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Otto sindaci in barca
Covid-19: otto sindaci del Bassanese, Elena Pavan in primis, scrivono una lettera aperta al presidente del Consiglio Conte, infiorando il testo di metafore marinaresche e paragonando il premier a Schettino
Pubblicato il 29 apr 2020
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Pensavo oggi di non dovermi più occupare del nuovo leitmotiv che da qui ai prossimi mesi ci tartasserà l’anima già tartassata da due mesi di lockdown: e cioè gli attacchi politici delle forze di opposizione all’attuale governo in un momento in cui l’Italia dovrebbe invece essere unita come non mai. A forza di rimanere chiusi in casa, viene più facile coltivare il proprio orticello e la supposta solidarietà nazionale è solo un optional. Perché i casi, egregi lettori, sono due: o nella “fase 2” noi cittadini ci comporteremo in modo tale da non abusare della libertà “riconquistata”, contribuendo al progressivo ripristino della cosiddetta normalità, oppure ritorneremo a vivere come se nulla fosse successo, favorendo la ripartenza dei contagi.
E in questo secondo caso non oso pensare cosa accadrà.
Di questo il governo Conte - al netto di qualsiasi opinione democraticamente espressa sul suo conto - è certamente cosciente e la gradualità della ripresa delle attività è ampiamente giustificata, purtroppo, dall’ampio rischio di vanificare oltre due mesi di sacrificio collettivo.
Fonte immagine: attentialboma.com
Ma c’è chi, in tema di gettare alle ortiche la solidarietà nazionale, ha già rotto gli ormeggi. E poi capirete perché uso una metafora marinara. Si tratta di otto sindaci del comprensorio bassanese: Elena Pavan (Bassano del Grappa), Germano Racchella (Cartigliano), Enrico Costa (Colceresa), Matteo Mozzo (Marostica), Francesco Dalmonte (Pove del Grappa), Paolo Bordignon (Rosà), Morena Martini (Rossano Veneto) e Luigi Pellanda (Tezze sul Brenta). Cinque sindaci della Lega e altri tre dell’area di centrodestra che hanno scritto nientemeno che una “lettera aperta” al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Gli otto sindaci si rivolgono al premier affermando di parlare come “Sindaci del Veneto” e di presentare “le nostre richieste, quelle di centinaia di migliaia di cittadini” (Sic!).
E lo fanno con una lettera condita da una lunga sequenza di metafore, per l’appunto, marinaresche. Giù le scialuppe, si salvi chi può.
“Un mare calmo - scrivono a Conte Elena Pavan et alii - non ha mai fatto un buon marinaio, perché è solo quando si ingrossano le acque che si capisce chi è davvero in grado di stare al timone e chi, invece, farebbe meglio a ritirarsi nella stiva in attesa di scendere quanto prima dalla nave.” “Durante questa drammatica emergenza che stiamo vivendo - prosegue la missiva -, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha più volte sottolineato come “siamo tutti sulla stessa barca”, spacciandosi per un timoniere esperto ma dimostrando, coi fatti, di avere più tratti in comune con lo sciagurato ex capitano Schettino piuttosto che con un vero comandante. Scegliamo appositamente di usare allegorie “marinaresche” in questa lettera perché, non riuscendo né noi né i cittadini a capire cosa dice il Premier, confidiamo che utilizzando uno stile familiare a chi parla sempre di “barca” si possa raggiungere almeno l'obiettivo di farci ascoltare.”
“Intanto, però, quella “barca” nella quale ci troviamo tutti sta facendo acqua da ogni parte e rischia di affondare sballottata in un mare di Dpcm incomprensibili, di autocertificazioni insensate, di scelte scriteriate che stanno impedendo all'Italia e, di conseguenza, al Veneto di ripartire - continua il testo -. Imbarchiamo acqua Presidente Conte, acqua salata che brucia sulle ferite inferte a quella parte di italiani che vuole dare il proprio contributo con i fatti, che vuole tornare a lavorare a differenza di chi si accontenta del reddito di cittadinanza. Ferite che resteranno cicatrici nella memoria di tutti i lavoratori, di tutti gli imprenditori, di tutte le famiglie e di tutti coloro che stanno lottando in prima linea contro il Covid-19 una volta che questa pandemia sarà finita. Tuttavia questo futuro appare oggi più lontano che mai. Non per mancanza di senso civico o di speranza da parte nostra, ma semplicemente perché il Governo con tutto il suo pool di pseudo-esperti e task force non è stato in grado di tracciare la rotta giusta per farci uscire da questo mare in tempesta.”
Avete già il mal di mare? No? Bene, allora possiamo andare avanti.
“Adesso non si può più temporeggiare, non è concesso navigare a vista”, ammoniscono gli otto firmatari della lettera aperta, che chiedono al governo “un atto di responsabilità e un necessario intervento chiarificatore in merito alle tante, troppe, questioni solo accennate e mai affrontate realmente nei loro aspetti critici”. “Noi Sindaci - afferma il testo - ci siamo ritrovati a dover dare risposte a domande che nessuno ha compreso, scontrandoci costantemente fra il buonsenso con cui siamo abituati ad operare e la confusione in cui il Governo ci ha scaraventato.” “Nonostante tutto - proseguono -, grazie al supporto costante della Regione Veneto, siamo stati capaci di gestire le criticità vedendoci riconosciuti questi meriti direttamente dai cittadini. Un'abitudine, quella di rimettersi al giudizio dei cittadini, che questo Esecutivo ha oramai perso o, per meglio dire, non ha mai avuto.”
