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Quella mattina di un giorno da cani
Partite questa mattina le ruspe per la costruzione dell’ecopiazzola nell’area sgambamento cani di quartiere San Vito. Residenti costernati e infuriati: “Uno scempio. È una prepotenza vera e propria, è un abuso e un sopruso”
Pubblicato il 20 set 2024
Visto 10.850 volte
Ore 10 circa del mattino.
Viene tolto il primo albero che, misero e incolpevole, si trovava in mezzo all’area di cantiere e...Zac! Partono le ruspe per gli scavi di costruzione dell’ecopiazzola nell’area sgambamento cani di via Cogo in quartiere San Vito.
Niente ipotesi di spostamento, niente possibilità di proroga, niente “spiragli”, niente di niente. L’impenEtrabile ha deciso che devono iniziare i lavori per la realizzazione dei compattatori per la differenziata, a seguito di finanziamento Pnrr ottenuto per il tramite del Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti, e così è stato.
Foto Alessandro Tich
I residenti della zona si sono così trovati la sgradita sorpresa, che peraltro era ampiamente annunciata ma che fino ad oggi era ancora sospesa sul filo di un teorico (anzi, molto teorico) ripensamento progettuale con conseguente collocazione dell’impianto in altro loco alias ex Caserma Fincato.
Poco dopo le 10 comincio a ricevere su WhatsApp, da più mittenti, alcune foto che segnalano la partenza delle ruspe, ritardata rispetto ai spediti lavori per l’analoga ecopiazzola in quartiere XXV Aprile, e non posso fare altro che recarmi sul posto.
Al mio arrivo sulla parte di via Cogo un gruppetto di cinque residenti, uno più arrabbiato dell’altro, sta assistendo con costernazione ai movimenti della benna che in poco tempo ha trasformato il terreno in una vasca, accumulando il materiale scavato su una montagnola di terra che di minuto in minuto cresce sempre di più.
Ma c’è anche chi vive il particolare momento dal suo punto di vista.
Si tratta di Lola e Sky, due splendidi cani femmina di razza golden retriever inglese che, noncuranti del rumore generato dalla scavatrice, scorrazzano liberamente in quello che resta dell’area verde recintata dedicata a loro e ai loro simili.
Mi scatta l’idea di fotografarli con i lavori in corso sullo sfondo, ma è un’impresa ardua.
Ci pensa il loro proprietario, gentilmente, a risolvere la situazione. Ordina a Lola e Sky di posizionarsi davanti alla transenna del cantiere e di rimanere sedute.
Le due amiche a quattro zampe eseguono e, sedute e obbedienti, non si muovono più da lì fino a nuovo ordine. Riesco così a fare in tranquillità un po’ di foto, simboliche della situazione in atto, mentre dal capannello di residenti che osservano la scena scatta spontaneamente un applauso.
Ma è l’unica occasione per strappare un sorriso agli abitanti del rione presenti allo scavo inaugurale dell’ecopiazzola della discordia.
Chiedo a Giovanni Sponza, l’ormai noto front-man dei dissidenti di quartiere ovvero R.E.D. (Residenti Estremamente Determinati), quali sono i suoi pensieri di questo momento.
“Delusione. Ci sentiamo violentati, in un certo senso - risponde -. Ma anche confusione perché ci sono degli alti e bassi che sono incredibili, tra darci degli spiragli, toglierci degli spiragli, trovare dei documenti, non trovare dei documenti.”
“E oggi - continua Sponza - ci sono le ruspe che lavorano come se a Etra non gliene fregasse nulla dell’opinione di 1.300 firme raccolte tra quartiere San Vito e quartiere XXV
Aprile e di un’assemblea di quartiere a San Vito che ha votato contro l’ecopiazzola all’unanimità. E credo che a breve ci sia l’assemblea del XXV Aprile, che è la prima anche per loro, perché per noi è stata la prima assemblea in assoluto in cui si è parlato di ecopiazzola. Vediamo cosa succede anche al XXV Aprile.”
Alla presenza dei cronisti, la residente Loredana Geraci si sfoga:
“Cosa dobbiamo fare? Metterci a piangere, legarci, cosa possiamo fare? Ci sentiamo inermi, è un pugno al cuore vedere queste ruspe nella nostra terra, una terra per i cani. Parlano tanto del verde, degli animali, che abbiano il loro spazio. E invece qua stiamo andando verso un ulteriore degrado, dopo l’antenna per la telefonia che è una cosa indecente, e ne abbiamo parlato anche all’assemblea davanti agli amministratori.”
