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To IPA in cariòea
Il duo Renzo Masolo-Paolo Retinò lancia l’allarme sulla discarica di inerti a Canal San Bovo in Trentino, con inquinanti IPA, che rischia di contaminare il torrente Vanoi, il torrente Cismon e il fiume Brenta. E Masolo arriva…con la carriola
Pubblicato il 04 ott 2025
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Io ne ho viste di cose che noi umani…, ma una conferenza stampa con uno dei relatori che arriva con una carriola carica di terra, ancora mi mancava.
E lo fa dopo aver compiuto un tragitto spingendo la carriola in mezzo alla folla e alle bancarelle della Fiera Franca.
È la nuova pensata di Renzo Masolo, consigliere regionale di AVS - Alleanza Verdi e Sinistra, che assieme al consigliere comunale di Bassano per Tutti - Europa Verde Paolo Retinò ha convocato una conferenza stampa a Casa Marinali per gettare luce sul problema della discarica di inerti a Canal San Bovo, in Trentino: una specie di “discarica di Damocle” che pende sulla testa dei Comuni a valle, Bassano del Grappa compreso, per il possibile pericolo di contaminazione delle acque fluviali originato dai materiali ivi conferiti, contenenti i cosiddetti inquinanti IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici).
Foto Alessandro Tich
Ma prima di spiegarvi il “perché” della carriola, entriamo subito nel merito della questione, già anticipata da Renzo Masolo in una conferenza stampa svoltasi martedì scorso in consiglio regionale a Venezia.
In località Ponte di Ronco nel Comune di Canal San Bovo, già ampiamente noto alle cronache per il progetto del bacino e della diga del Vanoi, è in funzione una discarica di inerti, attigua al torrente Vanoi, che è a rischio di contaminare le acque dello stesso Vanoi, del torrente Cismon di cui il Vanoi è affluente e del fiume Brenta di cui il Cismon è a sua volta affluente.
Ma vediamo intanto che cosa è emerso all’incontro stampa di Venezia.
Secondo Michele Facen, attivista del Comitato per la difesa del Vanoi, “l’inquinamento è già accertato: nella discarica di Ponte di Ronco a Canal San Bovo sono già stati conferiti 50 mila metri cubi di inerti contaminati” e questo perché “sono stati innalzati o, meglio, triplicati i parametri relativi ai valori di sostanze nocive che possono essere presenti nei materiali conferiti”.
In consiglio regionale il sindaco di Imer (Comune di accesso alla Valle del Primiero) Daniele Gubert ha rimarcato “la forte preoccupazione giustificata dal fatto che la discarica è proprio adiacente al torrente Vanoi che, nel corso dei secoli, è stato interessato da forti alluvioni”.
“E dato che la discarica non ha un fondo impermeabile - ha aggiunto -, nel caso di piene o di forti temporali ci sarebbe il rischio concreto che i materiali inquinanti possano procurare nocumento alla popolazione residente a valle e agli usi civili e umani che se ne fanno, con l’agricoltura e l’acqua potabile.”
Sempre a Venezia Antonio Moretto, assessore all’Ambiente del Comune di Fonzaso, ha espresso “tutta la preoccupazione dei cittadini residenti di fronte al pericolo concreto che i materiali inquinanti, nel tempo, possano arrecare danni irreparabili”, sottolineando che “si rischia di mettere a repentaglio la sicurezza delle acque”.
A Palazzo Ferro Fini, Renzo Masolo ha lanciato quindi “un campanello d’allarme sul rischio di inquinamento dei torrenti Vanoi e Cismon e del fiume Brenta, a causa della possibile presenza di materiale inerte contaminato da Idrocarburi Policiclici Aromatici nella discarica di Ponte di Ronco, proprio a ridosso del Vanoi”.
“Ho raccolto la preoccupazione espressa dal Comitato per la difesa del Vanoi, da associazioni e da cittadini residenti - ha affermato -. Chiediamo alla Regione del Veneto e, in particolare, all’assessore regionale all’Ambiente, di approfondire la questione, attraverso Arpav, gli enti che gestiscono l’acqua idropotabile e i Consorzi di Bonifica, che si occupano dell’acqua a scopo irriguo.”
Ergo: per Masolo va tenuta alta l’attenzione “alla luce del rischio elevato di contaminazione dell’asse Vanoi-Cismon-Brenta, che interessa la Provincia Autonoma di Trento e le Province di Vicenza, Padova e Venezia, con possibile riversamento delle sostanze inquinanti nella Laguna di Venezia”.
Questo è stato dunque il “prequel” veneziano della questione della discarica di inerti di Canal San Bovo, che ha inquadrato i termini del problema.
Arriviamo adesso alla conferenza stampa bassanese di oggi.
