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Sgorbio istituzionale
Sul trattamento riservato ieri ai tre sindaci dell’Unione Montana dalla commissione Affari istituzionali del Comune di Bassano. Considerazioni sulla più imbarazzante situazione che io ricordi all’interno del palazzo comunale di via Matteotti
Pubblicato il 08 ott 2024
Visto 12.564 volte
La foto che vedete pubblicata in questo articolo l’ho scattata ieri sera, dopo la conclusione della paradossale riunione della Prima commissione consiliare Affari istituzionali del Comune di Bassano del Grappa sul tema della Polizia Locale e dell’Unione Montana, e l’immagine parla da sola.
A destra nella foto si vedono i commissari di maggioranza Stefano Giunta e Nicola Schirato (gli altri che erano dietro a loro non sono entrati nell’inquadratura), rimasti fermi in piedi ad ascoltare. Sarebbero dovuti uscire dalla sala in segno di dissenso, come aveva ammonito Giunta nel corso della riunione, ma alla fine ha prevalso il minimo sindacale della buona educazione. A sinistra nella foto i tre commissari di minoranza Roberto Campagnolo, Manuel Remonato e Paolo Retinò stanno pure ascoltando e sono ancora seduti al loro posto al tavolo.
Dietro a loro, seduti sulle poltroncine per il pubblico e relegati letteralmente all’angolo, si intravedono i tre sindaci di Valbrenta Luca Ferazzoli, di Pove del Grappa Francesco Dalmonte e di Solagna Stefano Bertoncello. Il loro collega sindaco di Cassola Giannantonio Stangherlin non c’è: se ne era già andato via sbattendo idealmente la porta a riunione di commissione in corso. È la testimonianza visiva di una delle più imbarazzanti situazioni che io ricordi, se non la più imbarazzante in assoluto, all’interno del palazzo comunale di via Matteotti.
Foto Alessandro Tich
Quello immortalato dalla fotografia è l’attimo fuggente della breve fase successiva alla chiusura della riunione di commissione, circa alle otto meno un quarto di sera, nella quale i sindaci dei tre Comuni dell’Unione Montana presenti nella sala Ferracina del municipio hanno potuto finalmente parlare.
Ma hanno parlato rimanendo seduti all’angolo, senza accogliere quindi l’invito del presidente della commissione Riccardo Poletto ad accomodarsi al tavolo per esprimere il proprio pensiero, in quanto essendosi ufficialmente chiusa la riunione era decaduto il divieto di parola che era stato imposto nei loro confronti.
L’incidente diplomatico che rischia di incrinare i rapporti - in realtà già ampiamente traballanti - tra l’amministrazione bassanese e le amministrazioni dei Comuni limitrofi l’ho già ampiamente riportato nell’articolo precedente e qui lo riassumo.
Nel corso della seduta di commissione il consigliere Roberto Campagnolo ha chiesto che i sindaci presenti, visto l’argomento che li riguarda direttamente, potessero parlare.
La richiesta è stata respinta dai commissari di maggioranza per voce di quel blocco di ghiaccio che risponde al nome di Stefano Giunta.
È stata invocata l’osservanza delle regole, che prevedono che il pubblico non possa parlare alle riunioni di commissione, per quanto il presidente Poletto abbia ricordato le numerose commissioni a cui ha partecipato e in cui l’osservanza di questa regola non è stata rispettata, concedendo la facoltà di parlare anche a persone del pubblico.
Il problema di fondo è che i tre primi cittadini di Valbrenta, Pove e Solagna non possono essere considerati come delle semplici “persone del pubblico”.
Ma come è stato esplicitamente dichiarato da colui che ho ribattezzato Iron Giunta (“per i lavori della commissione la presenza dei sindaci è ininfluente”) non era interesse della commissione né era previsto dallo statuto comunale, in quanto spettatori esterni, ascoltare il loro parere.
Eppure gli altri quattro Comuni dell’Unione Montana, tre dei quali rappresentati ieri sera dai rispettivi sindaci, sono parte in causa della questione. È come andare dall’avvocato per iniziare la pratica di divorzio senza avere il consenso del coniuge.
Sembra quasi che la maggioranza sia passata prima a prendere il materiale all’Eurobrico, in questo caso la scatola di smontaggio, per occuparsi di Polizia Locale e Unione Montana con la modalità dei fai da te.
Prima o poi - almeno lo auspico -, al di là della guerra dei numeri che sarà dichiarata alla prossima commissione congiunta del 14 ottobre e anche in seno al consiglio dell’Unione Montana del Bassanese, dovrà uscire fuori la motivazione politica di questa improvvisa voglia bassanese di secessione della Polizia Locale dall’Unione stessa, della quale peraltro, come ha sottolineato ieri sera la consigliera Elena Pavan, nessuno ha mai parlato in campagna elettorale.
Risultato finale? Dopo l’Eurobrico i commissari di maggioranza sono passati anche in pescheria e i tre sindaci dei Comuni limitrofi, della cui possibilità di prendere la parola si è discusso davanti a loro e senza che gli stessi potessero replicare, sono stati trattati a pesci in faccia. Ho visto cose che voi pescivendoli non potete immaginare.
Il presidente di commissione Poletto è passato quindi al piano B e ha chiesto ai tre sindaci dell’Unione Montana di intervenire dopo la chiusura della riunione e pertanto non in sede ufficiale.
Alla fine, conclusa formalmente la commissione, Ferazzoli, Dalmonte e Bertoncello sono intervenuti, ma quasi controvoglia.
Non solo non si sono accomodati al tavolo come loro richiesto, ma all’inizio sono apparsi persino restii a parlare.
Ha rotto il ghiaccio, visto che a proposito di ghiaccio Stefano Giunta non poteva più opporsi, il sindaco di Valbrenta Ferazzoli e poi gli altri suoi due colleghi lo hanno seguito a ruota.
Ma più che pareri sulla questione di cui all’oggetto, i loro sono stati dei brevi sfoghi sul fatto di non essere stati direttamente coinvolti ed informati dall’amministrazione di Bassano sulla stessa.
Quella a cui ho assistito ieri sera è stata una situazione ai confini della realtà, racchiusa tutta in quella foto che parla da sola.
Non è stato un semplice sgarbo istituzionale. È stato uno sgorbio istituzionale.
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