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Attenti a quei due
Dalla storica dell'arte Claudia Caramanna e dal fotografo Fabio Zonta uno splendido libro su “I Marinali - Illustri bassanesi”. Ma con un rammarico: “L'impressione è che Marinali sia già fagocitato da Canova”
Pubblicato il 24 mar 2021
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Attenti a quei due. Anzi, attenti a quei tre: perché in realtà viene calato il tris e il terzo protagonista di questa bella storia è il noto editore bassanese Andrea Minchio.
I “due” in questione sono Claudia Caramanna e Fabio Zonta. Segni particolari: la prima è una rinomata studiosa e storica dell'arte, con importanti voci nel proprio curriculum tra cui le collaborazioni con le Gallerie dell'Accademia di Venezia, il Museo Civico di Bassano e la Fondazione Ermitage Italia. Il secondo è un altrettanto rinomato fotografo, con rilevanti trascorsi nel campo della fotografia pubblicitaria e di design. Negli ultimi tempi Zonta è rimasto folgorato sulla via di Orazio Marinali, della sua famiglia e della sua bottega: e proprio i suoi artistici scatti delle opere marinaliane costituiscono il corpus della mostra “Marinali e Bassano con uno sguardo di Fabio Zonta”, allestita al Museo Civico per il trecentesimo anniversario della morte del grande scultore bassanese.
Le competenze dei due, rispettivamente di esperta ricercatrice particolarmente legata a Bassano e di “architetto della luce” con la macchina fotografica, si incontrano adesso in un prezioso volume, da poco pubblicato per i tipi dell'Editrice Artistica Bassano: “I Marinali - Illustri bassanesi. Un viaggio nel tempo e nei luoghi”. È il terzo contributo stampato all'anniversario marinaliano, dopo il catalogo della mostra al Museo Civico e dopo il libro “Orazio Marinali - Storie scolpite sulla pietra” di Giancarlo Saran. È la pubblicazione che completa il novero degli omaggi allo scultore per il suo anniversario, facendo del “tre” il numero perfetto.
Claudia Caramanna e Fabio Zonta con una copia del loro volume (foto Alessandro Tich)
La “top model” della foto in copertina de “I Marinali - Illustri bassanesi” è l’anziana e intensa figura della Sant’Anna dell’Altare del SS. Rosario del Duomo di Santa Maria in Colle, di cui si evidenziano il volto, la mano e le ondulate pieghe della veste in un plastico gioco di chiaroscuri. Una copertina che fa anche da anteprima allo standard di qualità delle immagini che contraddistinguono l’iconografia del volume. Nel libro, i testi di Claudia Caramanna accompagnano per mano il lettore alla scoperta di questa “famiglia di artisti illustri”, di cui Orazio è il riconosciuto Superstar ma non l’unico scultore degno di nota.
Un saggio di Camillo Semenzato ripercorre invece le tappe dei Marinali come “impresa”, che da famiglia li portò ad essere anche bottega e scuola. La gran parte delle pagine è dedicata alle schede delle opere marinaliane, alla cui descrizione fanno da contrappunto le foto di Zonta che le presentano con un’interpretazione visuale assolutamente inedita.
“Si è pensato di arricchire l'offerta del centenario di Marinali con un volume nel quale le fotografie in realtà sono protagoniste - spiega la dottoressa Caramanna -. Ed avendo delle buone fotografie è stato fatto di conseguenza un libro di grande formato.”
“Quindi - prosegue la studiosa - è un libro nel quale il lettore può avere anche una visione delle opere che non è quella “dal vivo”, certamente insostituibile, ma è una visione più dettagliata che si raggiunge soltanto con il mezzo fotografico, con la sensibilità del fotografo, con un punto di vista anche particolare perché in realtà Fabio ha usato anche carrelli elevatori, si è portato ad altezza e anche la copertina si è potuta fare perché c'è stato un portarsi ad un livello che non è il livello di visione dal basso.”
“L'atteggiamento con cui ho affrontato il lavoro è stato di non cercare di riprodurre le opere, ma di cercare di catturare di più lo spirito delle sculture - spiega Fabio Zonta -. E quindi, lavorando molto con la luce, anche accettando a volte di perdere dettagli delle statue, ho voluto valorizzare l'aspetto emotivo che probabilmente lo scultore cercava quando ha realizzato l'opera. Ho evitato cioè di riprodurre l'opera d'arte, ma ho cercato di fotografare le statue come se fossero persone vive.” “La cosa che lo scultore non può fare è dare la luce alle sue statue - aggiunge Zonta -. E qui il fotografo può dare un grosso aiuto e illuminandole in maniera efficace può completare, se vogliamo, l'opera che lo scultore ha fatto fin dove poteva fare.” Marinali dunque come fonte di luce? “Assolutamente sì - risponde il fotografo -. Soprattutto San Bassiano in piazza Libertà, che è stato il primo della serie, ed è stata l'opera che mi ha dato la chiave di lettura di tutto il resto.”
