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Pubblicato il 31-03-2016 20:03
in Cronaca | Visto 2.064 volte

Condannati a 30 anni gli amanti di Romano

Emessa la sentenza di primo grado nei confronti di Lucia Lo Gatto e Manuel Palazzo, accusati di omicidio volontario premeditato e occultamento e distruzione del cadavere del compagno della donna Aldo Gualtieri

Condannati a 30 anni gli amanti di Romano

Lucia Lo Gatto e Manuel Palazzo

30 anni ciascuno. E’ la condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Treviso nei confronti di Lucia Lo Gatto e Manuel Palazzo - 41 anni lei, 27 lui -, i due cosiddetti amanti-killer di Romano d’Ezzelino imputati per la morte di Aldo Gualtieri, compagno della donna e padre delle sue due figlie. Il giudice per l’udienza preliminare Roberto Venditti ha pertanto accolto in pieno la richiesta del pubblica accusa, che al termine della requisitoria per il rito abbreviato aveva richiesto la pesante pena a carico della coppia. Secondo il Pm Serena Chimici, i due avrebbero agito con intenzionalità, attuando un piano criminale studiato nei dettagli.
La Lo Gatto, difesa dall’avvocato Tiziana Ceschin e il Palazzo, assistito dall’avvocato Fabio Crea, erano accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, e di occultamento e distruzione del cadavere di Gualtieri. Dopo l’omicidio a coltellate del compagno della donna, avvenuto nella serata del 18 aprile 2015 nel condominio di via Isonzo 17 in quartiere Cristallo a Fellette di Romano d’Ezzelino, nelle ore successive i due amanti - nonché vicini di casa - avevano caricato nel bagagliaio dell’auto il cadavere della loro vittima trasportandolo fino a Possagno dove, lungo il sentiero del bosco sopra il Tempio Canoviano, il corpo dell’uomo era stato collocato in una fossa poi coperta da sassi e bruciato, e quindi rinvenuto pochi giorni dopo da un boscaiolo. In aula il pubblico ministero aveva mostrato i fotogrammi delle riprese di alcune videocamere di sorveglianza che avevano immortalato il passaggio dell’auto, una Volkswagen Golf, nel macabro viaggio da Romano a Possagno. L’uomo, secondo l’accusa, sarebbe stato ucciso perché si frapponeva al progetto di amore tra i due. I due imputati, pur avendo ammesso parzialmente le loro responsabilità, si sono scaricati vicendevolmente le colpe. Ora la condanna di primo grado li ha messi sullo stesso piano.

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