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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Donne in fuga
Amani El Nasif e Cristina Obber hanno presentato a Villa Fanzago il loro libro Siria Mon Amour
Pubblicato il 23 mag 2013
Visto 2.984 volte
È stato presentato ieri sera, mercoledì 22 maggio, nel salone della Biblioteca pubblica del Liceo Brocchi a Villa Fanzago, il nuovo libro scritto a quattro mani da Amani El Nasif e Cristina Obber intitolato Siria Mon Amour.
Nella pubblicazione, edita da Piemme viene raccontata la vicenda vissuta dalla ragazza italo-siriana: Amani, giunta in Italia all’età di tre anni e vissuta nel Bassanese, appena sedicenne è stata ricondotta con l’inganno dalla madre al suo Paese per farle sposare un cugino, uno sconosciuto. Nel villaggio rurale da cui proveniva la sua famiglia la tradizione era questa, come lo è ancora in tanta parte del mondo orientale. La sua ribellione è stata immediata e drammatica, ma si è conclusa con un lieto fine, grazie anche all’appoggio del padre. Lo scontro con usi, costumi e precetti che non le appartenevano e lo scarto con le abitudini “moderne” acquisite in Italia sarebbero state insostenibili per la giovane Amani, che ora, ormai adulta, vive qui con un compagno scelto liberamente e una figlia piccola.
Il significato di questo “amour” è apparso chiaro; la Siria invece, con la sua attuale primavera fiorita e piena di tempeste, nel corso della presentazione del libro è rimasta su uno sfondo cartonato, muto e fuori fuoco. La responsabile della Biblioteca ha giustamente dichiarato come premessa: “Quella che racconteremo non è la Siria, la Siria è molto altro rispetto a questo”, ma il fatto che nel corso di un incontro ricco di dialoghi, letture, musica, non ci sia stato alcun accenno alla storia millenaria, e anche contemporanea, del Paese, alla sua cultura complessa – in Siria c’è un crogiolo di etnie, di popoli e di religioni diverse – e ai tempi infuocati e drammatici che sta attraversando la sua popolazione, declassa l’azione della ragazza a un eroismo individuale, pubblicato ma non pubblico, così legato com’è a una vicenda personale.
(foto tratta da Il Post)
La testimonianza portata nel libro, dove la voce della protagonista è stata tradotta in narrativa da Cristina Obber, seppure straordinaria rispetto al nostro status di Occidentali di poca memoria (da quanto tempo, anche da noi, i matrimoni si fanno “per amore”?), ha i caratteri dell’ordinario se lasciata circoscritta nell’orizzonte della cronaca, di una fuga “famigliare”. Il pubblico che ha affollato la villa-castello per la presentazione ha ascoltato il resoconto di una fiaba densa di momenti drammatici e resa leggera da un finale non scontato ma consolatorio in un modo strano, se all’uscita è venuto da concludere: eh, sì, meno male, i buoni stanno qui.
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