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Massimiliano Cavallo

Massimiliano Cavallo
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Bassanonet.it

Attualità

Intimidazioni al giornalista Cappellari, don Patriciello a Bassano: «Contro la paura serve responsabilità quotidiana»

Il sacerdote di Caivano sul palco di Santa Croce con il giornalista colpito dall'attentato di Enego. Presenti i vertici del Comune e la cittadinanza

Pubblicato il 05 giu 2026
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Un abbraccio accolto da un lungo applauso ha aperto una serata che, nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti, ha voluto rappresentare una risposta pubblica alle intimidazioni e un momento di riflessione sui valori della legalità, della libertà e dell'impegno civile.
Protagonista dell'incontro è stato don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano divenuto simbolo della lotta alla criminalità organizzata, che ha incontrato il giornalista vicentino Adriano Cappellari dopo l'attentato incendiario che nei giorni scorsi ha colpito la sua abitazione a Enego.
L'incontro, ospitato negli impianti sportivi di Santa Croce e presidiato dalle forze dell'ordine, è stato promosso dal Comitato Giovani in Festa e dal Comune dei Giovani, con il patrocinio della municipalità bassanese nell'ambito dell'iniziativa "Ma io cosa ci sto a fare al mondo?", aperta liberamente alla cittadinanza.

Don Maurizio Patriciello incontra il giornalista Adriano Cappellari dopo l'attentato incendiario alla sua abitazione. Foto Dario Vanin ( Bassanonet.it )

Don Patriciello ha scelto di confermare la propria presenza nonostante quanto accaduto nelle ore precedenti. La decisione è stata motivata dalla volontà di testimoniare concretamente vicinanza al giovane cronista vicentino e di riaffermare il valore della legalità di fronte a qualsiasi forma di intimidazione.
Seduto nelle prime file, Cappellari è stato salutato dall'affetto del pubblico presente. Il sacerdote ha voluto incontrarlo personalmente prima dell'inizio dell'evento, manifestando solidarietà e vicinanza in un momento particolarmente delicato.
Nel corso del suo intervento, don Patriciello ha affrontato il tema della libertà come fondamento della convivenza civile e della crescita della persona. Ha spiegato come la libertà rappresenti una responsabilità quotidiana, capace di condurre tanto verso scelte sbagliate quanto verso percorsi di maturazione umana e spirituale. Secondo la riflessione proposta dal sacerdote, chi sceglie la strada della legalità non dovrebbe lasciarsi condizionare dalla paura, mentre chi vive nell'illegalità finisce inevitabilmente per diventare prigioniero delle proprie azioni.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del perdono. Don Patriciello ha riconosciuto come perdonare possa risultare difficile, soprattutto di fronte al male subito, ma ha sottolineato come proprio il perdono rappresenti uno degli strumenti più efficaci per interrompere la catena dell'odio e trasformare le ferite in occasioni di crescita personale.
Nel suo ragionamento ha inoltre richiamato l'attenzione sul legame che spesso unisce criminalità organizzata e interessi economici, evidenziando come la presenza di denaro e potere possa attrarre fenomeni mafiosi e rendere necessario un costante presidio da parte della società civile, delle istituzioni e dell'informazione.
Tra le autorità presenti figuravano il sindaco Nicola Finco, la consigliera regionale Morena Martini, l'assessore Marina Bizzotto e il presidente del Consiglio comunale Stefano Monegato.
Nel suo intervento istituzionale, il primo cittadino ha espresso vicinanza sia a don Patriciello sia ad Adriano Cappellari, sottolineando come la comunità bassanese si riconosca nei valori della legalità, della partecipazione civile e della libertà di informazione. Finco ha evidenziato il sostegno dell'amministrazione comunale alle iniziative giornalistiche e alla libertà di stampa, ringraziando gli organizzatori per aver portato in città un appuntamento di rilevanza nazionale e ribadendo l'orgoglio di Bassano del Grappa nell'ospitare una figura come don Patriciello.

La serata si è conclusa tra gli applausi del pubblico. L'appuntamento di Santa Croce ha riunito cittadini, istituzioni e associazioni attorno ai temi della legalità, della libertà di informazione e dell'impegno civile. In un tempo in cui il lavoro giornalistico è sempre più esposto a pressioni, intimidazioni e campagne di delegittimazione, la vicenda assume un significato che supera i confini della cronaca locale. La presenza di istituzioni, cittadini e rappresentanti del mondo associativo attorno a un giovane cronista colpito da un gesto intimidatorio richiama il valore pubblico dell'informazione: raccontare i fatti, verificare le notizie e porre domande rimane una delle condizioni essenziali per la vita democratica di una comunità. Non soltanto un diritto di chi informa, ma anche una garanzia per chi viene informato.

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