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Battlefield 1, tu sei la mia Patria
A proposito delle polemiche sull'ambientazione sul Monte Grappa del videogioco di guerra Battlefield 1. Zaia e gli Alpini gridano al sacrilegio. Ma si tratta in realtà...del Falzarego
Pubblicato il 02 nov 2016
Visto 4.763 volte
Ebbene sì: il mondo è proprio bello perché è vario.
Sto infatti seguendo da diversi giorni le polemiche e le discussioni al calor bianco innescate da una delle più recenti amenità fuoriuscite dal mondo dei videogiochi. Mi riferisco a “Battlefield 1”: l'ultimo nato della serie di videogiochi, ovvero computer games di guerra prodotta dalla Electronic Arts e sviluppata dalla Digital Illusions Creative Entertainment.
Cercando un po' sul web, scopro che si tratta di un videogame “sparatutto”: lo scopo della prova di abilità sullo schermo virtuale è cioè quello di sparare con diversi tipi di armi ai nemici che “infestano” i vari livelli di gioco. Più se ne accoppano, più aumenta il punteggio. Simpatico, rinfrancante, rilassante.
Un "frame" della storia di guerra "Avanti Savoia" del videogioco Battlefield 1
Da dove dunque cotanto vespaio su un simile giochetto inoffensivo per bambini?
È presto detto. Battlefield 1, che si svolge nella Prima Guerra Mondiale, propone infatti un livello di gioco, intitolato “Avanti Savoia”, ambientato sul Massiccio del Grappa. Esplosioni, conflitti a fuoco e schizzi di sangue simulati nella stessa location che, un centinaio di anni fa, fu un reale teatro di morte per migliaia di soldati, di entrambi i fronti belligeranti, relegati al destino di carne da macello.
Giammai fosse. Il senatore bellunese Giovanni Piccoli, di Forza Italia, ha definito il videogame “una provocazione che va rispedita al mittente” oltre che “un oltraggio alla memoria dei 23mila morti che si contarono su quel fronte” e ha immediatamente chiesto al Ministero della Difesa il ritiro del videogioco di guerra dal mercato italiano.
“In questa partita - ha dichiarato Piccoli - subentrano valori fondanti e interrogativi pesanti, come il ruolo della memoria e la sfida educativa delle nuove generazioni, sempre più esposte a immagini cruente e quasi abituate alla spettacolarizzazione della guerra, del terrorismo e del dolore. Da quando la naja è stata abolita, c’è la necessità di trasmettere nuovi valori educativi: concetti come quelli di patria, difesa e sicurezza non possono essere lasciati a un videogame.”
Ancora più esplicito il governatore del Veneto Luca Zaia: “È una bestemmia.”
“Umanità e compassione, valori per me imprescindibili, sono così calpestati - ha aggiunto Zaia -. È una scelta da condannare fermamente, perché è come se avessero situato un videogame in uno dei nostri cimiteri, in un luogo della memoria dove migliaia di giovani vite vennero tragicamente interrotte.”
“Mi auguro - ha concluso il presidente del Veneto - che questa operazione vergognosa non faccia da apripista per ambientare altri videogiochi in luoghi e situazioni dove c’è stato dolore vero, non virtuale, come al Bataclan, come a Nizza o come il disastro del Vajont. Non si può accettare la modernità fino a questo punto, fino al sacrilegio.”
Si aggiungono al fronte anti-Battlefield, inevitabilmente, anche gli Alpini.
“Non ci sembra affatto il caso di trasformare un luogo sacro in un videogioco - ha tuonato il presidente nazionale ANA Sebastiano Favero -. Il Monte Grappa dovrebbe essere ricordato per il sacrificio di chi ha combattuto ed è morto lassù, dall’una e dall’altra parte, e non così.” Gli ha fatto eco il presidente della sezione ANA di Treviso Raffaele Panno: “Il Monte Grappa è un sacrario, è la nostra storia che non può essere oltraggiata.”
Ma c'è anche chi la pensa diversamente.
Così una recensione sul videogioco, intercettata sulla Rete: “Il rispetto verso le vittime di questa guerra non viene meno rappresentandole in un videogioco come in un film, anzi, e le affermazioni del governatore Zaia non hanno senso di esistere e risultano di un’ignoranza anche abbastanza marcata.” I sostenitori dell'operazione, imputano a Zaia di ignorare il fatto che “queste operazioni esistono da sempre dai tempi i videogiochi e i film esistono.”
“Inoltre Battlefield 1 - prosegue la recensione - riproduce in maniera cruenta e abbastanza fedele tale battaglia del Monte Grappa, e siamo certi che alcuni veterani sarebbero onorati se le proprie gesta venissero esaltate in una produzione ludica.”
Si aggiunge al coro dei pro-videogioco anche lo studio di produzione e videomaking Hive Division di Asolo, che è comunque parte in causa: ha infatti curato il cortometraggio di lancio di Battlefield 1. Giacomo Talamini, amministratore di Hive Division, ha postato su youtube un videomessaggio nel quale spiega, dal suo punto di vista, perché “Battlefield 1 e Monte Grappa NON è un sacrilegio” (www.youtube.com/watch?v=XZzGLNkpmUM).
Un intervento con tanto di “rivelazione”: anche se nel videogioco è indicato il Monte Grappa, l'ambientazione in realtà è quella di Passo Falzarego.
Pertanto, sottolinea Talamini, “chi ha scatenato questa polemica il videogioco non l'ha mai visto”. Secondo il videomaker “i videogiochi hanno piena cittadinanza tra le forme di espressione artistica e culturale del nostro tempo”. Ma, a quanto pare, “non in Italia”. E nel resto del mondo “nessuno si sarebbe mai immaginato di fare una polemica sull'ennesima riproduzione dello sbarco in Normandia nei videogiochi, piuttosto che della campagna nel Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale.” “Il tutto il resto del mondo - afferma ancora Talamini - è normale che i videogiochi parlino di storia.”
Intanto, mentre dalle nostre parti non si placano ancora le polemiche a distanza, i produttori del videogame in casa Electronic Arts si stanno fregando le mani: Battlefield 1 ha infatti venduto nella settimana del lancio quasi il doppio rispetto al suo predecessore Battlefield 4.
Sarà anche un gioco virtuale, ma gli incassi sono veri.
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