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Popolare di Marostica, Gasparotto non demorde
L'ex DG contesta il CdA che non ha accolto la decisione del Collegio dei Probiviri che aveva confermato il suo status di socio della banca. “La verità è un'altra. Il presidente e il CdA si nascondono dietro a tecnicismi procedurali”
Pubblicato il 07 apr 2014
Visto 4.277 volte
“Ho appreso con stupore solo dalla stampa che il Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Marostica, pur sapendo che il Collegio dei Probiviri è competente per Statuto a risolvere la questione relativa alla mia esclusione, oggi delegittima di fatto lo stesso Collegio, presieduto dall’ex Presidente del Tribunale di Bassano del Grappa dott. Antonio Maturo, e ne contesta la decisione, evidentemente non gradita.”
E' il commento dell'ex Direttore Generale, ex membro del CdA ed ex socio della Banca Popolare di Marostica Gianfranco Gasparotto in merito alla decisione del nuovo Consiglio di Amministrazione di non recepire il provvedimento del Collegio dei Probiviri che ha confermato il suo status di socio dell'istituto di credito, annullando la delibera del precedente CdA che ne decretava l'esclusione dalla base societaria della banca medesima.
“Siamo di fronte - aggiunge Gasparotto - ad un palese e grave contrasto tra la posizione assunta dal CdA della Banca e la decisione di un organo che, per Statuto, su queste vicende ha l'ultima parola, definitiva ed inappellabile.”
L'ex DG della Banca Popolare di Marostica Gianfranco Gasparotto (foto: archivio Bassanonet)
“Inoltre - continua - sfugge all'attuale Presidente della Banca Popolare di Marostica Giuseppe Bottecchia che la ordinanza (non sentenza) del 16/1/2014 del Tribunale delle Imprese di Venezia, dietro la quale il Presidente oggi si trincera, respinse solo la mia richiesta cautelare di sospensiva della delibera di esclusione, ma non decise definitivamente nel merito la questione, non avendo avuto il tempo di raccogliere elementi in ordine alle varie accuse mossemi dall’ex Presidente Cecchetto.”
“Il Collegio dei Probiviri invece, dopo aver raccolto tutti gli elementi di fatto - incalza l'ex DG -, ha smontato punto per punto tutti gli addebiti formulati nei miei confronti da Cecchetto e ha riconosciuto alla fine la falsità delle accuse rivoltemi e la totale correttezza del mio operato. Tale dato di fatto viene oggi tuttavia ignorato dal Presidente e dall’attuale CdA di Banca Popolare di Marostica, evidentemente imbarazzati da quanto accertato e statuito in via definitiva dal Collegio dei Probiviri di BPM.”
“La decisione del Collegio dei Probiviri - - supera dunque la precedente ordinanza del Tribunale ed annulla alla radice la delibera di esclusione, facendone venir meno i presupposti. Un autorevole parere legale avrebbe tolto al neo-presidente ogni dubbio, evitandogli un'affermazione tanto infondata. Sfugge al Presidente Bottecchia, inoltre, che il Collegio dei Probiviri non mi ha reintegrato, ma ha confermato il mio status di socio, pronunciando la parola fine su questa vicenda.”
“Mi sembra chiaro a questo punto - rimarca Gasparotto - che la Banca Popolare di Marostica sta vivendo una fase di assoluta confusione e che questo nuovo CdA non rispetta lo Statuto sociale che regola la nostra Banca, né la decisione del Collegio dei Probiviri, ove si afferma la correttezza del mio operato e che prevale su tutto, a prescindere da ogni questione procedurale. Ma questo il Presidente Bottecchia e il CdA che lui rappresenta non lo vogliono dire.”
Gli scatoloni, i rimborsi spese e il bilancio 2013
In una decisione particolarmente circostanziata dal punto di vista giuridico, datata 10 marzo 2014, il Collegio dei Probiviri aveva infatti confermato socio Gianfranco Gasparotto, riconoscendo “che non sussistevano le ragioni per la sua esclusione”, dichiarata dal CdA con delibera del 14 gennaio 2014.
Come già più volte riportato nei nostri articoli il CdA, allora presieduto da Giovanni Cecchetto, aveva mosso a Gasparotto le accuse di aver asportato dal magazzino alcuni scatoloni contenenti documenti e di avere fruito, nella sua qualità di Direttore Generale, di rimborsi spese indebiti.
Il Collegio dei Probiviri ha tuttavia riconosciuto “che Gasparotto, il quale assunse la carica di Direttore Generale della Banca quando operavano 15 filiali poi portandole alle attuali 61, ha favorito l'introduzione, peraltro pienamente condivisa dal Consiglio di Amministrazione, della prassi di omaggiare, alla fine di ogni anno, soci e dipendenti della Banca con la consegna di un pacco natalizio.”
Chiarendo che gli scatoloni ritirati dal magazzino contenevano omaggi natalizi, l'organo di controllo afferma che “cooperare alla consegna dei tradizionali pacchi natalizi non può realizzare alcun atto dannoso per l'interesse, il prestigio e l'immagine della Banca. Al contrario, serve a dimostrare la vicinanza e la disponibilità dell'Istituto di Credito nei confronti dei propri soci, dei dipendenti e degli operatori, giacché desumibile dalla personale partecipazione degli amministratori alla tradizionale consegna dell'omaggio natalizio.”
Per l’episodio relativo invece ai rimborsi spese effettuati a favore dell’ex DG Gasparotto, il Collegio dei Probiviri sottolinea che all'interno della Banca Popolare di Marostica “esiste un ben preciso iter autorizzativo per i rimborsi; iter legalizzato dalla Banca stessa, che la Banca non ha mai contestato e che è stato perfettamente seguito da Gianfranco Gasparotto in ogni richiesta di rimborso”.
Una nota infine sui dati del Bilancio 2013, chiusosi come noto con un esercizio in perdita di oltre 42 milioni di euro.
“Non entro nel merito dei numeri, ma sottolineo soltanto - conclude Gianfranco Gasparotto - che tutto il sistema bancario sta attraversando un periodo molto difficile, caratterizzato da ingentissimi accantonamenti e rettifiche di valore, che hanno condotto a risultati in rosso per moltissime banche: credo siano davvero poche quelle che hanno chiuso il 2013 in utile. E questo avviene tanto più in quelle banche che, come la Popolare di Marostica, sono cresciute molto. In questo contesto il fatto che il neo Presidente Giuseppe Bottecchia abbia affermato esplicitamente di non aver trovato scheletri negli armadi, dopo una verifica che credo sia stata molto puntigliosa e circostanziata, ritengo sia la migliore attestazione della precedente gestione.”
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