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Redazione
Bassanonet.it
Avanzi popolo
La denuncia delle minoranze: nel rendiconto 2016 il Comune di Bassano registra un avanzo di amministrazione di 7 milioni di euro. Di questi, circa 5,5 milioni sono “bruciati”: rimasti alla cassa centrale dello Stato e non più utilizzabili
Pubblicato il 10-06-2017
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Se sei un privato cittadino e possiedi in banca un conto con 7 milioni di euro, puoi spenderli o investirli come vuoi: comprarti ville, yacht, lingotti d'oro, fare il giro del mondo andata e ritorno. Anche se, vista la situazione delle banche di oggi, forse è meglio tenere tutti quei soldi sotto il materasso.
Se invece sei un ente pubblico e ti ritrovi in cassa un avanzo di amministrazione di 7 milioni di euro, puoi pure spenderli e investirli come vuoi. Anzi, cambiamo verbo: devi spenderli e investirli come vuoi, in base alle tue previsioni di bilancio.
Per spendere il “tesoretto” che fa risultare ampiamente in attivo, e con cifre a sei zeri, il rapporto tra bilancio preventivo e consuntivo non c'è che l'imbarazzo della scelta, sia in conto capitale (investimenti) che in conto corrente (spese correnti): interventi sul sociale, sulle scuole, per lo sport, nei quartieri e chi più ne ha più ne metta. Con conseguente possibilità, visto il consistente avanzo di esercizio, anche di ridurre la tassazione comunale nelle tasche e sulla testa dei cittadini.
Foto Alessandro Tich
Se invece non spendi tutti i quei soldi entro l'anno dell'esercizio finanziario, il “tesoretto” viene bloccato: dall'anno successivo non puoi più spenderlo e gran parte di tutto quel denaro rimane a disposizione della cassa centrale dello Stato, a Roma, incamerato nei forzieri della Cassa Depositi e Prestiti.
È quanto prevedono le nuove norme sulla finanza locale, che superano i vecchi vincoli del Patto di Stabilità e impongono alle Amministrazioni comunali il principio dell'equilibrio di bilancio: entrate = uscite. Alla fine dell'anno il saldo tra risorse acquisite e risorse spese deve risultare 0. Lo sforamento in positivo dell'obiettivo di bilancio, eccetto una minima parte recuperabile nel bilancio di previsione successivo, non può essere più utilizzato.
Ed è quello che è successo per il Comune di Bassano del Grappa, che ha chiuso il rendiconto 2016 con un avanzo di amministrazione di quasi 7 milioni di euro.
Di questi, 1,5 milioni sono stati contabilizzati come utilizzo di avanzo nel bilancio di previsione 2017. I restanti circa 5,5 milioni di euro li possiamo invece salutare: sono saldamente rinchiusi tra i cordoni della borsa della Cassa Depositi e Prestiti a Roma.
È quando denunciano già da alcuni mesi le minoranze consiliari di centrodestra, in merito a una questione che è stata oggetto anche dell'ultimo consiglio comunale di giovedì sera. Con ulteriori “sorprese” sbucate dietro l'angolo: nel corso della seduta consiliare, infatti, è emerso un ulteriore avanzo di amministrazione 2016 di 1,3 milioni.
Soldi che però, questa volta, non saranno risucchiati dalla capitale: il nuovo sforamento di esercizio 2016 risulta infatti accertato dalla struttura comunale nel 2017 e in quanto tale contabilizzato nel bilancio dell'anno in corso.
“È uno stratagemma contabile grazie al quale gli uffici hanno salvato questa Amministrazione dalla perdita di un ulteriore avanzo di amministrazione.”
Chi lo afferma è Roberto Marin, capogruppo del gruppo di opposizione Impegno per Bassano, che di professione fa il commercialista e il revisore ufficiale dei conti e che in quanto a numeri, pertanto, sa di cosa parla.
“Sono soldi - dichiara - che, in buona parte, non si possono spendere a causa dei vincoli di finanza pubblica. Se pensiamo che per norma nazionale poi i soldi non sono nelle casse comunali ma sono a Roma, nella cassa centrale, ancor di più la delusione prende il sopravvento.”
