Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 17-07-2017 18:53
in Attualità | Visto 1.475 volte
 

Cipriano Forever

Al Velodromo Mercante, dal futuro in sospeso per il progetto Bassano Stadium, il Veloce Club Bassano intitola la sede al grande e compianto Cipriano Chemello. Presentata nell'occasione la 75° Bassano-Monte Grappa

Cipriano Forever

Foto Alessandro Tich

Rinnovare una stanza in una casa nella quale non sai se, e per quanto tempo ancora, ci rimarrai ad abitare è una iniziativa piuttosto insolita.
Ma è quello che è successo al Velodromo e Stadio Rino Mercante di Bassano del Grappa, di proprietà del Comune, il cui prossimo futuro dipende dal progetto del Bassano Stadium, voluto dal Bassano Virtus e il cui studio di pre-fattibilità è stato approvato nei giorni scorsi dalla piattaforma per lo sviluppo infrastrutturale degli impianti calcistici B Futura.
Il Mercante, per le normative del calcio professionistico, è un impianto ormai obsoleto e anche la gloriosa pista mondiale del Velodromo necessita di un'opportuna manutenzione e ristrutturazione. A questo punto i casi sono due: o il Comune darà il via libera al progetto e il Bassano Stadium sarà realizzato con l'intervento di B Futura - con conseguente eliminazione del Velodromo e trasferimento del ciclismo su pista verso nuovi e ancora ignoti destini - oppure il nuovo stadio dovrà essere costruito altrove, a spese questa volta del Bassano Virtus, e il ciclismo si troverà a gestire un Velodromo che rimarrà al suo posto, ma con altrettante incognite incombenti sulla sostenibilità generale dell'impianto.
“In questo momento è ancora inutile parlare - ha dichiarato a Bassanonet il presidente del Veloce Club Bassano 1892 Michele Cavalera -. Attendiamo che l'Amministrazione ci chiami con un progetto effettivo in mano. Questa è comunque una struttura impegnativa da tenere su.” “Io la penso come ho già detto alcuni mesi fa dopo la presentazione dell'ipotesi di progetto - ha aggiunto Cavalera -. Fai la struttura del Bassano Stadium? Benissimo, ma devi pensare anche a una struttura per il ciclismo. Una struttura così non può morire a Bassano.”
Nel frattempo, in questa prospettiva di assoluta incertezza, il Veloce Club pensa al presente. Intitolando la propria sede presso l'impianto sportivo di via Piave al più grande atleta dei suoi 125 anni di storia: Cipriano Chemello, originario di Crespano del Grappa, campione del mondo nell'inseguimento a squadre a Francoforte nel 1966 e a Montevideo nel 1968 e bronzo olimpico a Città del Messico nel 1968, scomparso lo scorso febbraio a 71 anni di età dopo una vita intera dedicata al mondo delle due ruote. Come stradista e campione su pista negli anni '60 e successivamente come allenatore federale e appassionato e competente preparatore di generazioni di giovani pistard, molti dei quali a loro volta proiettati ai vertici della disciplina agonistica: tra questi anche Elia Viviani, campione olimpico 2016 a Rio de Janeiro nella specialità Omnium.
Questa mattina - in quello che è stato il “suo” Velodromo, fino agli ultimi giorni - ha quindi avuto luogo la cerimonia di intitolazione della sede della storica società ciclistica giallorossa al campione che ne ha rappresentato un'autentica bandiera.
Prima di passare al professionismo e ritornare a gareggiare su strada con la Salvarani di Gimondi, Motta, Balmamion e Altig aveva infatti sempre e solo indossato i colori giallorossi. Dopo poche ma commosse parole del presidente del Veloce Club Michele Cavalera e del presidente onorario Felics Zanata, all'ingresso della sede del sodalizio sportivo la vedova di Chemello, signora Anna, ha scoperto la targa di intitolazione della sala. Sulla porta campeggia una gigantografia del campione, in azione con la maglia iridata di campione del mondo. Una seconda gigantografia sulla porta del retro lo ritrae invece con la divisa del Veloce Club Bassano 1892. Presenti, nell'occasione, molti volti noti - tra ex dirigenti ed ex agonisti - di quel mondo ed epoca del ciclismo a cui Cipriano apparteneva. Tra questi, l'inossidabile coppia Giuseppe Beghetto e Sergio Bianchetto, medaglia d'oro col tandem alle Olimpiadi di Roma del 1960.
Ma c'erano anche, tra gli altri, Valentino Gasparella, medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 e Gianni Sartori, campione mondiale nel chilometro da fermo nel 1969 a Brno. “L'esempio di Cipriano Chemello - ha affermato il consigliere comunale delegato allo Sport Alessandro Faccio, nella conferenza stampa ospitata nella rinnovata sede - esalta la storicità del ricordo, una memoria da trasferire anche ai giovani.”
Con l'occasione è stata presentata la 75° edizione della Bassano-Monte Grappa, memorial Pasqualino Tellatin e Luigi Zanata, classicissima dilettanti e fiore all'occhiello organizzativo del Veloce Club, tradizionale trampolino di lancio per i campioni del futuro (compreso Fabio Aru, tra i protagonisti al Tour de France), quest'anno riservata per la prima volta ai soli Under 23.
L'appuntamento è per domenica 23 luglio: partenza da piazza Libertà, dieci giri di circuito in piano tra viale XI febbraio, via Ca' Dolfin, via Colombo, via Capitelvecchio, viale Parolini, viale delle Fosse e discesa Brocchi e quindi l'ascesa finale con i 26 chilometri fino a Cima Grappa. 150 gli iscritti al momento, comprese anche tre squadre straniere: una slovena, una inglese e i russi della Gazprom.
Comunque vada, sarà come sempre una grande festa dell'agonismo sui pedali.
Tra gli intervenuti all'incontro, anche l'arciprete di Bassano don Andrea Guglielmi.
Prima della benedizione della sede, da bravo parroco tecnologico, don Andrea ha preso in mano lo smartphone, ha aperto un file predisposto per la circostanza e ha letto una frase del suo campione preferito, sia dal punto di vista ciclistico che umano: Gino Bartali.
Scelta azzeccata. Perché proprio Gino Bartali - prima di diventare la leggenda che tutti sappiamo - nel 1934, a 19 anni, aveva vinto la quinta edizione della Bassano-Monte Grappa. Forando tre volte, come ha ricordato Felics Zanata, e arrivando per primo sotto il traguardo in Cima Grappa con una ruota sgonfia. Già: perché la classe non è acqua.
E Cipriano, sia da corridore che da allenatore, lo sapeva benissimo.