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“Vendesi pertinenza Palazzo Bonaguro. Per info: 0424 519624”.
È la scritta su un cartello apparso in questi giorni vicino alla siepe che delimita il brolo di Palazzo Bonaguro sul lato di viale Scalabrini.
Il cartello è posizionato vicino al marciapiede, è di colore giallo vivo e dunque è ben visibile a chi passa. E già due persone mi hanno inviato su WhatsApp la foto del cartello chiedendomi: “ne sai qualcosa?”, “cosa si vende?”.
Foto Alessandro Tich
Già: cosa si vende? Questa mattina passo anch’io sul luogo dell’“annuncio immobiliare” e a prima vista, leggendo quel cartello, ci si immagina chissà quale porzione del complesso di Palazzo Bonaguro sia stata messa in vendita e perché.
Per sapere qual è la pertinenza dello storico palazzo messa in vendita, chiamo quindi in orario d’ufficio il numero di telefono, che è del Comune di Bassano, indicato sul cartello per le “info”: non risponde nessuno. Chiamo ancora una volta: il telefono suona nuovamente a vuoto.
Per la serie: l’impiegato è fuori ufficio.
Per avere notizie sulla pertinenza sono pertanto costretto a compiere la mia solita impertinenza: vado sull’albo pretorio online del Comune, digito le opportune parole chiave e recupero le informazioni per conto mio.
L’immobile messo in vendita è una appendice separata da Palazzo Bonaguro, ubicata all’estremità del lato est del cortile del palazzo medesimo, di 85 mq complessivi di superficie, e versa in uno stato di totale rovina. Praticamente un rudere.
È privo di copertura (crollata), in pessimo stato di manutenzione, senza più strutture interne, non accessibile e transennato per impedirne ulteriormente l’accesso.
Come se non bastasse, è attiguo all’altro e più grande edificio, di proprietà privata, ubicato tra via Angarano e vicolo Don Luigi Soldà, denominato “ex Fabbrica Campane”, anch’esso in condizioni di rovina a seguito di crollo.
L’anno scorso l’amministrazione comunale aveva disposto l’intervento di messa in sicurezza di entrambi gli stabili confinanti, sia la pertinenza del Bonaguro di proprietà comunale che l’edificio “ex Fabbrica Campane”, ripartendo la somma necessaria con i proprietari privati di quest’ultimo.
La pertinenza in questione dello storico palazzo, che ricade in un’area sottoposta al vincolo della Soprintendenza, è stata inserita nel Piano Alienazioni del Comune di Bassano del Grappa ancora nel 2016. Urbanisticamente, rientra nella categoria 3 “Edifici di interesse storico, architettonico, ambientale, modificati, degradati e/o in parte demoliti”.
La destinazione d’uso prevista è quella residenziale. Tuttavia, non si escludono destinazioni anche di tipo direzionale e/o commerciale, anche parzialmente, da definire in modo particolare con la Soprintendenza di Verona e agli altri enti preposti.
Comunque sia, l’acquirente di tale immobile dovrà sostenere, oltre alla spesa per l’acquisto, anche un consistente investimento per rimettere a posto la casa.
Per gli edifici di categoria 3 sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo nonché di ristrutturazione oppure sostituzione edilizia.
“Si evidenzia, comunque, che sarà necessario un importante/pesante intervento di integrale ristrutturazione (e/o demolizione e ricostruzione), il tutto secondo quanto previsto dalle vigenti normative.”
Il virgolettato citato sopra è ripreso dal testo del “Bando di gara mediante asta pubblica per la vendita dell’immobile denominato Pertinenza Palazzo Bonaguro”, emesso dal Comune di Bassano del Grappa.
Prezzo a base d’asta: 90.000 euro, fuori campo Iva.
La modalità del bando è quella delle offerte segrete in aumento rispetto al prezzo a base d’asta e il criterio di aggiudicazione è quello del massimo corrispettivo offerto.
C’è tempo fino a domani, martedì 21 novembre, entro le ore 12.15 (pena esclusione), per far pervenire le offerte con la documentazione richiesta all’Ufficio Protocollo del Comune.
L’asta pubblica con l’apertura delle buste per la vendita del fabbricato avrà luogo venerdì 24 novembre alle ore 9 presso l’Area 4^ “Servizio Patrimonio” del Comune in piazza Castello degli Ezzelini.
Il fabbricato viene venduto allo stato attuale, privo di accesso dalla proprietà comunale all’immobile in vendita. Eventuali “servitù di passaggio” a favore dell’unità immobiliare alienata saranno definite e quantificate economicamente “di comune accordo tra la parte venditrice (Comune) e la parte acquirente, in ragione delle concrete necessità dell’acquirente e in sede di approvazione dello schema d’atto di compravendita”.
Dal basso muretto che separa il brolo dal cortile di Palazzo Bonaguro è praticamente impossibile vedere bene l’edificio (ovvero quel che ne resta) messo in vendita: la facciata in mattoni è infatti ricoperta da una fitta vegetazione.
Dalla documentazione fotografica aerea inserita nel Bando di vendita si vedono anche le piante ad alto fusto cresciute dentro il perimetro del fabbricato senza più interni e senza tetto.
Solo all’angolo nord-est del brolo spunta in qualche modo all’occhio, sopra agli alberi, la parte superiore dello scheletro in muratura del lato sud dell’edificio.
La vedete nella galleria fotografica in calce a questo articolo.
Nello stesso angolo del brolo, anch’esso transennato per motivi di sicurezza, c’è un secondo cartello giallo con la scritta “Vendesi pertinenza Palazzo Bonaguro” ecc. ecc.
Ecco dunque svelato l’arcano del cartello. Chi è interessato ad acquistare la pertinenza avrà così una residenza, se non un ufficio o negozio, “a circa 150 metri dal Ponte Vecchio, pertanto nella prossimità del centro storico cittadino”, come sottolinea ancora il Bando.
Ma dovrà trasformare in una casa dei sogni quella che oggi è una topaia da incubo.
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