È l’assist perfetto per rivendicare l’autonomia: “Tutto ciò, ovvero l'aver fatto la nostra parte ed anche quella del Governo, ci spinge a rivendicare con ancora più risolutezza quel decentramento amministrativo necessario a sciogliere i lacci che ci impediscono di camminare autonomamente: ne abbiamo la capacità, ne abbiamo la possibilità e ne abbiamo il diritto visto che, restando in tema, è toccato alla Regione Veneto ed indirettamente a noi prendere in mano il timone per evitare il peggio.”
In effetti, la parola “timone” ci mancava ancora: “Quel timone, prontamente tolto dalle mani di chi ha dimostrato di saper navigare in acque agitate, adesso gira nuovamente a vuoto. E chi ci rimette? Come sempre chi ha qualcosa da perdere. In primis le attività produttive, costrette a fermarsi e restare ferme per poi venire a scoprire che il fattore discriminante per la riapertura non è la capacità di garantire la sicurezza ai propri lavoratori ed ai clienti, ma un'insensata classifica a base di codici.” I magnifici 8 contestano che “il risultato è quello di aver bloccato la produzione e creato aziende di “serie A”, aziende di “serie B” e aziende di “serie C”: una politica di figli e figliastri che non tiene minimamente conto delle necessità degli imprenditori, dei loro costi e delle ripercussioni sulle famiglie”.
“Se l'economia vacilla e rischia di naufragare - lamenta la lettera aperta -, non si può certo dire che i Dpcm governativi abbiamo fornito una qualsiasi forma di sussidio alle famiglie, in particolar modo ai genitori che dovranno riprendere la loro attività lavorativa senza poter contare sul supporto dello Stato per quanto riguarda la gestione e la tutela dei bambini. Serve, anzi serviva già da tempo, un piano strutturato per garantire assistenza e soluzioni concrete. Alla fine, senza presumere di possedere doni divinatorie, la responsabilità di questa fondamentale realtà sociale ricadrà come sempre sui Comuni e sulla Regione, appesantendo ulteriormente il fardello che grava sulle nostre spalle. Spalle larghe, abituate a non tirarsi mai indietro e guardare in faccia alle avversità.”
Da qui - finalmente - le richieste dei sindaci al presidente del Consiglio: sostegno agli enti pubblici con la fornitura di disinfettanti, guanti e mascherine; riconoscimento in via straordinaria di poteri eccezionali ai sindaci (oppure ai governatori di Regione) come avviene in caso di terremoti o di calamità naturali; chiarezza in merito ai fondi destinati ai Comuni; sostegno economico ai Comuni per l’acquisto e la gestione di attrezzature idonee allo smart working; definizione di un piano chiaro e concreto per la scuola, la gestione dei bambini durante l’orario di lavoro dei genitori e durante i mesi estivi.
Che strano però: fino adesso, nel lungo testo della lettera il governatore Zaia non è stato ancora nominato…
Et voilà: la mia preoccupazione si dissolve nella parte finale della lettera al premier.
“Come detto - scrivono gli otto sindaci -, non è da tutti tenere fermo il timone quando il mare è in tempesta. Lo ha fatto il nostro Governatore Luca Zaia, a cui va il ringraziamento dei veneti e l'ammirazione di chi non vive nella nostra regione ma ne riconosce la capacità risolutiva e gestionale. Non lo ha fatto, invece, chi avrebbe dovuto farlo. Una colpa, una grave responsabilità, una dimostrazione di incapacità che il mare non perdona.”
“Il mare siamo noi - concludono gli Hateful Eight de noialtri - e quando si ingrossano le acque c’è chi deve restare e chi farebbe meglio a ritirarsi nella stiva in attesa di scendere quanto prima dalla nave insieme alle zavorre che appesantiscono la traversata. Prima di scendere, Presidente Conte, abbia però l'accortezza di rispondere e agire, perché sulla “barca”, in fondo, c'è anche Lei.”
Questo è quanto, in merito alla lettera trasmessa da Bassano e dintorni a Palazzo Chigi.
Come sembrano lontani i tempi, eppure così vicini, in cui Elena Pavan e i suoi colleghi ammonivano con pressanti, insistenti, severi, intransigenti e talvolta persino convulsi (vero, Morena Martini?) videocomunicati i loro concittadini a rispettare le regole, pena severe sanzioni, in applicazione ai Dpcm incomprensibili, alle autocertificazioni insensate e alle scelte scriteriate che prima andavano bene per vestirsi da sceriffi e oggi invece impediscono all’Italia, e di conseguenza al Veneto, di ripartire. E allora organizziamoci per i prossimi giorni: guanti, mascherina e salvagente.
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