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Copie di Factum
La messa in vendita delle copie digitali dei disegni di Canova realizzate da Factum Arte per il Museo di Bassano. Pesanti critiche dal fronte delle minoranze. Intanto vi diciamo quanto è costata l'operazione alla collettività
Pubblicato il 02 nov 2018
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Era da un po' di tempo che non mi occupavo del progetto “Atelier Canova”, che riguarda la digitalizzazione delle opere di Antonio Canova conservate al Museo Civico di Bassano del Grappa. Precisamente dallo scorso novembre (guarda caso, è trascorso proprio un anno), quando migliaia di clic si erano concentrati su Bassanonet per la leggendaria “querelle dell'edicola” tra il vostro umile cronista e l'assessore alla sCultura - come lo avevo definito all'epoca - Giovanni Cunico.
Ora però l'argomento ritorna improvvisamente di attualità, grazie alle anticipazioni rese a mezzo stampa (Giornale di Vicenza) dallo stesso assessore Cunico e dalla direttrice del Museo Civico Chiara Casarin in merito agli sviluppi “commerciali” dell'operazione.
Come avevo riportato su questo portale sempre nel novembre 2017, dalla scansione in 3D dell'intero corpus di disegni e bozzetti di Canova - effettuata dagli esperti di Factum Arte, società spagnola leader nel settore della mediazione digitale di opere d'arte - saranno realizzati due cloni: vale a dire i perfetti fac-simile di due album di disegni selezionati dal Museo (l'album delle posizioni femminili e quello delle proporzioni maschili), che grazie alle tecnologie di replicazione tridimensionale, e sempre a cura di Factum Arte, saranno riprodotti tali e quali agli originali, non solo nel contenuto e nelle dimensioni ma anche nella profondità di incisione della matita e nel tipo di carta.
Un disegno originale di Antonio Canova, conservato al Museo Civico di Bassano (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Di ciascuno dei due album-replicanti, come anticipato allora dalla direttrice, sarà realizzata una tiratura di cinque copie, grazie alle quali il pubblico potrà finalmente “sfogliare” e ammirare disegni (riprodotti) i cui originali sono altrimenti destinati - per esigenze di conservazione - a rimanere rinchiusi nei cassetti dei depositi museali.
“Una copia resterà al Museo Civico - aveva dichiarato sempre un anno fa a Bassanonet la dottoressa Casarin -, le altre quattro potranno essere acquistate dalle principali istituzioni internazionali che espongono opere di Canova”.
Ora la novità, annunciata sul quotidiano locale, riguarda la repentina intenzione dell'Amministrazione comunale di passare dalle parole ai fatti.
L'assessore conferma all'articolista che nei prossimi mesi è prevista “la produzione di una decina di portfolio identici agli originali” e che gli stessi saranno messi in vendita “al prezzo di 25mila euro a raccolta”. La qual cosa, come evidenzia Cunico, “dovrebbe portare nelle casse comunali circa 250mila euro, tra acquirenti privati e istituzioni culturali”. 25mila x 10, del resto, fa 250mila. Ma due delle dieci copie non dovevano restare al Museo Civico di Bassano?
Comunque sia, è già arrivato anche il momento dei proclami e sempre dal GdV veniamo a sapere che il Museo del Louvre di Parigi e il Victoria and Albert Museum di Londra si sono già messi in contatto con gli uffici di via Museo, interessati dal materiale riprodotto e dal suo prezzo di vendita. “Una cifra di fronte alla quale Parigi e Londra hanno fiutato l'occasione”. Virgolettato ripreso fedelmente dal testo dell'articolo.
Già: e non l'ho ripreso a caso. Perché secondo un autorevole addetto ai lavori in ambito canoviano, che svolge la propria attività a pochi chilometri da Bassano del Grappa, proprio di “occasione” si tratta. Anzi: occasionissima. In altre parole, vendere delle raccolte di riproduzioni di disegni di Antonio Canova, ovvero del più celebrato scultore e artista europeo della sua epoca, a soli 25mila euro al pezzo corrisponderebbe a una sorta di svendita del patrimonio culturale. In più l'operazione “A.A.A perfette copie dei disegni di Canova vendesi” porta con sé anche il rischio di una chiusura totale sulle relazioni internazionali con musei ed istituti culturali, che non chiederanno più originali ed esporranno soltanto copie.
Ma queste sono critiche che rientrano più che altro nella sfera dei dibattiti e delle diatribe accademiche. Altre critiche, di natura più immediata, stanno invece montando sul fronte politico-amministrativo. La consigliera comunale di opposizione Maria Federica Finco riferisce che martedì scorso 30 ottobre, e cioè il giorno precedente alla pubblicazione dell'articolo sul Giornale di Vicenza, si è tenuta una riunione della V° Commissione Consiliare “Promozione del territorio e Cultura”.
