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110 senza lode
Sui 110 milioni di euro che la Regione Veneto dovrà sborsare in tre anni per coprire il deficit della Superstrada Pedemontana Veneta. Intanto non fa acqua solo il bilancio dell’infrastruttura ma anche…la galleria di Malo
Pubblicato il 11 ott 2024
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110 milioni di euro. Lo scrivo anche in lettere, come sugli assegni: centodieci milioni di euro/00. Arrotondati persino in difetto.
È la cifra che la Regione Veneto dovrà sborsare in tre anni per coprire il deficit di esercizio della Superstrada Pedemontana Veneta.
Non lo dice il rompiscatole di turno o il Tich nervoso della situazione: è quanto è scritto nero su bianco nel bilancio di previsione 2025-2027 della Regione Veneto medesima.
La galleria di Malo della SPV (foto Alessandro Tich)
Le cose stanno così.
Tutto nasce dal Terzo Atto Convenzionale del 2017, di cui ho già scritto fiumi d’asfalto, tra la Regione Veneto e la società Sis, costruttore-gestore ovvero concessionario privato della Pedemontana.
La convenzione prevede in sintesi che la Regione incassi i pedaggi ma debba pagare alla Sis un canone annuale - il cosiddetto “canone di disponibilità” - che cresce ogni anno, fino al termine della concessione e cioè il 2062.
Una parte del canone da corrispondere al privato viene coperto con l’incasso dei pedaggi, e quindi dalle nostre tasche. Il resto la Regione deve metterlo per conto proprio, e quindi sempre dalle nostre tasche.
È chiaro sin qui?
Bene: usiamo adesso il pallottoliere.
Per il 2025 il canone da pagare a Sis ammonta a 164 milioni di euro, a fronte di una previsione di incasso da pedaggi di circa 122 milioni.
164 - 122 = 42 milioni di euro che la Regione dovrà tirare fuori dal proprio bilancio.
Nel 2026 il canone sale a 172 milioni. Incasso previsto da pedaggi: 134,7 milioni.
172 - 134,7 = 37,3 milioni di euro a carico diretto dell’ente regionale.
Per il 2027, infine, il canone al privato aumenterà a 180 milioni, con una previsione di incasso da pedaggi di 147,2 milioni di euro.
180 - 147,2 = 32,8 milioni di euro by Pantalon Regione del Veneto.
Facciamo adesso la super addizione finale:
42 + 37,3 + 32,8 = 112,1 milioni di euro nel triennio 2025-2027 da attingere direttamente dal bilancio regionale, arrotondati in difetto a 110 solo per comodità di esposizione.
Molti, ma molti di più - e anzi quasi il doppio - dei circa 60 milioni di euro che la Regione aveva invece previsto di spendere in sede di presentazione del bilancio preventivo 2024.
110 senza lode.
“Quando denunciavo il buco da 60 milioni di euro della Pedemontana, la maggioranza mi insultava. Ora il buco è diventato una voragine da 110 milioni di euro!”.
Così, in un comunicato stampa trasmesso in redazione, il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni.
“Da un anno a questa parte ho girato in tutto il territorio veneto per denunciare questo grave allarme che minaccia le casse regionali - continua -. Ho sempre ribadito lo stesso concetto: la Pedemontana, con la convenzione in essere, è una trappola finanziaria per il bilancio regionale e un cappio al collo per i contribuenti veneti che si stringerà sempre più fino al 2062.”
“Zaia continua ad arrampicarsi sugli specchi - aggiunge il consigliere -, ma la realtà dei fatti è che i canoni annuali continuano ad aumentare mentre il traffico è insufficiente per compensare le spese.”
“L’ottimismo ostentato dalla maggioranza - conclude Zanoni - non servirà certo a riempire la drammatica voragine che le cifre dimostrano a chiari numeri.”
In una nota trasmessa a Bassanonet, il portavoce Ovest Vicentino del CoVePa Massimo Follesa parla di “un salasso da 110 milioni dovuto al fatto che per contratto la Regione Veneto è obbligata a remunerare il lucro mancato da pedaggi che il concessionario privato che l’ha costruita e la gestisce, la Sis, si aspetta dagli utenti che utilizzano l’infrastruttura”.
