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Giorgione, le trame e gli altri
Inaugurata a Castelfranco Veneto la mostra-evento “Le Trame di Giorgione”, che coinvolge l'intera città. Tra i dipinti dal '500 al '700 un inedito percorso parallelo di storia dell'arte e storia del tessuto
Pubblicato il 27 ott 2017
Visto 3.711 volte
Castelfranco Veneto il suo Marchio d'Area ce l'ha già: si chiama Giorgione.
E, per la prima volta, tutti gli “attori” della vicina città murata (istituzioni, scuole e operatori economici in primis) fanno quadrato per collegare il territorio a una mostra che lo riguarda. La grande occasione di incontro e insieme di riscoperta della propria identità per la comunità castellana è la mostra-evento “Le trame di Giorgione”, patrocinata dal Ministero dei Beni e della Attività Culturali, inaugurata ieri e in programma fino al 4 marzo 2018. Una rassegna che espone un corpus di capolavori della storia dell'arte e del tessuto al Museo Casa Giorgione e che si allarga in altre sedi della città per svelare una innovativa storia del costume nei bei tempi della Serenissima.
Va detto subito che non si tratta di una mostra “di” Giorgione, come l'indimenticabile evento espositivo di otto anni fa.
Chiara Varotari (1584-1663): Ritratto di dama della famiglia Capodilista (particolare). Foto Alessandro Tich
In questa nuova sfida il sommo “Giorgio da Castelfranco” funge da punto di partenza e di raffronto di un percorso figurativo che dalla sua epoca, e dal suo modello, arriva fino al '700 lungo un inedito binario parallelo di storia dell'arte e storia del tessuto.
L'inizio di tutto è infatti la Pala di Castelfranco, che si ammira nell'attiguo Duomo.
A questo sensazionale dipinto che raffigura la “Madonna con Bambino e Santi” - commissionato a Giorgione dal nobile condottiero Tuzio Costanzo per l'altare della cappella di famiglia - la chiave di lettura della curatrice della mostra Danila Dal Pos, e del Comitato Scientifico che l'affianca, associa un potente significato politico e allegorico che traspare dal suo apparente impianto di opera di devozione.
Un preciso messaggio diretto al Senato Veneziano e veicolato, secondo la curatrice, dai magnifici cinque diversi tessuti che l'artista vi raffigura con assoluta precisione.
Tuzio Costanzo era nobile di Cipro e figlio dl viceré di Cipro Muzio Costanzo, vissuto nell'epoca in cui la Serenissima Repubblica era molto attenta alle intricate vicende ovvero “trame” del regno sull'isola. E la realizzazione della Pala, commissionata a Giorgione per la morte del figlio, sembra rassicurare Venezia sulla sua volontà di stabilirsi definitivamente a Castelfranco, rinunciando così a Cipro. Rappresentando con il raso, il velluto e il broccato che nobilitano la raffigurazione della Pala una condizione di agiatezza tale da rendere superflua l'aspirazione di altri possedimenti nel Mediterraneo.
Un dipinto, dunque, dove nulla è “solo” quello che sembra. E dopo il quale i tessuti, nell'iconografia della Serenissima, assurgono a simboli di ricchezza e potere: sarà così per altri tre secoli.
E le trame, intese come tessuti, sono quelle indossate dagli uomini e dalle donne in mostra: personalità della Repubblica di Venezia ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. In rassegna per il XVI Secolo le opere di tredici grandi firme dell'epoca, alcune delle quali di primissimo piano.
Tra queste Tiziano e Paolo Veronese e ancora Vincenzo Catena, Bernardino Licinio o Domenico Capriolo. C'è anche Jacopo Bassano, col suo insolitamente minuscolo “Ritratto del Doge Sebastiano Venier” in prestito dal Museo Civico di Bassano del Grappa: suggestiva fototessera della “prima carica” della Serenissima del suo tempo.
E c'è ancora Giorgione (anche se il dipinto è solo “attribuito a”) con il “Ritratto di giovane” proveniente dalla collezione privata Fava di Venezia. Esposto assieme ad altri nella sala del Fregio: ovvero il “Fregio delle arti liberali e meccaniche”, affrescato sulla sommità della parete da Giorgione e una delle più complesse e intricanti testimonianze della sua pittura simbolica e allegorica.
Nei ritratti tutti i personaggi indossano abiti realizzati con tessuti e complementi il cui costo era, per l'epoca, folle. Ma erano gli esponenti del jet-set della Repubblica e potevano permetterselo per testimoniare status symbol, raffinatezza e capacità di spesa in un mondano trionfo dell'apparenza. Accanto ai ritratti, come in tutte le sezioni della mostra, preziosi esemplari di tessuti d'epoca.
Anche nella sezione successiva dedicata al Seicento il lusso nel vestire si pone come fattore di distinzione identitaria, con impiego di manifatture e materiali di grande pregio e di altissimo costo.
L'ultimo nucleo a raccontare la storia della manifattura tessile veneziana, in un percorso sempre sviluppato tra arte e artigianato, è quello dedicato al Settecento.
Qui, ancora accanto ai ritratti, viene esibita la prestigiosa collezione tessile settecentesca del Duomo di Castelfranco, insieme con guanti, corpetti, borsette e guanti dell'epoca provenienti da Palazzo Mocenigo a Venezia.
