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Bassano ritrova un poeta: Michele Caffi d'Angarano

Presentate alla Fondazione Cini dagli Amici di Merlin Cocai le sue opere in un incontro intitolato “Il Folengo a Venezia e oltre”

Pubblicato il 06-06-2012
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Esattamente duecento anni dopo la scomparsa del Folengo a Campese (1544), nacque nel vicino comune d'Angarano un suo emulo, Michele Caffi. Un caso evidente in cui la geografia e la storia dei luoghi influenzano i destini degli uomini. L'intera raccolta delle sue Compositiones macaronicae salvate dalle distruzioni è stata presentata alla Fondazione Cini di Venezia il 3 giugno in occasione dell'annuale festa dei folenghiani. All'appuntamento, intitolato “Il Folengo a Venezia e oltre”, sono intervenuti tra gli altri Massimo Scalabrini, dell'Università dell'Indiana, Paolo Valesio professore emerito dell'Università di Yale, il professor Luigi Cerantola, giunto per l’occasione da Tokio.
Si tratta in gran parte di opere inedite, scovate dagli Amici di Merlin Cocai negli archivi del Museo Correr. L'associazione guidata da Otello Fabris è tradizionalmente impegnata nel recupero di questo genere di letteratura, a torto ritenuta di importanza secondaria, e ogni anno cura le edizioni dei rari testi folenghiani e di altri autori macaronici del passato. Il volume, che esce per il XX di fondazione del sodalizio, ha il formato di un album con una sostanziosa prefazione e rappresenta soprattutto un documento sulla fortuna del Folengo e della poesia macaronica nel '700 veneto e internazionale. Sotto il profilo poetico, l'opera di Caffi presenta esiti discontinui, ma non manca certo di spunti brillanti, resi vivaci e gradevoli da un macaronico latino-veneto facilmente comprensibile, anche grazie alla traduzione di Massimo Caneva, pubblicata a fronte – lo stesso Caffi tranquillizzò i suoi lettori in difficoltà con il latino. Alcuni capitoli si soffermano sulla larga fama che Campese allora godeva in Europa, sui restauri effettuati all'epoca sul sepolcro folenghiano, su molte vicende che riguardano Venezia e la Pedemontana nel periodo tra la fine della Repubblica e l'Età napoleonica.
Particolarmente interessanti sono le notizie che riguardano questo periodo e che rivelano situazioni pochissimo note. Michele Caffi sferza l’inerzia della nobiltà veneziana che, mentre i francesi erano già arrivati a occupare Verona, discuteva di guerra intenta a prendere il caffettino al Florian. Molto diversa la situazione del popolo, sempre in difficoltà e privato di ogni bene. Caffi, laureato in legge a Padova, si trasferì presto a Venezia, dove divenne il principe del Foro veneziano. Si trovò in condizioni d'indigenza dopo la caduta della Repubblica, ma riuscì lo stesso ad avviare agli studi di legge il figlio Francesco, divenuto a sua volta un brillante magistrato e anche uno dei maggiori musicologi dell'Ottocento. Fu anche membro della Società Filarmonica bassanese, costituita in quegli anni.

biblioteca della Fondazione Cini a Venezia








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