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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Lo Stretto di Malacca: uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo
La crisi iraniana ha riportato l’attenzione sui passaggi marittimi strategici da cui dipendono i flussi energetici globali e la stabilità dei mercati
Pubblicato il 11 giu 2026
Visto 20.680 volte
Durante l’attuale crisi iraniana, la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran ha immediatamente attirato l’attenzione della comunità internazionale. La conseguente riduzione dell’offerta globale di petrolio ha provocato forti oscillazioni nei prezzi dell’energia, richiamando il ruolo cruciale dei cosiddetti chokepoints: passaggi strategici attraverso i quali transitano enormi volumi di commercio mondiale e che continuano a rappresentare uno dei più efficaci strumenti di leva geopolitica nell’era contemporanea.
I due punti strategici più importanti al mondo, per volume di transito di petrolio, sono gli Stretti di Hormuz e di Malacca, a causa dell'enorme domanda asiatica di greggio mediorientale. Il blocco del transito di petrolio attraverso uno di questi passaggi strategici può causare ritardi nelle forniture e aumenti dei costi di spedizione con conseguente incremento dei prezzi globali dell'energia.
Sebbene la maggior parte dei punti di strozzatura possa essere aggirata utilizzando rotte alternative, per alcuni punti di essi, in particolare quello dello Stretto di Hormuz che collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman, non esistono alternative pratiche, nel senso che qualsiasi altra rotta marittima potrebbe trasportare solo una porzione di petrolio significativamente inferiore rispetto ai volumi che transitano attraverso lo Stretto. Gli oleodotti in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Iran potrebbero fornire alternative via terra, ma sono fortemente esposti al rischio geopolitico.
Lo Stretto di Malacca si collega allo Stretto di Singapore ed è una via navigabile fondamentale per il trasporto marittimo internazionale. Foto: ROSLAN RAHMAN
Il principale canale navigabile del mondo per volume di traffico è lo Stretto di Malacca, in Asia. Questo classico collo di bottiglia marittimo separa la Malesia dall'Indonesia e convoglia la maggior parte del commercio marittimo di petrolio verso lo Stretto di Singapore. Nel suo punto più stretto, è largo appena tre chilometri.
Lo Stretto di Malacca si estende tra la costa occidentale della Malesia peninsulare e la costa orientale dell'isola indonesiana di Sumatra, sfociando nello Stretto di Singapore. Esso rappresenta il punto di strozzatura marittima più importante dell'Asia, poiché convoglia una quota significativa del petrolio trasportato via mare a livello mondiale. Qualora venisse chiuso alla navigazione, le pochissime alternative comporterebbero notevoli costi economici e logistici.
Anche un blocco temporaneo del transito di petrolio in un punto di strozzatura cruciale può causare notevoli ritardi nelle forniture, aumenti dei costi di spedizione e assicurazione, nonché rialzi dei prezzi dell'energia e conseguenti pressioni inflazionistiche.
Recentemente, le tensioni legate al blocco di Hormuz hanno riportato al centro del dibattito la possibilità di introdurre pedaggi per il transito nello Stretto di Malacca. I tre governi interessati (Indonesia, Malesia e Singapore) sembrano tuttavia aver rapidamente accantonato la questione nel giro di pochi giorni, favorendo il libero passaggio, nonostante il ministro delle finanze indonesiano avesse inizialmente ventilato la possibilità di introdurre un sistema tariffario, salvo poi ritirare la proposta nel giro di poche ore.
Lo Stretto in questione, che collega l'Oceano Indiano e l'Oceano Pacifico, costituisce uno snodo del traffico marittimo da Oriente a Occidente e rappresenta la rotta marittima più breve tra i produttori petroliferi del Medio Oriente e i mercati dell'Asia orientale e sudorientale. Secondo la US Energy Information Administration vi transitano quotidianamente 23,2 milioni di barili di petrolio, un terzo del traffico marittimo mondiale di petrolio. Circa il 70% del petrolio che attraversa lo stretto è costituito da greggio, mentre il resto è costituito principalmente da prodotti raffinati.
Le principali rotte alternative allo Stretto di Malacca sono gli stretti della Sonda e di Lombok, entrambi situati nell'arcipelago indonesiano. Il loro utilizzo, richiederebbe deviazioni attraverso le acque aperte dell'Oceano Indiano, con una maggiore esposizione a rischi geopolitici, pirateria e altri fattori di vulnerabilità, comportando costi e tempi aggiuntivi considerevoli.
Per la Cina, il Myanmar riveste un ruolo importante, anche se non rappresenta la soluzione definitiva al problema ma un modo per ridurre la dipendenza dal transito dallo Stretto di Malacca. Infatti, il territorio birmano svolge un ruolo importante nell’ambito della Belt and Road Initiative cinese, il piano di investimenti infrastrutturali volto a collegare la Cina ai mercati di Asia, Europa e Africa. Le forniture energetiche transitano già attraverso il Myanmar-China Natural Gas Pipeline e il Myanmar-China Oil Pipeline, ma i volumi movimentati sono limitati e fortemente esposti all’instabilità geopolitica dell’area.
Anche gli Stati Uniti sono un grande utilizzatore dello Stretto di Malacca. Nella prima metà dello scorso anno, gli esportatori statunitensi hanno trasportato 800.000 barili al giorno di petrolio greggio e condensati attraverso questo passaggio destinati all'Asia orientale. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno importato 200.000 barili al giorno transitati attraverso lo stesso corridoio marittimo.
Vi è poi il caso dell’India, che sta per avviare uno dei suoi più grandi progetti infrastrutturali degli ultimi decenni nell'arcipelago delle Andamane e Nicobare. L’iniziativa, dal valore stimato di circa 9 miliardi di dollari, interessa l’isola di Great Nicobar, situata più vicino allo Stretto di Malacca che all'India continentale, da completare nell’arco di 30 anni, con la prima fase attesa entro il 2028.
Il progetto punta a trasformare l’isola in un importante hub logistico e commerciale attraverso la costruzione di un porto di trasbordo in acque profonde, un aeroporto internazionale e le relative infrastrutture di supporto.
Tuttavia, l’iniziativa presenta anche una chiara dimensione strategica. Oltre alla costruzione delle varie infrastrutture, il piano prevede il potenziamento delle capacità navali di sorveglianza dell’India in una delle aree più sensibili dell’Indo-Pacifico. La posizione dell’isola consentirebbe infatti a Nuova Delhi di monitorare più efficacemente il traffico che attraversa lo Stretto di Malacca, comprese le rotte energetiche da cui dipende una parte significativa delle importazioni cinesi di petrolio e gas.
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