“Quando per primi noi attivisti della rete ambientalista sollevammo il problema, anticipando numeri e cifre, fummo tacciati da complottisti: oggi il tempo ci ha reso giustizia”, incalza Follesa.
“Non più tardi di un annetto fa - prosegue - gli aficionados del governatore leghista veneto Luca Zaia sminuivano le nostre preoccupazioni: parlavano di volumi di traffico in aumento, di segno rosso che si sarebbe assestato al massimo sui trenta milioni (senza spiegare se la cosa fosse su base annuale o triennale), come se comunque quello che di fatto è un debito che pesa sulle tasche del contribuente veneto, fosse invece un ricco cotillon per chi negli anni ha creduto in questo eldorado di cemento e plastica.”
Ma intanto, Houston, abbiamo un altro problema.
Nella serata di martedì 8 ottobre, in piena ondata di maltempo, si sono nuovamente verificate delle infiltrazioni d’acqua dalla calotta della galleria di Malo della SPV.
La notizia è stata inequivocabilmente testimoniata da un video girato dal collega Marco Milioni di Vicenza Today.
È la seconda volta che la pioggia infiltrata si riversa nello stesso punto: era già capitato lo scorso 31 maggio.
A seguito del grave inconveniente, il concessionario privato Sis è stato obbligato a chiudere parzialmente la galleria nella canna est in direzione Malo, consentendo la circolazione su una sola corsia.
L’episodio ha scatenato discussioni e polemiche e non si esclude che la Regione Veneto intraprenda azioni legali per quanto accaduto contro Sis.
Questa mattina, dovendomi recare a Verona per lavoro, ho preso la SPV in direzione Milano e ho percorso ovviamente la galleria di Malo.
Confesso che a seguito delle notizie di cui sopra e visto che è piovuto con insistenza fino a ieri ero un po’ sul “chi va là”, ma la splendida giornata di sole ha favorito un transito regolare nel traforo lungo quasi 6 chilometri e mezzo.
Devo però dirvi in tutta sincerità - ed ero sulla corsia di sorpasso - che a un certo punto verso il quinto chilometro delle chiazze d’acqua sono cadute dall’alto sul mio parabrezza.
Ho quindi provato un’esperienza nuova: azionare i tergicristalli all’interno di un tunnel.
Niente di che: ma probabilmente è stato un piccolo segnale del fatto che la galleria ha bisogno dell’idraulico liquido.
Intanto la questione è approdata dove l’acqua è di casa e cioè a Venezia.
La consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, assieme ai colleghi del gruppo Pd, ha presentato infatti un’interrogazione a risposta immediata sulla vicenda all’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Elisa De Berti.
“Ancora una volta, dopo l'ondata di maltempo del 7 e 8 ottobre, la galleria di Malo è stata oggetto di pesanti infiltrazioni d’acqua con la conseguente chiusura di un tratto della corsia sud in direzione Malo - afferma il testo dell’interrogazione -. Ed è ancora fresca la memoria di quanto accadde a fine maggio, con forti precipitazioni e infiltrazioni d’acqua nella volta del soffitto, dove già qualche mese prima erano state osservate delle crepe.”
“A questo punto - prosegue - è più che legittimo chiedersi: davvero il transito delle auto sotto la galleria è sicuro?”.
“I fatti - spiega l’esponente dem - contraddicono il trionfalismo di Zaia che, inaugurando la Pedemontana, parlò di 'esempio di efficienza, sostenibilità e rispetto ambientale'.”
“La realtà - osserva Chiara Luisetto - vede infatti la presenza di preoccupanti crepe lungo la volta del soffitto della galleria di Malo, dopo appena dieci mesi di attività, nonché notevoli problematiche legate alla contaminazione delle falde e all’impatto ambientale generato dalla realizzazione dell’opera stessa.”
Da qui la domanda rivolta all’assessore regionale competente:
“Qual è lo stato di sicurezza della galleria di Malo sulla Superstrada Pedemontana Veneta, viste le frequenti e significative infiltrazioni d’acqua che insistono in occasione delle perturbazioni più forti?”.
A Elisa De Berti l’ardua sentenza.
Che dire in conclusione sulla nostra indiscutibilmente comoda e utile, per quanto carissima nelle tariffe dei pedaggi, Superstrada Pedemontana Veneta?
Un bilancio che fa acqua e un tunnel che fa acqua.
Come si suol dire: piove sul bagnato.
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