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Stendiamo un tappeto rosso (ma sarà un colore a lei gradito?) a Sua Maestà Giorgia d’Italia. Pardon: di Fratelli d’Italia.
Ha stravinto lei e tutto il resto è noia.
Non posso non dedicare un mio editoriale alla nostra futura premier Giorgia Meloni e vi spiego anche il perché.
Fonte immagine: today.it
Chi sa leggere tra le righe dei miei interventi su questo portale avrà capito che tra il sottoscritto e la cultura di destra intercorre una distanza siderale. Anni luce di differenza nella concezione della realtà del mondo. Rispolverando pertanto una categoria politica del ‘900, io sarei un “progressista”. Eppure io rappresento anche un tipico esempio della estesa categoria del cosiddetto elettorato mobile. Mobilissimo.
Nelle tante elezioni in cui ho messo un segno sulla scheda ho votato di tutto, di qua e di là, anche il Partito Radicale ai tempi di Pannella, a seconda del momento storico, della situazione politica, dell’umore e dell’età.
E non mi vergogno di certo a fare outing dichiarando che una volta nella mia vita - ed era l’ultima tornata delle Elezioni Europee - ho votato persino un candidato di FdI. Nonostante quella fiamma nel simbolo che rievoca il passato dell’MSI di Almirante. Ma è stato un particolare ed estemporaneo attimo fuggente.
Questo per dire che faccio parte anch’io di quella maggioranza silenziosa di elettori, ma che al momento opportuno si fa fortemente sentire, che al cospetto delle urne trasmigra da un’area del consenso a un’altra, qualsiasi essa sia. Migranti del voto (si potrà dire la parola “migranti” riferendosi alla coalizione di destra ovvero centrodestra?) che decidono i destini del nostro Paese, come è per l’appunto accaduto ieri.
Devo ribadire, per le premesse espresse sopra, che la leader di Fratelli d’Italia non rappresenta certamente il punto di riferimento del mio sentimento da elettore.
Eppure Giorgia on my mind la ritengo una figura interessante. Da studiare, da capire e soprattutto da vedere all’opera, col governo che sicuramente presiederà, nell’attuale situazione nazionale e internazionale da paura.
Sarà forse perché è nata a Roma alla Garbatella, lo stesso quartiere dove sono nato io.
La qual cosa mi fa provare nei suoi confronti una insolita vicinanza per così dire rionale, che profuma di maritozzo e di coda alla vaccinara.
Lascio ovviamente agli autorevoli colleghi della stampa nazionale l’onere e l’onore di analizzare a fondo le motivazioni che stanno alla base della clamorosa affermazione, peraltro ampiamente annunciata, della Meloni.
Sicuramente, mettendomi nei panni della signora Maria che l’ha votata, posso immaginare che gli elettori abbiano premiato colei che nei due anni e mezzo del cataclisma pandemia non ha fatto nulla, non avendo mai fatto parte del governo, e dunque non ha sbagliato.
Non si è resa corresponsabile dei poco amati (uso un eufemismo) obblighi sanitari e delle altrettanto avversate misure di restrizione che hanno limitato la nostra libertà personale e che hanno portato un’ampia fascia dell’elettorato persino a considerare i fondi del PNRR non come uno sforzo dell’Europa per aiutare l’Italia, ma come un nuovo debito di dipendenza dell’Italia nel confronti dell’Europa.
Giorgia Meloni ha saputo raccogliere questo esteso malcontento - perlomeno di quelli che sono andati a votare - e ha giocato le sue carte sull’orgoglio nazionale, finito con le ossa rotte dal febbraio 2020, seminando il germoglio del sovranismo tricolore.
Ma lo ha fatto vestendosi da moderata e senza porsi in antitesi con l’Istituzione-Stato e in generale col sistema. Cosa che gli italiani hanno evidentemente gradito e premiato: e il flop di Italexit lo dimostra. Con la Meloni, visti gli esiti delle urne, non c’è Paragone.
E a proposito di flop, non c’è solo il centrosinistra, PD in primis, chiamato a leccarsi le pesanti ferite. E non solo Di Maio - altra espressione del governo uscente - col suo partito, sprofondato allo zero assoluto.
Non si può infatti non sottolineare quanto il trionfo di Fratelli d’Italia abbia relegato la Lega, nell’ambito della stessa coalizione, al ruolo di ruota di scorta del carro dei vincitori assieme a Forza Italia. Lega che paga lo scotto di una compartecipazione a due governi dei cui provvedimenti, dovuti all’eccezionale periodo pandemico, portiamo ancora le cicatrici.
