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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Le Smalterie e il loro capitale umano
Una mostra e una conferenza in Biblioteca, venerdì 7 febbraio, dedicate alla storia della grande azienda bassanese
Pubblicato il 06 feb 2014
Visto 6.514 volte
Venerdì 7 febbraio, sarà inaugurata alla Biblioteca civica una mostra dedicata alle storiche Smalterie bassanesi.
In esposizione documenti inediti provenienti dall’archivio comunale, un ricco apparato fotografico originale prestato dall’azienda Baxi e molti oggetti di produzione offerti per l’occasione da privati che hanno voluto collaborare all'evento. Sarà presente un raro esemplare di scooter Laverda, prestato dal Museo dell’Automobile “Bonfanti-Vimar” di Romano d’Ezzelino, il cui telaio veniva stampato proprio dalle Smalterie. Dopo l’inaugurazione, che è in programma alle ore 17, Giovanni Favero, massimo esperto di storia dell’azienda, terrà una conferenza dal titolo: “Le Smalterie a Bassano. 90 anni di storia bassanese”. La sua relazione ripercorrerà gli anni della nascita della “Smalteria e Metallurgica Veneta”, un’azienda che ha inciso profondamente nella vita locale, fino al periodo convulso e drammatico della sua chiusura.
Era il giugno del 1924, gli anni del dopoguerra, quando iniziarono i lavori per la realizzazione dello stabilimento. La nuova fabbrica sorse in via Trozzetti, nell’area dove durante la prima guerra mondiale erano stati collocati i magazzini del Genio militare, vicino alla stazione ferroviaria: in poco più di sei mesi i lavori furono portati a termine grazie anche a una serie di agevolazioni che il Comune mise in atto a favore della proprietà, tra queste il pagamento di un “premio di incoraggiamento” di 100 000 lire quale concorso alle spese di costruzione dello stabilimento, l’esonero per cinque anni dal pagamento di qualsiasi tassa comunale e l’allargamento, a spese del Comune, di via Trozzetti fino all’entrata principale della fabbrica. L’azienda, da parte sua, si impegnava a iniziare la produzione entro il mese di maggio 1925 e ad assumere, nella misura non inferiore ai due terzi, mano d’opera reclutata sul territorio sia per la costruzione dei capannoni che per la successiva produzione industriale.
L'impresa era per metà di proprietà di un gruppo italiano e per l'altra metà di un gruppo tedesco a capo del quale vi era una famiglia di pionieri d'industria d'origine austriaca: i Westen. Augusto Westen affidò la progettazione e la guida delle Smalterie all'ingegnere ungherese Nicolas Leszl, direttore dello stabilimento fino alla sua morte, avvenuta nel 1952.
Il 23 maggio del 1925, 16000 metri quadrati di capannoni erano pronti a ospitare, in un'area come quella bassanese, dedita allora quasi esclusivamente all'agricoltura, al piccolo artigianato e al commercio, 580 addetti alla produzione industriale. L'azienda produceva stoviglie d'acciaio porcellanato – famose negli anni '60 furono le serie “Sansone”, “Due leoni”, “President” – e poi di acciaio inossidabile – serie “Trisaeculum” e “Saeculum”. Alle stoviglie seguirono i radiatori per riscaldamento, che con la serie "Aequator" fecero della Smalteria la prima azienda in Italia a dedicarsi a questo tipo di produzione. Uscivano dallo stabilimento inoltre vasche da bagno, cucine economiche a legna e a gas e lavelli in acciaio inossidabile.
Il marchio commerciale “Westen” contraddistingueva attrezzature utilizzate nell'industria del latte e dell'olio d'oliva, e poi molti altri prodotti come scaldacqua, piatti per doccia, lavabi circolari.
A dieci anni dalla fondazione, grazie all'abilità imprenditoriale dei suoi dirigenti e alla favorevole congiuntura economica, l’azienda aveva raddoppiato superficie e dipendenti: nel 1940 i capannoni coprivano 34000 metri quadrati di terreno e ospitavano 1340 dipendenti, numero destinato a salire dopo il secondo conflitto mondiale con il boom dell'edilizia, che contribuì ad aumentare la domanda e la diversificazione della produzione. In quegli anni di crescita, l'azienda dovette fare i conti con il ricambio generazionale di una leadership non facile da sostituire. La direzione aprì comunque un altro stabilimento a Sambuceto. I bilanci, dal 1965 in poi, registrarono forti perdite e un aumento dei debiti. Negli anni '60, la superficie occupata dalla Smalteria e Metallurgica Veneta era di 64000 metri quadrati con una forza lavoro di 1800 dipendenti. Negli anni '70, dopo un decennio di crisi in cui si verificarono scioperi e rivendicazioni sindacali, l'occupazione si assestò attorno ai 1350 addetti. La storia delle Smalterie si avviò così al suo epilogo: il Consiglio di Amministrazione spedì agli operai 1350 lettere di licenziamento e mise l'azienda in liquidazione. E qui i protagonisti della storia tornano a essere gli operai, il capitale umano, che anche negli anni passati avevano difeso strenuamente il loro posto di lavoro con una lotta che mise anche in assedio la città: si arrivò a bloccare la stazione ferroviaria, si incendiarono pneumatici nei viali cittadini, ci furono lotte per le divisioni che attraversavano il mondo sindacale… I lavoratori licenziati restarono in cassa integrazione a rotazione fino al 1981.
Qui un interessante studio di Giovanni Favero www.unive.it/media/allegato/DIP/Economia/Note_di_lavoro_sc_economiche/NL2006/NL_DSE_Favero_07_06.pdf sulla storia di quegli anni.
Successivamente la Zanussi rilevò i due stabilimenti e creò la “Zanussi Climatizzazione Spa” che si concentrò sulla produzione di caldaie e di impianti per il riscaldamento.
Nel 1984 in seguito alla crisi della Zanussi, l'azienda fu ceduta alla alla El.Fi. e fu rinominata “Ocean Idroclima”.
Nel 1999 la britannica “Baxi Group Ltd” acquisì l'azienda che da allora è una sua controllata.
La mostra sarà visitabile nei locali della Biblioteca fino al 29 marzo nei consueti orari di apertura.
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