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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it

Attualità

God Save the Bridge

Il Telegraph pubblica un articolo sul “rischio per il Ponte di Palladio minacciato dal progetto della centralina idroelettrica”. E provoca l'ennesima polemica a distanza tra i politici di casa nostra

Pubblicato il 27-11-2017
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Come far riemergere all'attenzione del pubblico una questione “dormiente” dell'attualità bassanese? Semplice: basta che se ne occupi una grande testata giornalistica internazionale. Potrebbe benissimo occuparsene anche qualche quotidiano locale, ma per una città di provincia come la nostra non è la stessa cosa. Ed ecco che, all'improvviso, sull'argomento di cui all'oggetto ripartono le levate di scudi.
La questione in questione è il progetto della centralina idroelettrica privata prevista sul canale di derivazione Arcon, in via Pusterla, a pochi metri in linea d'aria dal Ponte degli Alpini, approvata dalla Regione nonostante il parere contrario del Comune di Bassano. Una vicenda ampiamente al centro del dibattito cittadino, ma attualmente relegata nei cassetti del “se ne riparlerà al momento opportuno”.
Ma ieri è arrivata la bordata che non ti aspetti. E cioè un articolo nientemeno che del Telegraph, intitolato “Storico ponte italiano progettato da Palladio minacciato da un progetto per l'energia idroelettrica”. E corredato di una foto, fortunatamente d'archivio, nel quale il Ponte di Bassano pre-cantiere di restauro compare attorniato dal consueto panorama da cartolina con il Brenta, il Castello e lo sfondo del Monte Grappa.

L'articolo online pubblicato su telegraph.co.uk

L'autorevole quotidiano del Regno Unito riporta l'allarme dei “campaigners” (attivisti) contrari al progetto e inizia l'articolo con le seguenti testuali parole: “Uno storico ponte di legno in Italia, progettato da uno dei più influenti architetti della storia, è a rischio per la costruzione di un impianto idroelettrico”.
“Il ponte coperto, che attraversa il fiume Brenta - continua il pezzo -, fu costruito da Andrea Palladio, il cui stile palladiano di architettura ha profondamente influenzato gli edifici in Gran Bretagna, negli USA e oltre, compresa la Casa Bianca a Washington D.C.”
A stimolare ulteriormente l'interesse dei lettori anglosassoni, il corrispondente da Roma Nick Squires ricorda che a Bassano “Ernest Hemingway visse durante la Prima Guerra Mondiale, quando lavorava come autista di ambulanze volontario per la Croce Rossa Americana sul fronte italiano”.
Ma oggi c'è un nuovo fronte - non teatro di armi, ma di dichiarata preoccupazione - dopo che, come riporta l'articolo, “il governo regionale del Veneto ha approvato il progetto per un impianto idroelettrico da costruire a 140 iarde (circa 128 metri, NdR) dal ponte.”
Vai a spiegare al collega inglese che il Ponte di Bassano non è più quello di Palladio, modificato nei secoli dalle ristrutturazioni prima del Ferracina e poi del Casarotti.
Ma poco importa. Il messaggio è stato lanciato, con aplomb britannico ma comunque clamoroso, ed è molto chiaro. Della serie: “God Save the Bridge”.
Apriti cielo: la notizia - che non è nuova, ma è stata amplificata dall'effetto moltiplicatore che è proprio dei media internazionali - ha suscitato le immediate reazioni del mondo della politica nostrana, in particolare dello schieramento opposto alla maggioranza che attualmente governa in Regione.
“Abbiamo chiesto più volte alla giunta regionale - tuona Stefano Fracasso, consigliere regionale del PD - di prendere una posizione chiara sulla richiesta della centralina. Il Comune ha fatto le sue osservazioni sulla base delle esigenze di tutela del Ponte di Bassano.” “Ora - conclude Fracasso - anche il Daily Telegraph riaccende l'attenzione su questo tema che tocca il cuore del nostro territorio.”
Sul tema intervengono anche dal PD bassanese la senatrice Rosanna Filippin e il segretario cittadino Luigi Tasca. “Non si possono mettere gli interessi privati di fronte agli interessi pubblici di un bene così importante come il Ponte di Bassano”, dichiarano congiuntamente.
“La Regione - aggiungono Filippin e Tasca - ha già approvato in fretta e furia il progetto, ma sarebbe interessante capire cosa ne pensa uno degli esponenti di punta della Lega bassanese, Nicola Finco. Al posto delle sue solite sterili critiche rispetto all'Amministrazione comunale, sarebbe importante che il consigliere si occupasse di tutelare il suo territorio e il suo più alto simbolo.”
E la replica del consigliere regionale Nicola Finco, a tale riguardo, non si è fatta attendere attraverso un comunicato trasmesso alle redazioni dal punzecchiante titolo: “Centralina sul Brenta. Filippin non conosce la legge. Cosa fa tutto il giorno in Parlamento?”
“La senatrice Filippin, il consigliere Fracasso e il segretario Tasca - dichiara il capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale - dovrebbero sapere che le norme che regolano questo tipo di impianti sono nazionali. Capisco la totale mancanza di conoscenza da parte dell’inesperto Tasca ma mi sorprendono le parole della Filippin che, visto il ruolo ricoperto, dovrebbe conoscere bene la normativa nazionale.”
“L’articolo 12 della legge 387 del 2003 (legge nazionale) - continua il capogruppo leghista - stabilisce che tutte le centraline realizzate da fonti rinnovabili sono opere di utilità pubblica urgenti e indifferibili con procedura di valutazione semplificata. Inoltre questo tipo di opere vengono incentivate economicamente sempre da norme nazionali. Noi, attraverso l’assessore Bottacin, abbiamo scritto più di una volta al ministro Galletti chiedendo di togliere gli incentivi e di modificare l’articolo 12, senza però ricevere risposta.”
Conclude Finco: “Pensino piuttosto al Ponte Vecchio. I lavori sono fermi e gli interventi strutturali per salvaguardare il manufatto, lavori che dovevano essere realizzati già da alcuni mesi, non sono mai stati fatti. In questo contesto la centralina mi sembra il problema minore. Consiglio quindi a Fracasso, Filippin e Tasca di rivolgersi al sindaco Poletto per manifestare tutte le loro preoccupazioni.”
L'ennesima scaramuccia polemica a distanza tra i politici di casa nostra è servita.
Cose che sul Telegraph, che pure è all'origine di tutta questa querelle, non troverebbero neanche lo spazio di un trafiletto.

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