Ma anche e soprattutto di un leader rimasto fermo a cinque anni fa, che in un’Italia presa da ben altri problemi a partire dall’emergenza energetica ha continuato ancora a rievocare in campagna elettorale il vecchio spettro dei barconi dei migranti, questa volta quelli veri.
Ci sarà tempo e modo di osservare gli effetti anche nel Veneto del crollo di una Lega che dopo i fasti delle elezioni politiche del 2018 (17,61% al Senato, 17,5% alla Camera) e soprattutto del boom delle elezioni europee del 2019 (34,33%) questa volta ha ricevuto un ceffone in faccia pari ad appena l’8,8% dei consensi.
Lasciamo intanto che Sua Maestà Giorgia da Garbatella raccolga l’ampio mandato conferitole dagli elettori e vedremo come se la caverà.
Ma non c’è dubbio che il nuovo scenario politico nazionale avrà effetti - se non subito, in prospettiva - anche sul piano locale.
Nel nostro collegio uninominale Veneto 02 - U04 di Bassano del Grappa, innanzitutto, FdI ha esattamente doppiato i voti della Lega: dalle nostre parti (Bassanese, Altopiano e Alto Vicentino) Meloni batte Salvini 32,76% a 16,62%.
Ma riveste un particolare interesse, per quanto ci riguarda, anche l’esito del voto alle politiche di ieri nel singolo Comune di Bassano del Grappa.
Tre anni fa la Lega del Salvini pre-Papeete aveva l’Italia in mano, come confermato dal trionfo alle Europee. Un trend di cui beneficiò praticamente per inerzia la coalizione di centrodestra che a Bassano candidava sindaco Elena Pavan e che nello stesso giorno del voto europeo fece cappotto conquistando in città il 61,40% dei consensi.
Di questi, il 29,41% dei voti era stato portato a casa dalla sola lista della Lega, il simbolo più votato della coalizione. Mentre la lista di Fratelli d’Italia, con solo il 2,97% delle preferenze, fu invece il fanalino di coda della coalizione stessa, senza alcun rappresentante eletto in consiglio comunale.
I dati del voto di ieri nelle 41 sezioni elettorali del Comune di Bassano del Grappa rovesciano invece drasticamente la situazione.
Sempre all’uninominale, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni ha ottenuto in città il 27,31% dei consensi, superiori addirittura di un punto percentuale alla media nazionale.
La Lega per Salvini Premier invece, partito più votato alle comunali del 2019, a Bassano si è fermata al 12,20% (- 17,21 punti percentuali rispetto a tre anni fa), superata dal Partito Democratico al 18,45% e tallonata con uno scarto di appena 150 voti da un sorprendente Terzo Polo (Calenda-Azione e Italia Viva) all’11,50%.
Nel 2018 alle elezioni politiche la Lega ottenne nel collegio di Bassano ben il 37% dei consensi e il 31% nel solo Comune di Bassano del Grappa.
E quell'anno Nicola Finco (per un rinfresco della memoria: www.bassanonet.it/news/27065-a_las_finco_de_la_tarde.html) lanciò il suo diktat agli alleati di coalizione: “Lega traino del centrodestra. Subito un tavolo per governare Bassano”.
“Con Forza Italia e Fratelli d’Italia - dichiararono all’epoca Finco e il segretario cittadino del partito Roberto Gerin - l’alleanza resta salda e leale ma non possiamo più nasconderci dietro a un dito: dovrà essere la Lega a guidare le danze per le comunali del 2019.”
La Lega rivendicava quindi il diritto conquistato sul campo di esprimere il candidato sindaco della coalizione e così fu.
Fino ad oggi, inoltre, abbiamo dato quasi per scontato che alla prossima tornata delle amministrative a Bassano nella primavera del 2024 l’investitura a candidato sindaco del centrodestra sarebbe stata sempre e comunque di appannaggio leghista.
Elena Pavan bis, Morena Martini, Germano Racchella ecc.: i nomi che girano da tempo sono sempre quelli e sono sempre targati Lega.
Ma da oggi l’exploit di Giorgia & Friends con la contestuale batosta (perché tale è stata) leghista rompe le certezze e spariglia le carte in tavola.
Se tanto mi dà tanto - e al netto delle ancora imprevedibili variazioni di consenso che seguiranno all’azione di governo - non è difficile pronosticare che questa volta sarà Fratelli d’Italia a passare alla cassa e a rivendicare fra un anno e mezzo il ruolo forte nella coalizione di centrodestra a Bassano con la nomina di un proprio candidato sindaco o di un candidato sindaco di altra lista ma espressamente gradito a FdI.
I papabili non mancherebbero di certo. Tra i quali potrebbe esserci anche chi, agli inizi di questo mese, si è dimesso dall’incarico di vicesindaco di Bassano.
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