Attualità

Bepi De Marzi: “Mi indigno per il silenzio dei contadini”

Il noto musicista e compositore scende in strada coi comitati a Villaraspa per protestare contro la SPV. “I contadini tacciono e, come per la Valdastico Sud, sono responsabili dello scempio”

Pubblicato il 05 nov 2011
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E' uno dei primi ad arrivare alla zona industriale di Villaraspa di Mason Vicentino, luogo di appuntamento per la manifestazione dei Comitati Difesa Salute e Territorio contro la SPV, ovvero la Superstrada Pedemontana Veneta, e grazie ai suoi capelli bianchissimi non facciamo fatica a riconoscerlo.
Bepi De Marzi, il musicista e compositore del “Signore delle cime”, è giunto da Arzignano per esprimere pubblicamente la sua opposizione nei confronti dell'infrastruttura che tra pochi giorni vedrà posata la sua prima pietra.
E proprio lui, autore tra i più noti e celebrati di musica corale, si rivela per l'ennesima volta una voce fuori dal coro: nel mirino della sua indignazione - sorprendentemente - c'è quel “mondo contadino”, ovvero dell'agricoltura e delle sue tradizioni, a cui da sempre De Marzi è vicino ma che secondo l'artista è tra i principali “responsabili della distruzione che riguarderà il nostro territorio”.

Bepi De Marzi alla manifestazione di Villaraspa (foto Alessandro Tich)


Bepi De Marzi, che cosa la porta a manifestare oggi assieme ai comitati?
“Non mi sottraggo mai. Voglio esprimere la mia indignazione per il silenzio dei contadini, che è complicità. Questa è la nostra terra, e come ammonisce un pensiero di Sciascia: “Quando finisce l'agricoltura, finisce la civiltà”. I contadini tacciono, vendono i terreni e sono responsabili dello scempio. Lo sono qui, come per la Valdastico Sud. Vogliono liberarsi dei campi e dimenticare e tradizioni e la tanto sbandierata identità. E chi parla tanto di identità oggi è assente, ed è complice della distruzione.”

Della Pedemontana, lei personalmente cosa pensa?
“Vogliono fare strade parallele. Una volta, lungo le antiche vie consolari, c'era la “via pelosa” che era riservata al passaggio degli armenti, delle greggi, del bestiame. Vogliono fare una “via pelosa” per privilegiare mandrie di consumisti. Non si può ignorarlo.”

Una manifestazione come quella di oggi, secondo lei, a cosa può servire?
“Di solito sono ironico, ma oggi dico a malincuore che ho il senso della sconfitta.
Mario Rigoni Stern avrebbe detto che siamo “degli originali”. Quando era nato il progetto “Verena 7”, Rigoni Stern aveva detto che si sarebbe disteso sulla strada per evitare lo scempio di quella zona dell'Altopiano. E quello scempio è stato evitato. Ma erano altri tempi.”

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