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Sabrina Crapella

Sabrina Crapella
Contributor
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Famiglia

Il mestiere del genitore nell'era dei social: istruzioni per non impazzire

Analisi semiseria di un ruolo sempre più complesso: quando la teoria dei libri si scontra con la realtà del quotidiano

Pubblicato il 01 apr 2026
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C’è stato un tempo in cui per essere un buon genitore bastavano presenza, pazienza e un po’ di autorità. Oggi, invece sembrano necessari una laurea in psicologia infantile, un aggiornamento costante sulle ultime App del momento e una resistenza da monaco zen per sopravvivere ad una cena senza smartphone.
Sei un genitore moderno?
Il genitore moderno da manuale vive sospeso tra sensi di colpa e tutorial su YouTube; vuole crescere figli felici, liberi, indipendenti, ma anche educati, brillanti, empatici, sportivi e magari bilingue entro i cinque anni.

Monitoraggio dei social, gestione delle App e rinegoziazione continua dei confini: il "mestiere del genitore" oggi richiede competenze da mediatore culturale e tecnico informatico.

Dovrebbe essere presente ma non invadente, autorevole ma non autoritario, amico ma non troppo; dovrebbe stimolare senza stressare, educare senza imporre, nutrire senza zuccheri, senza sale, senza felicità. E allora legge, si informa, segue esperti del settore, sperimenta ricette di cucina bio.
Sa cos’è l’educazione emotiva, la comunicazione non violenta, il rinforzo positivo. Poi però, alle 23.00, dopo l’ennesimo “Ancora cinque minuti”, riscopre il valore universale del countdown minaccioso “Tre, due, uno…”. E funziona!
Dialoga, ascolta, non impone, sa che non si dovrebbe dire “Perchè lo dico io!” ma “Come ti fa sentire questa regola?”; non punisce ma condivide le conseguenze, non sgrida ma rielabora, non impone ma propone.
Il problema è che, mentre fa tutto questo, i figli hanno già smontato il telecomando, colorato le pareti del salotto e aperto un account social!
Prova a proporre attività educative ed esperienze sensoriali, laboratori creativi e momenti di qualità. Per circa sette minuti, dopo di che si ritrova a pulire colla dai capelli, farina sul pavimento e a chiedersi se accendere la TV sia davvero il male assoluto o solo una forma di sopravvivenza.

Il genitore moderno non urla, alza il volume della voce con “intenzione educativa”, poi però chiude la porta e sussurra cose indicibili contro il cuscino.
Il genitore moderno non ignora, pratica l’ascolto attivo, anche quando il racconto dura venti minuti e riguarda un sasso.
Il genitore moderno non dice bugie, adatta la verità all’età: per esempio “Il parco è chiuso”, quando ad essere chiuso è l’ultimo residuo della sua energia mentale.
Il genitore moderno non controlla, monitora con discrezione; infatti non spia il telefono, lo controlla solo per sicurezza, e legge i messaggi “solo per capire il contesto”; perché tra la teoria della fiducia e la pratica dei social, alle due di notte vince sempre l’ansia.
Non impone limiti, concorda confini negoziabili. Che vengono puntualmente rinegoziati ogni sera.

Il genitore moderno non chiede “Com’è andata?”, formula domande aperte; ricevendo in cambio “Boh”, “Niente” o un grugnito come risposta. Non vieta, argomenta; perdendo poi sempre il dibattito.
Dietro a questa ironia, dietro i tentativi talvolta goffi e le contraddizioni c’è una verità semplice: sei umano e ci stai provando. Anche quando perdi la pazienza, anche quando sai esattamente cosa dovresti fare ma in quel momento non ce la fai, anche quando non hai tutto sotto controllo.
Forse non esiste davvero un genitore moderno. Esiste un genitore reale, che prova a fare del suo meglio in un sistema familiare e sociale molto più complesso del passato, che oscilla tra buone intenzioni e soluzioni di emergenza.
Forse la vera modernità sta proprio qui, nel riconoscere che non esiste un manuale perfetto, né un genitore perfetto, che c’è differenza tra le sagge parole stampate sulle pagine di un libro e la vita quotidiana e che crescere un figlio non è una performance da ottimizzare ma una relazione da costruire, anche per tentativi, anche sbagliando.

Essere un genitore moderno non significa seguire tutte le regole in modo perfetto, ma imparare a muoversi tra di esse senza impazzire del tutto; accettare che ogni tanto si sbaglia, si cede, si improvvisa.
Concediamoci allora il lusso di non essere sempre moderni, ma semplicemente presenti e attenti, cosa, infondo, che resta sempre la moda più rivoluzionaria ed efficace.

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