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Tura e molla
Firmata oggi dal sindaco un'ordinanza contingibile e urgente per la rimozione immediata delle ture. Con informazioni molto preoccupanti sul Ponte e possibili scenari a dir poco catastrofici. Ma Vardanega non risponderà prima di lunedì
Pubblicato il 11 mag 2018
Visto 4.061 volte
Il gioco si fa duro. Il sindaco di Bassano Riccardo Poletto ha firmato stamane un'ordinanza contingibile e urgente che impone a Giannantonio Vardanega, legale rappresentante della ditta Nico Vardanega Costruzioni Srl e a Nico Cunial, direttore tecnico della stessa ditta, la rimozione immediata delle ture realizzate nell'alveo del fiume Brenta per ragioni di pubblica incolumità. “È stato ribadito, anche da recentissime comunicazioni dell'ICEA dell'Università di Padova - informa un comunicato dell'Amministrazione comunale -, che la permanenza delle ture in alveo potrebbe avere potenzialmente effetti molto seri nel caso di eventi atmosferici di particolare rilevanza.”
Dopo il continuato rimpallo tra la Direzione Lavori che ha più volte imposto all'ex appaltatore la rimozione della diga di cantiere al termine di questa improduttiva finestra lavorativa invernale e la Vardanega che a seguito della risoluzione in danno ha richiesto la convocazione di un ulteriore incontro per la “valutazione oggettiva” dello Stato di Consistenza delle ture medesime, entra in scena il primo cittadino ed emette l'ordinanza che dovrebbe (poi capirete perché metto il verbo al condizionale) tagliare la testa al toro.
Il sindaco motiva il provvedimento con ragioni di incolumità pubblica, portando in cascina il parere dell'ICEA patavino, che altro non è che il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale presso il quale insegna il professor Claudio Modena.
Foto Alessandro Tich
L'ordinanza contingibile e urgente è un provvedimento amministrativo “di necessità e urgenza” che può essere emanato da alcuni organi della pubblica Amministrazione, tra cui il sindaco quale ufficiale del governo, in casi di particolare gravità (© by Wikipedia).
Ed è pertanto un atto giustificato, ed eseguibile, se la situazione di gravità viene effettivamente riscontrata.
Al di là della disposizione di urgenza di rimozione delle ture “in vista del ripristino della pervietà idraulica del mese di maggio”, il dispositivo - e cioè il testo - dell'ordinanza sindacale è un documento molto interessante circa l'attuale stato di fatto delle condizioni del monumento da restaurare. Spuntano infatti, tra le valutazioni tecniche di riferimento dell'atto comunale, due relazioni strutturali (la prima del 29 gennaio 2018 e la seconda, recentissima, del 26 aprile 2018) del consulente incaricato ing. Elvis Cescatti, della società SM Ingegneria Srl del prof. ing. Claudio Modena, che attestano “il continuo avanzamento dello stato di degrado delle strutture del Ponte degli Alpini” al punto da avere “un carattere di danneggiamento permanente in via di peggioramento...associabile certamente a carenze di carattere strutturale”.
In più, la relazione idraulica dell'incaricato ing. Daniele Viero dell'ICEA dell'Università di Padova, protocollata dal Comune in data odierna (11 maggio 2018), afferma nientemeno che “con il tempo di ritorno valutato per le piene primaverili, tanto le sollecitazioni del ponte, quanto l'innalzamento dei livelli idrometrici a monte del ponte, quanto infine il rischio di chiusura temporanea del canale Medoaco, sono rischi che possono portare a conseguenze disastrose”.
Le due gravi circostanze - associate alla nota tecnica del 30 maggio 2016 degli ingegneri Claudio Modena e Andrea Defina, secondo la quale “il verificarsi di eventi di piena con portate maggiori di quella di progetto delle ture potrebbe portare a scenari, dal punto di vista idraulico, ma anche strutturale, non prevedibili” - portano pertanto il Comune a ritenere accertata “la situazione di pericolo e di possibile danno dovuta al permanere in alveo delle ture in questo periodo dell’anno caratterizzato dalla periodicità delle piene primaverili”.