Usciti dal Museo, il percorso della mostra raggiunge i “luoghi di Giorgione” nell'antico centro cittadino: il Duomo, la Torre Civica, lo studiolo di Vicolo dei Vetri, la Casa Costanzo, la Casa Barbarella. Ai quali si aggiunge il Teatro Accademico.
In queste suggestive ambientazioni il pubblico è invitato ad ammirare gli esiti attuali della grande tradizione veneziana della tessitura. E non finisce qui: perché il “pacchetto” della mostra prevede anche la possibilità di ulteriori nove itinerari, sempre ispirati al rapporto tra arte figurativa e arte della tessitura, che dal territorio trevigiano arrivano fino a Venezia. Dove è possibile ammirare le prestigiose tessiture Rubelli e Bevilacqua, il Museo di Palazzo Fortuny e il Museo del tessuto e del costume di Palazzo Mocenigo.
Alla vernice per la stampa della mostra-evento, coordinata dall'assessore alla Cultura di Castelfranco Veneto Franco Pivotti, intervengono il sindaco Stefano Marcon, il vicesindaco e assessore al Turismo Gianfranco Giovine e la curatrice Danila Dal Pos.
Il vicesindaco sottolinea in particolare il rapporto instaurato nell'occasione con l'Università di Padova. “Il giardino esterno di Villa Bolasco è visitato ogni weekend da tantissime persone - spiega Giovine -. Chi visiterà adesso il giardino storico avrà un ingresso ridotto alla mostra. In più c'è la sinergia con l'Orto Botanico di Padova: anche i suoi numerosissimi visitatori avranno l'opportunità di un ingresso ridotto alla mostra e viceversa. Siamo inoltre in collegamento con l'Amministrazione comunale di Venezia per ulteriori possibilità di itinerari in collaborazione.”
Lo scopo infatti non è quello di richiamare i turisti di Venezia a Castelfranco, ma l'opposto: dare cioè l'opportunità ai turisti che accedono alla mostra di proseguire il loro itinerario visitando Venezia. “Sono i rappresentanti di un turismo culturale di cui oggi Venezia ha particolarmente bisogno.” Chi lo afferma è l'architetto Danila Dal Pos, anima e cuore dell'organizzazione e dell'allestimento delle “Trame di Giorgione”.
“La mostra - dichiara la curatrice - ha una valenza turistica, perché mira a trattenere per un'intera giornata il visitatore a Castelfranco, per mostrargli i gioielli di questa città. Noi non possediamo il patrimonio di città come Venezia o Vienna, ma possediamo il luogo dove Giorgione è nato e i luoghi che Giorgione ha frequentato.” Con un obiettivo dichiarato: “Valorizzare le due opere che abbiamo in città, la Pala e il Fregio.”
“Siamo partiti da due opere sensazionali - rimarca l'arch. dal Pos - perché dimostrano che quando Giorgione parte per Venezia nel settembre del 1500 è un artista già formato, e si è formato qui e non a Venezia.”
La curatrice sottolinea anche l'importanza del coinvolgimento delle varie componenti cittadine per il felice esito della mostra sia in fase organizzativa che nei quattro mesi di allestimento. “Gli accordi con le realtà del territorio - afferma - dimostrano che se il Veneto fosse già riuscito in passato a fare rete, sarebbe stata una grandissima occasione. Stanno lavorando tutti, dai giovani delle scuole agli albergatori della città ed è importantissima la sinergia tra Castelfranco, l'Università di Padova e i Musei Civici di Venezia. Si potrebbe parlare di un primo tentativo di muoverci tutti insieme.”
Al D-Day delle “Trame di Giorgione”, col doppio evento della vernice e dell'inaugurazione, non può mancare il prof. Augusto Gentili, già professore di Storia dell'Arte Veneta all'Università di Roma La Sapienza e quindi di Storia dell'Arte Moderna all'Università Ca' Foscari di Venezia. Si tratta infatti di uno dei massimi studiosi di Giorgione. Nonché componente del Comitato Scientifico di cui fa parte, tra gli altri, anche la direttrice dei Musei Civici di Bassano Chiara Casarin.
“La valenza della mostra - ci dice il prof. Gentili - è quella di mettere Giorgione in un contesto. È un'operazione che si fa da un po', mettendo fine alla solita storia del Giorgione come “mistero, enigma”, eccetera. Adesso ci sono occasioni importanti di studio come è stata la mostra, che tra l'altro si è tenuta qui, del 2009-2010. Ormai c'è un contesto abbastanza ben definito per Giorgione, ci sono tante possibilità di aggiungere elementi. Basta non cercare la cinquantesima interpretazione della “Tempesta”.”
“Un'altra cosa importante - aggiunge lo studioso - è che qui come base c'è la Pala e c'è il Fregio. Nessuno ha tutto questo di Giorgione. Abbiamo due capolavori della formazione dell'artista. Possiamo mettergli intorno tutto quello che vogliamo, in un contesto ben definito.”
Dipinti e tessuti: un originale connubio che getta un'inedita luce sugli stili del vestire negli ultimi tre secoli della Serenissima, a testimonianza dei fasti della Repubblica. Costruendo un nuovo capitolo della storia del costume e rimarcando l'importanza del costume nella storia. E partendo da un genio, come Giorgione da Castelfranco, che va di moda da più di cinquecento anni.
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