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La vita di Fabio
Le notti in una tenda all'aperto. I giorni in giro per la città. Gli errori del passato, la ricerca di un lavoro, i difficili rapporti coi Servizi Sociali del Comune. Intervista a Fabio Oprandi, bassanese, ex pittore edile, oggi senzatetto
Pubblicato il 28 ott 2013
Visto 6.507 volte
“Via dei Senza Dimora, 7”.
E' il nuovo indirizzo di residenza nel Comune di Bassano del Grappa di Fabio Oprandi, 45 anni, bassanese, artigiano specializzato in pitture edili.
L'indirizzo è ufficialmente indicato in un documento consegnato pochi giorni fa al diretto interessato dall'anagrafe di via Verci.
Fabio Oprandi (foto Alessandro Tich)
Un atto d'ufficio, dal momento che Fabio Oprandi è un senzatetto. Che dopo aver perso per un certo periodo la residenza formale nel Comune di Bassano, dov'era registrato presso l'indirizzo del municipio, è riuscito a farsi iscrivere nuovamente all'anagrafe che lo ha assegnato a una via di fantasia.
Con tanto di numero civico: “Non so perché c'è il numero 7 - mi dice -. Forse sono la settima persona senza dimora che ha fatto richiesta di reiscrizione anagrafica.”
Fabio è uno dei non pochi “invisibili” che nella nostra città non hanno un lavoro e non hanno una casa. Il lavoro ce l'aveva, ma la crisi lo ha messo in mezzo a una strada. Da allora il lavoro lo sta sempre cercando, ma a parte qualche piccola e temporanea occupazione di pochi giorni è una ricerca che fino ad oggi non ha avuto risultato.
Il suo vero problema, agli occhi delle istituzioni che dovrebbero e potrebbero aiutarlo, è l'alone che si porta ancora addosso di alcuni errori compiuti nel passato. Compresa una condanna per un reato che lui riferisce di non avere mai commesso. Non è questa la sede per giudicare: il suo debito con la giustizia Fabio lo ha già scontato, e pienamente.
Alla Notte dei Senza Dimora, la serata recentemente organizzata in piazza a Bassano per sensibilizzare la popolazione sul problema dei senzatetto, lui non c'è andato. La considera una manifestazione inutile e anche ipocrita, promossa e sostenuta da un Comune con il quale il suo rapporto è quantomai controverso.
Lo incontro in quartiere Nuova Firenze a Bassano, nell'area esterna al supermercato dove solitamente trascorre alcune ore della giornata.
Fabio, da quanto tempo non hai più il lavoro?
“Tutto è iniziato cinque anni fa. Io ho sempre lavorato. Ho fatto il pittore edile, ma anche il muratore, il barista e il cameriere. Ho lavorato in proprio, sotto padrone, in nero, ho lavorato in tutti i modi. Nel 2008 ero dipendente di una ditta di pitture edili con una decina di operai, che quando è scoppiata la crisi ha deciso di eliminare il personale. Sono rimasti solo un operaio e i due titolari.
Io sono finito sulla strada. Da allora faccio solo qualche lavoretto di fortuna, per qualche giorno e raramente.”
Dove e come dormi la sera?
“Dormo in una tenda a igloo piantata in un prato, con lo zaino come cuscino e un sacco a pelo, inverno e estate. Prima dormivo in scantinati, nelle caldaie, dove mi trovava la polizia chiamata dai Rangers e mi cacciavano via. E' da cinque anni che dormo così. Se passo un altro inverno così, sotto una tenda al freddo, penso di morire. Non ho più 20 anni, il fisico comincia a risentirne e sono stanco e provato. Ci sono tanti altri a Bassano come me. Bassano è piena di persone che la notte dormono in case abbandonate, posti di fortuna e via dicendo.”
Non ti sei mai rivolto a un asilo notturno, tipo Casa San Francesco?
“A Casa San Francesco mi hanno tenuto un periodo, ma poi mi hanno detto che non possono tenermi per una vita, che devo arrangiarmi e trovarmi un lavoro. C'è gente che è là da anni, con un metro di valutazione differente.”
Coi Servizi Sociali del Comune, che rapporti hai?
“Bruttissimi, non mi hanno mai aiutato né ascoltato. Sono andato da loro solo quando avevo bisogno. E' da anni che faccio domanda per le case popolari, ne avrei diritto. Non voglio un castello, mi basta un piccolo appartamento in affitto ad equo canone, di quelli messi a disposizione da Farmacasa o dall'Ater.