Una situazione, dunque, potenzialmente “disastrosa” come dichiara l'ingegnere incaricato della perizia idraulica. L'ordinanza, tra le altre cose, si richiama quindi alle varie “sollecitazioni” di rimozione delle ture della Direzione Lavori e all'Ordine di Servizio del 30 aprile 2018 rimasto “inottemperato” dalla ditta. Attesta inoltre che la stessa Direzione Lavori “in data 08/05/2018 nel sopralluogo congiunto con l’impresa Nico Vardanega Costruzioni s.r.l., inerente la redazione dello stato di consistenza dei lavori eseguiti a contratto risolto, ha verificato l’inerzia dell’impresa ed ha confermato l’ordine di rimozione immediata delle ture riportandolo nel verbale in pari data stabilendo termini per inizio e fine delle operazioni, rispettivamente al 09/05/2018 e al 24/05/2018”.
Segue un passo del provvedimento che prefigura possibili scenari a dir poco catastrofici. L'ordinanza sottolinea infatti “la necessità e l’urgenza di intervenire, al fine di prevenire gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica, con la rimozione delle ture realizzate in sinistra idrografica dalla ditta appaltatrice in quanto, nell’evenienza di una piena, la quantità di materiale inerte con cui sono state realizzate le ture costituisce un ostacolo al fluire della piena che può provocare esondazione del fiume in città e costituisce, inoltre, un ammasso di entità solide trascinabili dalle acque fino a colpire le fragili strutture verticali del Ponte degli Alpini, con conseguente concreto pericolo di collasso, con nocumento per la pubblica incolumità, per la staticità degli edifici latistanti, per l’integrità fisica delle persone presenti in tali edifici e negli spazi pubblici interessati, nonché per l’esistenza stessa del monumento nazionale tutelato”.
Tutto quanto sopra esposto intende segnalare “l'attualità o il pericolo imminente di un fatto straordinario” per giustificare la sussistenza dei “presupposti elaborati dalla consolidata giurisprudenza per l'esercizio del potere di adottare ordinanze contingibili ed urgenti”. Da qui l'ordine ai referenti della ditta di Possagno Giannantonio Vardanega e Nico Cunial “di dare immediato inizio, vale a dire a partire dal giorno 14/05/2018, alla rimozione delle ture realizzate nell’alveo del fiume Brenta e a proseguire diligentemente le operazioni portandole a compimento con la necessaria celerità imposta dall’urgenza”.
Il sindaco diffida la ditta ad adempiere all'obbligo, demandando all'Area Lavori Pubblici “la verifica dell’ottemperanza e l’esercizio dei poteri di esecuzione di ufficio in via sostitutiva, con spese a carico ed in danno degli obbligati inadempienti” ed avverte infine gli obbligati “delle responsabilità civili, amministrative e penali in cui potrebbero incorrere in caso di inottemperanza alla presente ordinanza nonché in caso di danni all’incolumità di persone e al patrimonio pubblico e privato”.
Di fronte a cotanto spiegamento di ordini, la Nico Vardanega Costruzioni cosa farà?
“Daremo la nostra risposta, probabilmente lunedì” - risponde seraficamente a Bassanonet il titolare Giannantonio Vardanega, senza dire niente di più.
Ma non servono tante parole per prevedere una nuova complicazione degli eventi.
È notorio infatti che la quantificazione della consistenza delle ture rappresenta una controversia centrale della valutazione dei lavori eseguiti a seguito della risoluzione in danno del rapporto contrattuale e l'ex impresa appaltatrice può richiedere, come ha già annunciato e a norma di legge, il ricorso al giudice competente affinché disponga, tramite un consulente terzo incaricato d'ufficio dal tribunale, un Accertamento Tecnico Preventivo sulle ture di cantiere. Vale a dire una procedura di natura tecnico-giuridica che - tra nomina d'ufficio del consulente, perizia da effettuare e relazione da sottoporre alle due controparti - non dura certamente, per usare un eufemismo, pochi giorni.
Siamo ormai alle avvisaglie dello scontro frontale: il tura e molla continua.
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