Alessandro Carraro

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Attualità

Crollo delle nascite e anziani soli, l'allarme URIPA: "La longevità va preparata, ma mancano i professionisti"

Il presidente Volpe a Borgo Zucco traccia lo scenario al 2050: il 65% della popolazione anziana rischia l'isolamento abitativo. Sotto accusa i bassi stipendi degli infermieri e l'assenza di una strategia politica nazionale

Pubblicato il 09 giu 2026
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Una sala attenta e partecipe ha accolto il dottor Roberto Volpe, presidente di URIPA (Unione Regionale Istituzioni e Iniziative Pubbliche e Private di Assistenza agli Anziani), ospite dell'incontro pubblico "Siamo un Paese per Vecchi?", promosso dai Comitati di Quartiere Borgo Zucco, Merlo e San Fortunato e ospitato presso la sede del Quartiere Borgo Zucco.
La serata ha offerto l'occasione per approfondire una delle sfide più importanti che l'Italia dovrà affrontare nei prossimi decenni: l'invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e le conseguenze che questi fenomeni avranno sul sistema sanitario, assistenziale ed economico del Paese. Nel corso del suo intervento, Volpe ha illustrato dati e proiezioni che delineano un quadro particolarmente preoccupante.
L'Italia è infatti il secondo Paese più anziano al mondo e si trova ad affrontare quello che il relatore ha definito un vero e proprio "tsunami demografico". Da una parte l'aumento costante della popolazione anziana, dall'altra il crollo della natalità e la progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa. Tra i numeri che hanno maggiormente colpito il pubblico vi sono le stime che indicano come, entro il 2050, l'Italia potrebbe contare circa 8 milioni di anziani in più rispetto ad oggi. Parallelamente, il numero delle nascite continua a diminuire e, secondo le proiezioni illustrate durante la serata, potrebbe scendere sotto la soglia dei 200 mila nuovi nati all'anno già nei prossimi anni.

Il dottor Roberto Volpe, presidente di URIPA (Unione Regionale Istituzioni e Iniziative Pubbliche e Private di Assistenza agli Anziani)


Secondo Volpe, le conseguenze di questa trasformazione saranno profonde. Crescerà il numero di anziani che vivranno soli e si stima che entro il 2050 circa il 65% delle persone anziane potrebbe trovarsi in condizioni di solitudine abitativa. Un fenomeno destinato ad aumentare la domanda di assistenza domiciliare, servizi sociosanitari e strutture dedicate alla non autosufficienza. Particolare attenzione è stata dedicata proprio al tema della non autosufficienza e della solitudine. Volpe ha lanciato un appello affinché istituzioni, associazioni e quartieri collaborino per costruire reti sociali capaci di prevenire l'isolamento delle persone anziane. "Dobbiamo portare gli anziani fuori di casa", ha sottolineato, promuovendo attività motorie, occasioni di incontro, iniziative culturali e momenti di socializzazione che favoriscano un invecchiamento attivo. Ampio spazio è stato dedicato anche alla lotta contro” l'ageismo”, ovvero i pregiudizi legati all'età. Ogni stagione della vita ha un valore e la società è chiamata a superare stereotipi e discriminazioni che troppo spesso colpiscono le persone anziane. L'invecchiamento, è stato ribadito, non deve essere visto come un problema, ma come una fase della vita da vivere con dignità, partecipazione e opportunità. Il relatore ha inoltre evidenziato la necessità di investire maggiormente nella prevenzione, nell'educazione a corretti stili di vita e nella promozione della salute, affinché la perdita dell'autonomia possa essere ritardata il più possibile. "La longevità va preparata", è stato uno dei concetti chiave emersi durante la serata.

Nel dibattito con il pubblico sono emerse anche le difficoltà che il sistema sanitario e assistenziale sta vivendo. La carenza di personale, in particolare infermieri e operatori socio-sanitari, rappresenta oggi una delle principali criticità. Volpe ha ricordato come il settore stia già pagando gli effetti del calo delle nascite registrato circa venticinque anni fa, con sempre meno giovani disponibili a entrare nelle professioni di cura.
Sono state evidenziate le difficoltà degli ospedali nel garantire i servizi durante il periodo estivo e la crescente fatica nel reperire personale qualificato.
Nel corso del confronto è stato ricordato come un infermiere, nonostante le elevate responsabilità professionali, percepisca mediamente stipendi compresi tra i 1.800 e i 1.900 euro mensili, una condizione che contribuisce a rendere meno attrattiva una professione essenziale per il funzionamento del sistema sanitario. Non sono mancati interventi e domande sulle cooperative che operano nel settore socio-assistenziale, tema che ha generato un vivace confronto tra i partecipanti. Pur riconoscendo l'impegno e la professionalità di molti operatori, è stata evidenziata la necessità di una riflessione sul modello organizzativo e sulle condizioni di lavoro offerte agli addetti del settore. Uno dei passaggi più critici dell'intervento ha riguardato la programmazione politica. Volpe ha lamentato la mancanza di una visione strategica di lungo periodo sul tema dell'invecchiamento e della non autosufficienza, sottolineando come il problema demografico rappresenti una delle principali emergenze sociali dei prossimi decenni.

L'incontro si è concluso con l'auspicio che occasioni di confronto come questa possano contribuire ad aumentare la consapevolezza dei cittadini e stimolare una partecipazione attiva della comunità. Perché, come emerso nel corso della serata, il futuro di un Paese che invecchia riguarda tutti e richiede l'impegno condiviso di istituzioni, associazioni e cittadini. Una sfida che non può più essere rinviata e che impone di ripensare servizi, assistenza, politiche familiari e modelli di convivenza, per garantire qualità della vita alle generazioni future e dignità a quelle che stanno invecchiando oggi.

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