Ne ho diritto perché sono italiano, bassanese da generazioni. Sono in mezzo a una strada, ho lavorato, ho pagato le tasse. Perché non ho diritto ad avere un aiuto? Mi dicono che io non ho diritto, che mi devo arrangiare. E nelle graduatorie vengo superato dagli extracomunitari. Io non sono razzista, ben venga se la casa la trovano anche loro, ma anche a noi devono aiutarci.”
Tu però, in passato, hai avuto dei problemi...
“Ho avuto problemi di tossicodipendenza, che poi ho risolto prima di andare in comunità. Sono dovuto passare per il carcere, che mi hanno dato per una tentata rapina che io non ho fatto, e che però ho dovuto scontare in galera.
3 anni, 2 mesi e 27 giorni. Da lì viene poi la fatica di trovare lavoro dopo.
Sono poi andato in comunità dove ho seguito due programmi in un periodo di due anni e mezzo. Nel frattempo ho fatto un'altra cazzata, anche per mia ingenuità, con un altro piccolo processo che ho scontato in comunità.
Quando sono uscito dalla comunità ero pronto a ripartire. Ho trovato un lavoro, ho preso in affitto una stanza, mi sono comprato una macchina. Nel 2008 c'è stato il crollo della ditta. Non avevo più i soldi per tenere la stanza e la macchina, non sono più riuscito a trovare un nuovo lavoro, e da lì è iniziata la mia vita senza dimora.”
Come si svolge la tua giornata?
“Mi sveglio la mattina con almeno 1 euro in tasca, che mi serve per prendere un caffè e andare al bagno a fare i miei bisogni. E l'euro lo devo avere già dalla sera prima. Dopo giro intorno ai supermercati, dove incontro gente che conosco e magari qualcuno mi sgancia qualcosa. Molte persone, specialmente donne, amici o mamme di amici mi danno ogni tanto anche i 5 o i 10 euro. Gestisco la giornata in questa maniera. Sono sempre in cerca di lavoro e di soldi, contemporaneamente. E per mangiare, mangio quando capita.”
Adesso hai una nuova carta del Comune dove risulti residente in “Via dei Senza Dimora, 7”...
“Prima ero stato cancellato dal Comune di Bassano. Dopo tot anni senza fissa dimora, la residenza nel Comune ti viene tolta e ti viene tolto anche il medico di base. Adesso ho fatto la reiscrizione all'anagrafe. Questa carta mi serve per l'esenzione dal ticket, per cercare lavoro e per fare una nuova richiesta di inserimento nel bando per le case popolari. Ma il Comune non mi aiuta, se c'è qualcuno che mi aiuta è qualche privato che ha pietà di me e della mia situazione. Mesi fa ho ricevuto dalla Questura una carta che certifica che le mie pendenze con la giustizia sono finite e non ho più niente da scontare.
Sarebbe la classica riabilitazione sociale, nella forma di una carta, però lo stesso lo Stato non ti aiuta. Se uno ha sbagliato una volta nella vita, gli si può sempre dare una seconda possibilità.”
Che cosa chiedi dunque per avere la seconda possibilità?
“Chiedo aiuto, sono una persona disperata che non ha più niente. I miei anziani genitori, dopo aver visto la mia foto sul giornale per quell'errore giudiziario per cui sono finito in prigione, non mi accettano più. Quando faccio domanda per una casa, sono solo un numero. Continuo a sentirmi dire: “Non possiamo fare niente per lei, si arrangi.” E' già tanto che non vado a delinquere, perché ti spingono a farlo. Perché se devi mangiare, come fai a farlo se non hai niente? Io voglio essere integro, non voglio più avere quei problemi là. Ma non è sempre facile resistere.”
Come pensi di andare avanti?
“Io continuo la mia lotta, ma loro non mi cagano. Martedì vado a fare nuovamente domanda per le case popolari. Lo ripeto, mi basta una cucina, una camera da letto, un bagno e basta. I soldi per l'affitto li troverò in qualche maniera, ce la faccio a pagarlo. Per le bollette, troverò i soldi anche per quelle. Mi chiedono come faccio a sopravvivere. Qualche lavoro di tre giorni, come dipingere una parete o tagliare l'erba per qualche carta da 10, io lo trovo.
Ed è sempre un lavoro legale.”
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