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Il Museo silenzioso
Un capolavoro del Museo Civico di Bassano, il “Refettorio dei Frati Osservanti” del Magnasco, è esposto alla mostra “Il Tesoro d'Italia” al Padiglione Eataly all'Expo di Milano. Ma a Bassano nessuno se ne è accorto
Pubblicato il 28 giu 2015
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Il Museo silenzioso colpisce ancora.
Eppure il Museo Civico di Bassano del Grappa ne avrebbe di cose da raccontare. Anche perché, tra i Musei delle città non capoluogo di provincia del Veneto, non è secondo a nessuno. Tanto più che nei giorni scorsi ha ottenuto il “Certificato di eccellenza 2015” di TripAdvisor, il portale delle recensioni turistiche, sulla base dei giudizi postati dai suoi visitatori.
Ma c'è sempre quel “quid” di comunicazione mancata, che perdura da anni, che continua ad alimentare una corsa ad handicap nel far conoscere le cose che il Museo fa al suo interno e che produce all'esterno, e che meriterebbero invece di essere opportunamente diffuse.
Alessandro Magnasco: “Refettorio dei Frati Osservanti “ (1730-1740), particolare
Ci sono, ovviamente, le eccezioni alla regola. La grande mostra retrospettiva di Federico Bonaldi, dedicata al sommo ceramista bassanese e allestita in Museo fino ad ottobre, è stata opportunamente annunciata e presentata alla stampa.
Ma altri eventi, per quanto meno rilevanti, sono passati in secondo piano.
E' il caso della mostra “La Guerra dei Veneti e degli Italiani”, che ha visto in esposizione un'ottantina di copertine de “La Domenica del Corriere” illustrate dall'arzignanese Achille Beltrame nel corso della prima Guerra Mondiale.
La rassegna - itinerante nel Veneto e organizzata dalla Regione con Arteven - è rimasta allestita nel chiostro del Museo dal 19 al 27 maggio scorsi, senza essere accompagnata da un'adeguata operazione di informazione alla cittadinanza, benché il tanto decantato Centenario della Grande Guerra induca a farlo praticamente d'ufficio.
La stessa mostra delle “copertine di guerra” di Beltrame è stata successivamente allestita, per soli tre giorni, dal 31 maggio al 2 giugno, al Museo Hemingway e della Grande Guerra sempre a Bassano.
E la Fondazione Luca, che gestisce il Museo, ha fatto quello che normalmente si deve fare: ne ha dato comunicazione ai media. Niente di meno e niente di più. I media ne hanno parlato e il risultato è stato questo: al Museo Hemingway la mostra “La Guerra dei Veneti e degli Italiani”, in tre giorni, ha richiamato circa 450 visitatori. Il che significa che ci vuole poco per suscitare un minimo di interesse su un evento altrimenti destinato ai soli addetti ai lavori.
Non siamo qui, naturalmente, per fare paragoni. I quali, per loro natura, lasciano il tempo che trovano. Ma non possiamo non sottolineare - per l'ennesima volta, e a malincuore - la straordinaria incapacità del Museo Civico bassanese di fare marketing di sé stesso. Anche nelle occasioni che, sotto il profilo puramente mediatico, si presentano su un vassoio d'argento.
Perché il Museo silenzioso è rimasto tale anche nella circostanza che lo vede direttamente collegato nientemeno che a Expo Milano 2015.
Accade infatti che uno dei dipinti della pinacoteca bassanese sia stato scelto per essere esposto in uno dei padiglioni più visitati dell'Esposizione Universale, incentrata sul tema del cibo e dell'alimentazione.
Si tratta del “Refettorio dei Frati Osservanti”: capolavoro di Alessandro Magnasco, risalente alla prima metà del '700, che raffigura un grande e sontuoso banchetto di frati all'interno di un enorme edificio a tre navate.
Il quadro ha richiamato l'attenzione del curatore Vittorio Sgarbi che l'ha voluto e inserito tra le 350 opere - ispirate al “gusto italiano” dal '300 al '900 - della mostra “Il Tesoro d'Italia” allestita da fine maggio allo Spazio Eataly all'Expo.
Sospendendo il giudizio sulla figura di Sgarbi e sul padiglione-ristorante di Oscar Farinetti, si tratta comunque di una circostanza che proietta indirettamente il nome di Bassano in una situazione mediatico-culturale di risonanza globale.
Eppure - credetemi - trovare su internet notizie sul prestigioso prestito bassanese è stata praticamente una missione impossibile.
Qualche accenno viene fatto su una pagina facebook in un doppio post fotografico risalente ancora allo scorso febbraio, che ritrae l'assessore comunale alla Cultura Giovanna Ciccotti “che indica il quadro di Bassano del Grappa scelto da Vittorio Sgarbi per Expo Padiglione Italia (Alessandro Magnasco, Refettorio dei frati francescani osservanti 1730/1740)” e che “racconta soddisfatta della presenza di Bassano del Grappa al prossimo Expo Milano”. Poi più niente, almeno alla luce del sole.
E poco importa se il dipinto, in realtà, non è esposto al Padiglione Italia: sempre di Expo si tratta. E così ci pensiamo noi a dare notizia di un piccolo ma significativo fatto di cui, come bassanesi, andare un tantino orgogliosi.
Anche se a Bassano nessuno se ne è accorto.
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