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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
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Geopolitica

La Russia è il primo paese a riconoscere ufficialmente l’Afghanistan e firma un accordo tecnico-militare

Tra isolamento internazionale e nuovi equilibri in Asia centrale, Mosca stringe un patto con Kabul che ridisegna l'influenza regionale

Pubblicato il 03 giu 2026
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L’Afghanistan è segnato da una crisi umanitaria protratta, alimentata da oltre quattro decenni di conflitto e aggravata dalla presa del potere dei Talebani nell’agosto 2021, che ha innescato una profonda recessione economica. Questo scenario ha provocato l’impoverimento della popolazione afghana, aggravato dall’impennata della disoccupazione e dal divieto imposto alle donne di lavorare in quasi tutti i settori, ad eccezione di quello sanitario.

Una volta al potere, i Talebani si sono limitati a sostituire l’élite politica e militare precedente, rimpiazzandola con veterani del movimento e figure religiose fedeli, ma senza strutturare un programma economico o una visione istituzionale inclusiva. Oggi le istituzioni amministrative funzionano a rilento e il sistema giudiziario è dominato da tribunali religiosi. Inoltre, oltre sessanta università sono state chiuse o svuotate, e migliaia di giornalisti hanno abbandonato il Paese.

Combattenti talebani a bordo di un veicolo durante una parata militare talebana a Kabul. (foto d'archivio)


A livello diplomatico internazionale, l’Afghanistan è oggi uno degli Stati più isolati al mondo. Sebbene quasi nessun governo abbia riconosciuto formalmente l’Emirato Islamico, il 16 gennaio 2026, il presidente Vladimir Putin ha accettato le credenziali dell’ambasciatore afghano in Russia segnando un cambiamento significativo nel processo di riavvicinamento di Mosca ai Talebani, iniziato subito dopo il ritiro delle forze statunitensi e il ritorno al potere dei Talebani.

Nel corso del 2025, la Corte Suprema russa ha rimosso i Talebani dalla lista delle organizzazioni terroristiche, dopo averli messi al bando nei primi anni della guerra al terrorismo. Nel luglio dello stesso anno, la Russia è diventata il primo Paese a riconoscere ufficialmente il loro regime.
Questo radicale mutamento dello status diplomatico ha aperto la strada a un ampliamento dei legami e della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza, antiterrorismo e lotta al narcotraffico. Sono stati inoltre rafforzati gli scambi commerciali con particolare attenzione ai progetti nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'agricoltura e delle infrastrutture.

I legami tra Mosca e Kabul si sono evoluti sotto la spinta di molteplici fattori concernenti la sicurezza, l'economia e la geopolitica in senso più ampio. Storicamente, la Russia ha sempre avuto un interesse strategico per l'Afghanistan: fino al 1991 i due territori erano virtualmente uniti dall’Unione Sovietica, che condivideva con l’Afghanistan un confine terrestre di 1.300 km.
Inoltre, recentemente, la Russia e il governo talebano afghano hanno firmato un accordo di cooperazione militare, finalizzato durante un forum internazionale sulla sicurezza nella regione di Mosca. Generalmente, gli accordi bilaterali di questo tipo prevedono lo scambio di armi, licenze di produzione e tecnologie per la difesa, oltre a progetti di ricerca congiunti. Con questa mossa, la Russia sembra mirare a estendere la propria influenza regionale, contrastare la presenza occidentale e a costruire partenariati strategici in Asia centrale e meridionale.
In assenza di dettagli ufficiali sui termini dell'accordo tecnico-militare, è difficile stabilire cosa la Russia possa ottenere nell’immediato. Si potrebbe ipotizzare un futuro rafforzamento delle capacità operative dei Talebani attraverso il supporto della Russia nella fornitura di armi e mezzi. Tuttavia, poiché il governo afghano non disporrebbe attualmente di ingenti risorse finanziarie per l’acquisto di equipaggiamenti militari russi, sorge spontaneo il sospetto di un possibile e futuro coinvolgimento di combattenti talebani in supporto alla Russia nella guerra in Ucraina in cambio di armi. Dopotutto, la Corea del Nord ha inviato migliaia di soldati al fronte europeo dopo che Pyongyang e Mosca avevano firmato il patto militare nel giugno 2024.

L'Afghanistan dispone di decine di migliaia di combattenti esperti che potrebbero avere un impatto significativo sul conflitto contro l'Ucraina. Ma si tratta solo di ipotesi: i Talebani sono impegnati a contrastare la crescente instabilità nelle province settentrionali afghane e non riescono a proteggere completamente nemmeno il confine meridionale con il Pakistan.
Inoltre, secondo Hameed Hakimi, ricercatore senior dell'Atlantic Council, la Russia si troverebbe in una situazione economica complessa nel fornire aiuti militari gratuiti al governo talebano.
In conclusione, al momento, non vi sono prove di un dispiegamento di combattenti afghani in Ucraina. Almeno per ora, l'accordo sembra focalizzato più sulla diplomazia, sul riconoscimento e sulla cooperazione in materia di sicurezza.

Dal punto di vista diplomatico, gli altri Paesi dell’area, in particolare, la Cina, mantengono relazioni diplomatiche con i Talebani dal 2023, ma non hanno ancora concesso un riconoscimento formale all'Emirato islamico in Afghanistan. Pechino è interessata ad attuare la propria iniziativa "Belt and Road", ma chiede al governo afghano garanzie per la cessazione di qualsiasi sostegno al movimento separatista uiguro nella Regione autonoma dello Xinjiang.
Il Pakistan, che pure aveva facilitato il ritorno dei Talebani nel 2021, non riconosce ufficialmente il governo in Afghanistan; al contrario, i rapporti bilaterali si sono deteriorati al punto di sfociare in scontri armati che hanno causato centinaia di vittime.
Anche l’India, benché non riconosca formalmente il governo talebano, ha riaperto la propria ambasciata a Kabul. Nel 2024, i Talebani hanno nominato un inviato a Nuova Delhi e un console generale ad interim a Mumbai.
L'Afghanistan rimane una fonte critica di terrorismo transfrontaliero e traffico di droga. Il ritiro delle forze statunitensi, il mancato riconoscimento da parte della quasi totalità della comunità internazionale e le sanzioni imposte continuano ad aggravare la situazione. I Paesi limitrofi sono preoccupati per le ripercussioni a catena. Senza interventi strutturali sui problemi interni afghani, la sicurezza della regione è destinata al peggioramento. Un Afghanistan instabile rappresenta una seria minaccia per i paesi confinanti.

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