Nulla, nelle foto del volume, è scontato o ordinario. La statua di San Bassiano è contornata da un apparente cielo notturno, ma l’immagine è stata scattata in realtà in pieno giorno. Sorprendente la foto di Santa Caterina a Santa Maria in Colle, a cui un solo punto luce restituisce una raffigurazione parziale, lasciando il resto della statua misticamente oscurato.
E colpisce ad esempio il volto del “Ritratto di un Podestà” (di Orazio, Francesco e Angelo Marinali) collocato nel municipio di Bassano, di cui salendo distrattamente la ripida scalinata che porta in sala consiliare quasi non ci si accorge. L’efficace chiaroscuro delle foto ne evidenzia il fiero sguardo e la riccioluta fattura della lunga chioma: è la forza del dettaglio al potere. Ancora non si sa chi sia il Podestà ritratto dalla famiglia di scultori, ma la lista dei Podestà attivi a Bassano negli anni Ottanta del Seicento, ripresa dalla “Storia di Bassano” del Brentari e pubblicata nel libro, stimola al riguardo nuove ricerche.
“Nel volume - ci dice ancora Claudia Caramanna - sono unite tutte le opere di Marinali presenti a Bassano e dintorni, e cioè Angarano ma anche l'Oratorio che si trova a Santa Romana di Nove. E questa è veramente una “chicca” che noi abbiamo inserito perché di questo Oratorio si parla nella letteratura ma in realtà nessuno c'era mai andato. E nel libro sono inserite le fotografie degli interni dove ci sono due statue di Marinali, due angioletti, che abbiamo accertato non essere degli angioletti “ciroferari”, e cioè portatori di ceri, come si diceva in letteratura, ma sono due angioletti senza ceri, adoranti la Madonna col Bambino che in realtà è stata spostata nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Nove.”
Ce n’è quanto basta per fare un viaggio attorno alla grandezza di questo scultore barocco bassanese a cui il centenario ha restituito quella notorietà che nei tempi non celebrativi non gli è stata pienamente riconosciuta. Eppure, mentre il terzo libro a lui dedicato per l’anniversario è fresco di stampa e mentre la mostra al Museo Civico è ancora in corso benché in modalità virtuale, sta avanzando la sensazione che il buon Orazio Marinali e la sua famiglia stiano già cedendo il passo ad Antonio Canova, il genio neoclassico di Possagno che in campo culturale sta già monopolizzando le cronache e non solo di questi giorni.
“Di Marinali si dovrebbe ancora parlare non soltanto perché l'anno marinaliano non è finito e terminerà il 6 aprile 2021, ma anche perché è un fenomeno storico di grande portata - osserva la dottoressa Caramanna -. L'impressione è che Marinali sia stato un po' fagocitato da Antonio Canova, del quale sta arrivando a breve il bicentenario della morte. Però ancora si potrebbe parlare, e a lungo, di Marinali. Invece l'attenzione si è già spostata su Canova.” “Canova - aggiunge la studiosa - è un fenomeno molto diverso, direi meno legato al territorio tutto sommato, mentre Marinali è un fenomeno storico che affonda le sue radici qui. I Marinali sono rimasti sempre a Vicenza e hanno lavorato per il Veneto, che se vogliamo è il loro pregio e in un certo senso anche il loro limite, che ne ha determinato un minore riconoscimento all'esterno di questa regione.”
“Questo non vuol dire - precisa la storica dell’arte - che il fenomeno non sia altrettanto importante: statue dei Marinali sono per esempio a Firenze, a Villa Acton detta “Villa La Pietra”. Altre statue del Marinali hanno avuto una fortuna postuma importante, che le ha portate anche oltreoceano, in America, grazie alla cultura della Villa Veneta che è stata sempre osservata e apprezzata anche all'estero.” “Canova è sicuramente un personaggio di maggiore fama e deve la sua fama al suo trasferimento a Roma - continua -. Bisogna dirlo, perché lui lì entra nel grande giro internazionale e poi diventa addirittura scultore per Napoleone e per gli esponenti della sua famiglia. Ma è un tipo di prospettiva completamente diversa. È chiaro che Canova è nato qui e probabilmente la cultura della scultura veneta gli scorreva nelle vene, ma è uno scultore neoclassico che ha trovato la sua fama trasferendosi a Roma.” “Il fatto di dimenticarci presto di Marinali, purtroppo, secondo me è il rischio - conclude l’autrice -. Devo dire che i tre libri a lui dedicati nel centenario hanno comunque messo dei pilastri a questo argomento, perché un libro è importante per fondare basi solide sulle quali costruire un recupero storico. Però la preoccupazione è che rimangano un po' “sospesi”. È stata comunque una bella avventura anche per noi pubblicarlo.”
È vero: di Canova e del suo bicentenario dell’anno prossimo si sta già parlando, forse troppo e in verità per motivi più politici che culturali. E anche Bassanonet sta facendo la sua parte. Dedicare un articolo a Marinali, grazie a questa pregevole iniziativa dell’Editrice Artistica Bassano, è stata quindi una corroborante boccata di ossigeno.
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