L’operazione “To IPA in cariòea”, come l’ho ribattezzata, inizia verso le 11:30 in piazzale Cadorna.
Affiancato da Retinò, Masolo spinge la sua carriola - piena di terra, nonché di cartelli con scritte come “Dal Trentino al Brenta: la terra inquinata. Non va spostata ma bonificata” - facendosi strada tra la ressa della Fiera Franca e attraversa via Verci, via Bellavitis e piazza Libertà, con simbolica sosta davanti al municipio.
Poi, giunti a destinazione, la carriola viene posata di fianco al tavolo di Casa Marinali quale assoluta “star” della conferenza stampa.
Ma perché proprio una carriola per attirare l’attenzione sulla questione della discarica di Canal San Bovo?
È un modo per capire le dimensioni del problema e lo spiega lo stesso Masolo:
“La discarica è già coperta da 50 mila metri cubi di materiali ma i metri cubi autorizzati dalla Provincia Autonoma sono 250 mila. Per coprire 250 mila metri cubi di terra bisogna depositare due milioni e mezzo di carriole come questa.”
Alla faccia de to nono in cariòea.
Quella di Ponte di Ronco a Canal San Bovo non è comunque una discarica “spuntata all’improvviso”.
Come riferisce Retinò, esiste dal 1998 e in origine era una normale discarica di inerti a servizio delle imprese dell’edilizia locale. Successivamente è stata ampliata, ora si estende su una superficie di 13.500 mq e i 250 mila metri cubi di terra conferibile autorizzati equivalgono a 65 mila tonnellate di materiale di scavo.
Ma da dove arrivano tutti questi IPA nella discarica di inerti situata a 120 km da Trento e a soli 5 km dal confine con la Regione Veneto, e oltretutto a una distanza di appena 20 metri dal torrente Vanoi?
Elementare, Watson: dagli scavi per la costruzione del bypass ferroviario di Trento per la TAV Verona-Brennero, dal cui cantiere partono i camion che scaricano nel sito di Ponte di Ronco, nella cui terra di scavo trasportata è stata accertata la presenza di Idrocarburi Policiclici Aromatici, ma “tollerati” dalla Provincia Autonoma perché non superiori ai valori-limite fissati.
E perché mai nella terra di scavo scaricata in riva al Vanoi sono presenti questi IPA che, come insegna “Il Piccolo Chimico”, sono composti organici che si formano dalla combustione incompleta di materiale organico come legna, carbone o combustibili fossili?
Anche per questo c’è una spiegazione: si tratta di un inquinamento che, come rivelano Retinò e Masolo, parte da lontano.
Nella zona di Trento Nord il sedime di scavo del bypass ferroviario è infatti confinante coi terreni delle due fabbriche dismesse Carbochimica e Sloi, entrambe classificate SIN - Siti di Interesse Nazionale, ovvero porzioni altamente inquinate del territorio nazionale e individuate ai fini della bonifica ambientale in base all’elevato rischio sanitario ed ecologico.
Carbochimica si occupava di distillazione del catrame per lavori stradali, di produzione di naftalina, di olei per l’impregnazione del legno e di anidride ftalica.
È stata chiusa nel 1984 per l’impossibilità di depurare le acque di processo.
La Sloi produceva invece miscele antidetonanti per benzine e ipoclorito di sodio.
L’attività è cessata nel 1978 dopo il devastante incendio al deposito di sodio, a seguito del quale la città di Trento fu invasa nella notte da un’enorme nube scura.
Sono i principali “rei sospetti” della contaminazione alla base dei terreni di scavo.
E allora? E allora l’appello che viene lanciato da Casa Marinali è quello di una presa di coscienza dei sindaci dei territori interessati, lungo l’asse Vanoi-Cismon e della pianura del Brenta.
Ma anche e soprattutto di una presa di responsabilità delle istituzioni - Regione Veneto in primis - e degli enti preposti alla gestione delle acque, Etra e Consorzio di Bonifica Brenta, affinché si relazionino con la Provincia Autonoma e approfondiscano la questione.
Ma la Regione Veneto, come lamenta Masolo, fa le orecchie da mercante:
“Ho presentato due interrogazioni, il 12 marzo e il 17 settembre, e l’assessore Bottacin non ha mai dato una risposta.”
Dal canto suo, Paolo Retinò presenterà nel prossimo consiglio comunale un’interrogazione al sindaco Finco per chiedere se l’amministrazione comunale sia al corrente di questo problema e come intende agire al riguardo.
L’obiettivo ultimo del “campanello d’allarme” lanciato da Masolo e Retinò è quello di sollecitare la controparte veneta a un’interlocuzione con la Provincia Autonoma per arrivare alla bonifica della discarica perché, come sottolineano, “sull’acqua non si torna indietro”.
E qui concludo questo articolo, perché ho già scritto una carriola di parole.
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