato - scrive anzi il consulente tecnico dei Nardini -, è stata già ampiamente formalizzata dal prof. Modena in sede di progetto esecutivo, ed è da tale fatto che discende la necessità di verifica dei fabbricati sulle spalle e il disciplinare d'incarico stesso. Al limite, la modellazione dei rostri, avrebbe proprio lo scopo di cercare di ridurre tale azione peggiorativa.”
L'ing. Rizzo contesta le varie osservazioni del collega della controparte. Ma il bandolo della matassa è uno solo: per la proprietà Nardini la trave reticolare non s'ha da fare.
E se Nardini non dà il suo sì, come si direbbe a Roma, so' cazzi amari.
Lo stesso consulente del Comune suggerisce agli organi tecnici di via Matteotti “di eseguire una ricerca della documentazione progettuale dei lavori autorizzati” sulle proprietà Nardini negli ultimi 30 anni. “Quindi - conclude l'ing. Giorgio Rizzo - servono indagini puntuali su ogni elemento strutturale per verificare quanto tali lavori abbiano indebolito le strutture nei confronti dell'azione sismica.”
Immaginatevi quindi di partire coi lavori del Ponte, negli ultimi mesi di mandato amministrativo, con la spada di Damocle di un “muro” eretto dalla proprietà Nardini da una parte e, dall'altra, di un ing. Rizzo che chiede al Comune di eseguire delle indagini supplementari sui lavori eseguiti su quei fabbricati negli ultimi trent'anni.
Quanto occorrerebbe per portare al termine il compito, da svolgere comunque “prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra”? Alcune settimane? Mesi?
Ergo: il 27 novembre 2018 il Comune di Bassano riceve la comunicazione della Ditta Nardini contenente le “negative osservazioni dello Studio Sarti in merito alle analisi condotte dall'ing. Rizzo”. Il 18 dicembre 2018 l'ing. Giorgio Rizzo trasmette al Comune le sue controdeduzioni alle osservazioni dell'ing. Sarti. Verso fine dicembre, a pochi giorni dall'annunciato inizio dei lavori in alveo, la Inco Srl presenta una proposta di variante, “non ostata” dall'Amministrazione e anzi rilanciata alla controparte, che prevede l'eliminazione della trave reticolare con la sola “conservazione e ripristino dell'esistente” e con un presumibile rafforzamento della tradizionale azione di resistenza dei rostri, non previsto dal progetto Modena.
Non si tratta di una variante qualsiasi: è la proposta di una tregua definitiva e di una soluzione ad un problema che, altrimenti, costringerebbe l'ente pubblico a nascondere imbarazzanti questioni irrisolte in periodo pre-elettorale.
Bye Bye Modena: ci sono diverse varianti in cantiere, fra la via Emilia e il West.
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