“È un altro lavoro che va a influire negativamente sul territorio e noi non lo accettiamo, non lo vogliamo - aggiunge, con tono della voce sempre più concitato -. Perché non solo non devono fare qua un campo per i rifiuti, ma devono togliere anche l’antenna, perché ci sono tanti altri posti per metterli. Non è vero che questo era l’unico sito possibile per mettere i compattatori. Non è vero! È una prepotenza vera e propria, è un abuso e un sopruso.”
“Siamo dei cittadini bravi e tranquilli, che ci tengono alla loro terra come è giusto che sia, la amiamo e amiamo San Vito e vogliamo che rimanga com’era prima - incalza la signora Geraci -. C’è il campo dei cani? Deve rimanere. Con l’antenna c’è già stata una violenza, un’altra non è accettabile. Che se lo mettano bene in testa, perché se si vuole fare le cose, si fanno.”
“Siamo in difficoltà - conclude la inviperita cittadina -. Al muro ci stanno mettendo! Non è giusto fare queste cose.”
“Questo è semplicemente uno scempio - afferma la residente Elina Alonge -. L’unico spazio verde che abbiamo davanti casa, l’unico spazio verde dove gli animali possono correre, dove si incontrano persone, quindi è un punto di socializzazione. E invece via tutto, spianiamo tutto.”
“Ieri parlavano di permeabilizzare il territorio per evitare la cementificazione eccetera eccetera - prosegue -. Poi questa mattina mi sveglio e vedo la ruspa che taglia gli alberi. E allora non c’è dell’incoerenza in tutto questo? Di cosa parliamo?”
Poi la signora Alonge parte in quarta:
“Quando ho visto la ruspa mi veniva da piangere, da urlare e da spaccare tutto. Perché non è accettabile fare una discarica - perché parliamoci chiaro, quello è - in un posto così, in un fazzoletto di terra. Giusto qua bisogna fare una discarica? Ma stiamo scherzando, con tutti gli spazi che ci sono e con tutte le case nuove che ci sono? Già cementifichiamo abbastanza, adesso annulliamo pure l’unico verde che abbiamo e avanti il “green”! Dov’è il “green”? Ci riempiamo la bocca di parole. E i fatti dove sono? Sono arrabbiata.”
“A me risulta che altri siti per compattatori previsti a Bassano fossero una decina - interviene nuovamente Giovanni Sponza -. Il signor sindaco ha detto che queste due ecopiazzole ormai bisogna farle perché i giochi sono fatti, ma che le altre che erano previste non verranno più fatte visti i problemi che ci sono stati con i cittadini. E i problemi con i cittadini ci sono, anche perché le firme sono tante e le assemblee sono state chiare. Per questo mi sarebbe piaciuto che il sindaco dicesse che tutte le ecopiazzole non si fanno più, indistintamente.”
“Questo non è il mio sindaco - sbotta la residente Cristina De Franco -. Non mi rappresenta, per niente. Io parlo per me, non è il mio sindaco questo qui. Assolutamente no, e neanche l’amministrazione e neanche il comitato di quartiere l’anno scorso, quando c’era il signor Monegato. Non ci hanno rappresentato, ci hanno solo preso in giro e basta, hanno sempre raccontato bugie.”
“Perché io ero presente il 22 gennaio all’assemblea - riferisce l’abitante del quartiere -. Non hanno mai parlato dei compattatori. Ma dopo ho scoperto che volutamente non si è parlato dei compattatori, perché se no sapevano che cosa veniva fuori.”
Dalle parole dei cittadini che assistono in diretta alla trasformazione del loro rione emerge quindi un senso di rabbia e di amarezza, mentre gli addetti ai lavori all’interno del cantiere continuano a scavare, ad accumulare ad un lato la terra scavata e a spianare la base dello scavo, con tutti gli occhi addosso non solo dei residenti ma anche del mio smartphone e delle telecamere delle due televisioni locali.
Lola e Sky, intanto, continuano a correre e a giocare spensieratamente in quello che resta dell’area verde recintata dedicata a loro e ai loro simili.
Sono gli unici due esseri contenti di trovarsi qui in questo momento, catapultati sull’erba di sgambamento in quella mattina di un giorno da cani.
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