“Nel corso della Commissione - afferma la consigliera Finco - la direttrice Casarin ci ha parlato per 20 minuti di una tesi di dottorato che vorrebbero acquistare e che riguarda 14mila immagini sul Da Ponte, ma non ha minimamente accennato a questa cosa delle copie di Canova che saranno messe in vendita.” “Successivamente - prosegue l'esponente di opposizione - ho chiesto anche alla presidente di Commissione Paola Bertoncello se in precedenza era mai stato affrontato l'argomento e lei mi ha confermato che non se ne è mai parlato. Un anno fa l'assessore Cunico ci aveva presentato in Commissione il progetto di digitalizzazione delle opere di Canova, ma l'intenzione di mettere in vendita le copie dei disegni l'abbiamo appresa tutti mercoledì scorso dal giornale.”
“Quello che fa rabbia - sbotta la rappresentante di “Impegno per Bassano” - è che abbiamo cinque-sei Commissioni in un anno e qui si continua a non coinvolgere i consiglieri nei progetti e nelle scelte. Col mio gruppo abbiamo predisposto un'interpellanza/mozione per il primo consiglio comunale utile, nella quale chiediamo chiarimenti anche sull'eventuale gestione futura dei diritti di cessione delle immagini di Canova riprodotte da Factum Arte. Chi li gestisce?”.
A questo punto - in attesa degli sviluppi della vicenda sul piano del confronto politico e amministrativo - sorge da parte mia l'interesse per una questione di cui nessuno ha ancora scritto: a fronte degli introiti annunciati dall'Amministrazione comunale, quanto costano alla collettività le Copie di Factum?
I termini dell'accordo tra l'Amministrazione comunale e la società Factum Arte Desarrollos Digitales S.L. con sede in Spagna, pubblicato nell'albo pretorio online in data 11 agosto 2017, sono contenuti nella determinazione dirigenziale di incarico alla medesima per “l'affidamento della documentazione digitale in alta risoluzione e realizzazione fac-simili dell'opera di Antonio Canova all'interno del Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa”. L'atto è rintanato nei meandri dell'archivio del sito internet del Comune, ma con un po' di paziente scavo tra i campi di ricerca relativi ai documenti dell'attività amministrativa è possibile individuarlo e tirarlo fuori.
Va innanzitutto detto che l'incarico non è stato assegnato tramite bando di gara, ma secondo l'oramai consueta procedura dell'affidamento diretto per appalti inferiori ai 40mila euro Iva esclusa. A rispondere alla chiamata erano state due società: una certa ditta Space (per 58mila euro Iva esclusa) e appunto Factum Arte (per 40mila euro Iva esclusa). Ritenuta più “congrua” l'offerta degli spagnoli, il Comune li ha persino invitati a ritoccare un po' più in basso la cifra per rientrare sotto il limite dei 40mila.
Risultato finale: appalto affidato alla Factum Arte per 38.500,00 euro al netto dell’Iva, per un totale di 46.970,00 euro inclusivo di imposte di legge.
Prestazioni richieste a fronte della corresponsione di cotanta cifra: scansione tridimensionale completa e rielaborazione in 3D dell'intero corpo di disegni di Antonio Canova (dieci album e otto taccuini per un totale di circa 1890 disegni).
E ancora: realizzazione di n. 12 fac-simile (e non 10: ecco che qui i conti tornano) dei due album contenenti i disegni delle proporzioni maschili e delle posizioni del corpo femminile, che “dovranno avere le medesime caratteristiche visive, materiche e di texture degli originali”. Infine la scansione e rielaborazione in 3D del bozzetto in terracotta delle “Tre Grazie” e la “consegna in loco della strumentazione necessaria, il trasporto e l'assunzione di ogni spesa collegata all'allestimento/disallestimento di quanto necessario allo sviluppo progettuale”. Particolare interessante, alla luce dell'attualità di oggi: nell'intera determinazione di affidamento non si fa alcun accenno ad un possibile “scopo di vendita” dei fac-simile dei due album canoviani.
“Tutto ciò che sarà realizzato all’interno di questo progetto - afferma genericamente il documento - diverrà quindi fruibile al pubblico tramite una grande esposizione che diventerà permanente.”
Per concludere, esprimo un'osservazione che è incontrovertibile: se davvero il Comune ovvero il Museo Civico di Bassano metterà in vendita i dieci cloni canoviani (tenendosene altri due per sé) a 25mila euro cadauno, dovrà piazzarne almeno due per rientrare dalla spesa sostenuta per l'appalto di digitalizzazione. Ma Parigi e Londra, a quanto pare, sono già interessate: e l'aria già profuma di pareggio di bilancio.
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