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Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Musica

Musica e racconti, nella notte di Butler

Sabato 1 aprile, Uglydogs ha portato a Marostica una tappa del tour italiano di Bernard Butler

Pubblicato il 03-04-2023
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Un Unplugged in solitaria ma non da solo quello di ieri sera di Bernard Butler, accompagnato come sempre dalle sue chitarre, qui un’acustica e una Gibson 335, con le quali ha dato il via a un concerto intimo e dai toni garbati di fronte al pubblico che ha riempito la sala polivalente dell’Oratorio Don Bosco di Marostica.
Ospite di Uglydogs, l’associazione di promozione sociale che offre da diversi anni eventi culturali e concerti di qualità nel territorio del Bassanese, il musicista e produttore londinese ha portato nella città degli scacchi (riguardo all’eccellenza cittadina: non ci gioca, ma gli piace molto guardare le partite, ha dichiarato) per la terza e ultima tappa del suo tour italiano in luoghi belli e caratteristici (è stato a Fano per un concerto in spiaggia, poi nello spazio innovativo delle Industrie Fluviali nel quartiere Ostiense di Roma) parte del suo repertorio di canzoni e tanti intermezzi colloquiali durante i quali si è raccontato al pubblico e ha lodato con passione da viaggiatore quasi in vacanza luoghi e genti che lo hanno ospitato.
Quello di Butler è un nome di rilievo nel panorama musicale internazionale, fu fondatore con Brett Anderson degli Suede — gruppo avanguardia del britpop che esordì ufficialmente nel 1992 — di cui ha fatto parte fino al 1994, uscito dalla band dopo la pubblicazione del celebre Dog Man Star; una decina di anni più tardi è tornato per un breve periodo a collaborare con Andersen e ha fatto parte di un nuovo gruppo, “The Tears”, ma la sua carriera è stata improntata seguendo una diversa direzione nel ruolo di solista e di produttore di successo — lunghissima è la lista di nomi celebri con cui ha collaborato, nella quale solo per elencarne un paio compaiono The Libertines di Pete Doherty e Carl Barat e Duffy.

Bernard Butler (foto Giorgio Crestan)

Il tema dell’andare è spesso centrale nei suoi testi, insieme a certi struggimenti da disincanto di matrice nordica, però privi di tinte forti e vestiti di leggerezza. È emerso anche in quelli che ha presentato nella serata locale, che ha avuto compimento in circa un’ora e mezzo tra canzoni e musica, con un andamento colloquiale e amichevole. Tra il repertorio di una carriera trentennale, Butler ha scelto diversi brani tratti dall’album People Move On; oltre a quello che ha dato il titolo al lavoro uscito nel 1997, ha interpretato riarrangiate: Stay, Not Alone, I’m tired. Incursioni anche nell’album successivo, pubblicato di seguito, Friend and Lovers, in particolare con la canzone Let’so go away e poi nell’ultimo lavoro in ordine di tempo realizzato con Jessie Buckley e uscito la scorsa estate che porta il titolo For All Our Days That Tear The Heart, con la bella Shallow the Water e il suo vento di parole che porta lontano.
Alternate le chitarre, Butler ha dato prova della sua bravura di musicista e di strumentista, in alcuni pezzi con un virtuosismo come sempre molto ispirato, ancora i capelli lunghi e ribelli che si ricordano sul volto affilato, un po' da elfo, solo un po’ ingrigiti, a giocare col ritmo impresso dagli strumenti, frequentemente da ballata.
Molto belli i giochi di luce nell'allestimento tecnico curato da Marco Gottardi, che hanno accompagnato nel viaggio tra le canzoni scelte per la scaletta. Niente bis, perché il consueto copione da palco con uscita e rientro a programma non gli è mai piaciuto, ma saluti calorosi, e il concerto si è concluso tra gli applausi.

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