“Questa Amministrazione - rincara la dose Marin - non ha saputo spendere correttamente e con efficacia ed efficienza previsiva i soldi raccolti dalla tassazione e dai servizi fatti pagare ai cittadini nonostante l’organo esecutivo abbia in un assessore con precisa delega alla “pianificazione finanziaria”: l’assessore Angelo Vernillo. E dal lato degli investimenti la mancata corretta pianificazione ed esecuzione (vedi Ponte, Polo ma anche molti altri cantieri minori) ha creato un pesante blocco di utilizzo delle risorse pianificate.”
L'avanzo di amministrazione si forma tramite maggiori entrate rispetto a quelle preventivate (con il gettito di Imu, Tari, Tasi, oneri di urbanizzazione eccetera) ma anche con minori spese rispetto a quelle previste.
Qualche esempio: nel bilancio di previsione 2016 l'Amministrazione Poletto ha sbagliato la previsione del costo del personale per ben 419.000 euro (spesa complessiva preventivata 10.228.000 euro, spesa definitiva impegnata 9.809.000 euro). Registrato un risparmio per oltre 500.000 euro nella spesa di manutenzione e gestione del patrimonio comunale e per oltre 439.000 euro nelle spese generali.
“Potrebbero sembrare delle economie - spiega Marin - ed invece nella logica della finanza comunale rappresentano degli sprechi di risorse non impegnate e non impiegate perché in fase di bilancio di previsione si potevano spostare i 419.000 euro da costo del personale ai capitoli del sociale o di qualche prima manutenzione o piccolo intervento su molte situazioni di degrado cittadino e nelle piccole ma numerose esigenze dei quartieri. Ma anche doverosamente utilizzando risorse per una profonda revisione della macchina comunale con un’operazione di spending review e completa riorganizzazione per riportare efficienza ed efficacia nell’apparato comunale.”
Ma altre economie di “risparmio” fanno ancora riflettere.
“Sulle piccole spese di gestione museale - osserva il consigliere di opposizione - rispetto uno stanziamento di 225.000 euro sono rimaste risorse non utilizzate per 59.000 euro: si potevano investire in adeguate iniziative di pubblicità o di promozione. Ma ancora, nello sport, su 161.000 euro stanziati ne sono stati spesi 112.000: nella città che vuole candidarsi a città dello sport sembra un controsenso. Ed ancora oltre 120.000 euro non utilizzati nell’area del sociale, e conosciamo bene le illimitate situazioni di difficoltà e di povertà presenti a Bassano.”
“Ancora una volta - sottolinea Roberto Marin -, rispetto a tutto ciò e alle gravi mancanze di questa giunta, a farne le spese è la città bloccata nelle attività di manutenzione e miglioramento del patrimonio comunale.”
“Negli investimenti - conclude - è assente di qualsiasi strategia per riportare l’ottava città del Veneto ad esprimere, come altri Comuni di tali dimensioni, efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse pubbliche, proprio come ogni bravo amministratore riceve il compito dall’azionista: usare al meglio le risorse consegnate.”
L'azionista, in questo caso, è sempre la solita signora Maria che ha contribuito all'esercizio di amministrazione del Comune di Bassano pagando le tasse e i tributi comunali.
La mitica Maria, però, qualche anno fa pagava molto meno.
Come pure rileva uno schema presentato dalle minoranze, la pressione tributaria comunale pro capite a Bassano del Grappa nel 2009 si attestava a 446,67 euro.
Dal 2011 in poi, la tassazione annuale media del Comune per abitante ha sempre superato i 600 euro. È scesa a 532,57 euro solo nel 2013 per la temporanea abolizione, sancita da legge nazionale e compensata da trasferimenti statali, dell'Imu sulla prima casa.
Poi la pressione tributaria locale, a Bassano, è ritornata ai suoi soliti standard: 670,40 euro nel 2014, 641,28 euro nel 2015 e 601,47 euro nel 2016. Questo ultimo dato, tuttavia, non tiene conto di circa 1 milione di euro di gettito della Tasi sulla prima casa 2016, accertato nel 2017 e inserito nel bilancio di quest'anno.
E così, tra l'incasso delle tasse e degli oneri dovuti e il minore utilizzo delle spese messe in preventivo, si è arrivati allo sforamento in positivo dell'obiettivo di bilancio, imposto dalla legge, entrate = uscite.
Che dire, alla fine? Avanzi popolo, alla riscossa. Anzi, pardon: alla riscossione.
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