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Caos Capitale della Cultura 2029: il centrodestra si spacca e il PD attacca
Spunta l'asse FI-Lega per la candidatura di Bardolino col sostegno della Regione. La segretaria dem...
26 giu 2026
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13 Jul 2026 21:58
Massimiliano Cavallo
Contributor
Bassanonet.it
Pubblicato il 26 giu 2026
Visto 21.552 volte
Il primo luglio scade il termine per la presentazione delle manifestazioni d'interesse al Ministero della Cultura per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2029.
Per Bassano del Grappa rappresenta molto più di un passaggio amministrativo. È il crocevia di una strategia costruita nell'arco di mesi e caricata di un valore politico che va ben oltre il riconoscimento ministeriale.
L'idea originaria era semplice: fare di Bassano la candidatura capace di parlare all'intero Veneto, coinvolgendo associazioni, imprese, scuole, realtà culturali e amministrazioni locali in un progetto condiviso. Una piattaforma territoriale ampia, pensata per arrivare a Roma con il peso di una regione compatta alle spalle.
Secondo il sindaco Daniele Bertasi, la candidatura di Bardolino punta ad aggregare l'intero bacino del Lago di Garda.
Poi è arrivata Bardolino. E con la seconda candidatura veneta sono emerse questioni di coordinamento politico e territoriale che fino a quel momento erano rimaste sullo sfondo.
Il risultato è un paradosso che rischia di indebolire tutti. Due candidature venete nella stessa competizione nazionale significano due percorsi destinati a contendersi attenzione, sostegno istituzionale e riconoscibilità, mentre le altre regioni lavorano per concentrare risorse e consenso attorno a un'unica bandiera.
La fotografia più nitida della situazione è arrivata da Palazzo Ferro Fini. Nel giro di pochi minuti il Consiglio regionale ha approvato due mozioni quasi sovrapponibili a sostegno di Bassano e Bardolino. Una situazione che ha reso evidente la presenza di diverse sensibilità territoriali all'interno del Consiglio regionale e la difficoltà di convergere, almeno in questa fase, su un'unica candidatura.
La vicenda ha assunto così i contorni di una piccola “guerra fratricida” tutta veneta. Se da un lato è ovviamente legittima, lecita e comprensibile l'ambizione di ogni singolo territorio di valorizzare le proprie eccellenze, dall'altro l'azione delle diverse anime della maggioranza regionale ha finito per dare precedenza alla difesa del proprio perimetro geografico piuttosto che a un interesse comune. Vicenza da una parte, Verona dall'altra.
Due candidature, una sola possibilità di vittoria e il rischio concreto che nessuna delle due riesca a esprimere fino in fondo il proprio potenziale.
È qui che la questione smette di riguardare soltanto Bassano e investe l'intera regione. Perché il Veneto potrebbe uscire da questa partita fortemente depotenziato proprio nel momento in cui avrebbe avuto l'occasione di presentarsi come un sistema culturale unitario e competitivo.
Per Bassano il peso della sfida è ancora maggiore. Un peso legato al ruolo che Bassano ricopre nella vita culturale veneta e alle potenzialità di un territorio che negli anni ha costruito una riconoscibile identità artistica e culturale. La corsa al 2029 assume inevitabilmente anche una dimensiona politica. Per l'amministrazione comunale, il dossier rappresenta un'occasione per proiettare Bassano su una prospettiva di lungo periodo e consolidare una visione che vada oltre la normale scansione amministrativa del mandato, cercando un progetto capace di caratterizzare in modo riconoscibile il quinquennio amministrativo.
La partita culturale assume così il valore di un possibile spartiacque. Non soltanto per il milione di euro destinato alla città vincitrice, ma per la capacità di imprimere quella visione di lungo periodo che ogni amministrazione ricerca per lasciare una traccia riconoscibile nel tessuto urbano e istituzionale. In una città che continua a confrontarsi con nodi strategici irrisolti e trasformazioni attese da anni, il successo della candidatura finirebbe inevitabilmente per assumere il significato di un passaggio fondativo dell'intero quinquennio amministrativo.
Per questa ragione la comparsa di Bardolino assume anche un valore simbolico. La proposta del centro gardesano — forte della propria indiscutibile identità turistica, della propria storia e di una chiara autonomia progettuale — si sviluppa lungo un percorso parallelo a quello che Bassano aveva progressivamente strutturato. Il progetto costruito attorno a Bassano si ritrova così a confrontarsi non soltanto con le temibili rivali nazionali, ma anche con una candidatura nata all'interno della stessa regione.
Attorno alla candidatura bassanese si è mossa una rete di professionisti, associazioni, operatori culturali, imprese e istituzioni che hanno dedicato tempo, progettualità e risorse a un obiettivo percepito come collettivo. Un patrimonio immateriale che difficilmente può essere disperso senza lasciare conseguenze politiche e territoriali.
Se il Veneto si presenterà a Roma con due proposte concorrenti, la sensazione sarà inevitabilmente quella di una forza contrattuale ridotta rispetto alle proprie possibilità. Non una competizione tra territori diversi, ma una sottrazione reciproca di peso specifico proprio nel momento in cui servirebbe il massimo della compattezza istituzionale.
Il calendario ministeriale concede ancora tempo. Entro settembre arriveranno i dossier definitivi, a dicembre saranno individuate le dieci finaliste e soltanto nel marzo del 2027 verrà pronunciato il verdetto finale. Ma la partita decisiva sembra giocarsi molto prima delle audizioni romane.
Si gioca a Venezia. Si gioca nella capacità della politica regionale di scegliere se continuare ad alimentar un derby interno oppure costruire una sintesi che restituisca al Veneto una sola voce.
Perché, al netto delle ambizioni legittime di ogni territorio, il rischio è che una sfida nata per unire il Veneto finisca per dividerlo, riducendo la forza di una candidatura che avrebbe potuto presentarsi a Roma con ben altra compattezza.
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