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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Conflitti
Un fattore chiave che sta rimodellando i conflitti è l'impatto della tecnologia sulla guerra. Nel periodo 2018 - 2023 iI numero di paesi che hanno utilizzato i droni ha avuto un incremento del 150%
Pubblicato il 04 ott 2024
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Giornali e piattaforme social continuano ad essere dominati da notizie di guerre e conflitti armati che provocano puntualmente ingenti perdite di vite umane, mentre la credibilità e la capacità delle Nazioni Unite di gestire e contenere tali conflitti vengono messe in discussione. Allo stesso tempo, la diplomazia arranca nel tentativo di districarsi nel sempre più aggrovigliato ambito della politica internazionale.
Dopo 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale si assiste a un numero record di conflitti, a un aumento della militarizzazione e a una maggiore competizione strategica internazionale. Nel 2023, la spesa militare globale ha raggiunto i 2443 miliardi di dollari, con un aumento del 6,8 percento in termini reali rispetto al 2022. Si è trattato dell'aumento più forte su base annua dal 2009. I 10 paesi che hanno maggiormente speso nel 2023, sono guidati da Stati Uniti, Cina e Russia.
Dalle trincee ucraine alle acque yemenite, l'uso di droni economici sta rivoluzionando la guerra moderna e ridisegnando le strategie militari.
I conflitti, oltre a ripercuotersi sulla vita di milioni di persone, si ripercuotono negativamente sull'economia globale con conseguenze dirette per le imprese.
Oggi, si contano oltre 120 conflitti armati in tutto il mondo, che coinvolgono oltre 60 stati e 120 gruppi armati non statali.
La maggior parte di questi conflitti sono di carattere non internazionale, il cui numero è triplicato dall'inizio del millennio.
Generalmente il termine conflitto non si riferisce sempre a una guerra ma indica qualunque forma di contrasto fra due o più parti. I conflitti armati internazionali sono quelli che oppongono due o più Stati, mentre i conflitti armati non internazionali quelli che si sviluppano entro i confini di uno stato, tra forze regolari e gruppi armati organizzati, come, ad esempio, il conflitto armato siriano.
Secondo un articolo dell’Accademia di diritto internazionale umanitario e diritti umani di Ginevra, più di 45 conflitti armati sono attualmente in corso nel Medio Oriente e nel Nord Africa nei seguenti territori: Cipro, Egitto, Iraq, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria, Turchia, Yemen e Sahara Occidentale.
L'Africa è al secondo posto per numero di conflitti armati per regione, con oltre 35 conflitti armati non internazionali in corso in Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana (CAR), Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Mali, Mozambico, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan del Sud e Sudan.
L'Asia è teatro di 19 conflitti armati non internazionali principalmente in Afghanistan, India, Myanmar, Pakistan e Filippine.
Nella regione ci sono anche 2 conflitti armati internazionali, rispettivamente tra India e Pakistan per la disputa del Kashmir e tra India e Cina con tensioni che sembrano destinate a rimanere al livello di un conflitto latente.
In Pakistan, le forze governative stanno combattendo vari gruppi armati che agiscono in tutto il territorio, in particolare gruppi affiliati ai talebani nelle aree tribali ad amministrazione federale e combattenti per l'indipendenza nel Belucistan. Nelle Filippine, nella regione di Mindanao, le forze governative stanno combattendo contro diversi gruppi armati, tra cui il Moro National Liberation Front, il Moro Islamic Liberation Front, i Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, il Maute Group e l'Abu Sayyaf Group".
Secondo il sito acleddata, il Myanmar continua ad avere il numero più elevato di gruppi armati non statali, nati per difendere le comunità e impegnarsi nel conflitto in corso. Sono stati censiti più di 1.500 attori distinti, che rappresentano il 45% di tutti i gruppi armati non statali attivi a livello globale negli ultimi 12 mesi. I gruppi di resistenza nel paese continuano a perseguire il loro obiettivo di rimuovere l'esercito del Myanmar dal potere.
In Europa ci sono 7 conflitti armati. La Russia sta occupando attualmente una parte dell’Ucraina, la Transnistria (Moldavia), così come l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia (Georgia), mentre l'Armenia è da lungo impegnata nel contenzioso del Nagorno Karabakh (Azerbaijan).
Mentre in America Latina ci sono 6 conflitti armati equamente divisi tra Messico e Colombia.
Secondo un report pubblicato lo scorso giugno sul sito Vision of Humanity, man mano che i conflitti diventano più diffusi e più internazionalizzati si riduce la probabilità di raggiungere soluzioni durature. Nel periodo dagli anni 70 al 2010, il numero di conflitti che si sono conclusi con accordi di pace è sceso dal 23% a poco più del 4%, mentre i conflitti che hanno portato a una vittoria decisiva sono scesi dal 49% a meno del 9%.
Un altro fattore chiave che sta rimodellando i conflitti è l'impatto della tecnologia sulla guerra, che rende molto più facile per i gruppi non statali, così come per gli stati più piccoli o meno potenti, competere nei conflitti con stati o governi più grandi/potenti. Il numero di stati che utilizzano droni è salito da 16 a 40, un aumento del 150% tra il 2018 e il 2023. Nello stesso periodo, il numero di gruppi non statali che hanno commesso almeno un attacco con droni è salito da 6 a 91, un aumento di oltre il 1.400%.
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